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21 marzo 2014

DIFFERENZIAMOCI: NO ALLA PRIVATIZZAZIONE


In merito all'approvazione in Consiglio Comunale dell'affidamento della raccolta, gestione e smaltimento dei rifiuti ad una società privata, noi del Comitato per la Difesa dei Beni Comuni, che da anni ci battiamo sul tema dei “rifiuti zero” e su tutti i temi riguardanti i veleni che inquinano il territorio ed il mare della Calabria, non siamo favorevoli alla esternalizzazione del servizio e, allo stesso tempo, ci chiediamo come sia stato possibile, per l'ennesima volta, che su temi di primaria importanza non siano stati coinvolti Comitati, Associazioni e tutti i cittadini che agiscono sul territorio, che hanno acquisito conoscenze sull'argomento, a differenza di molti consiglieri di maggioranza, neofiti della discussione, che hanno dato prova di avere scarsa conoscenza sul tema in questione.
Inoltre, ci chiediamo come sia possibile che il privato riesca ad espletare il servizio in maniera migliore rispetto a quello che offre ed ha sempre offerto il Comune con un drastico taglio dei costi (la base d'asta è fissata a 1,6 milioni di euro + IVA) rispetto alla gestione pubblica. Una delle possibili opzioni è che le competenze interne all'amministrazione non siano tali da garantire una gestione votata ai principi di efficacia, efficienza e buon andamento a favore dei beni comuni. L'altra opzione possibile è che la maggioranza consiliare, in accordo con le logiche regionali di procurare per poi sanare l'emergenza, abbia provveduto a dare attuazione alle logiche privatistiche provenienti “dall'alto” senza tener conto che molte delle aziende private che si occupano di questo comparto, spesso, si trovino situazioni di scarsa affidabilità sociale in quanto presentano, a seguito di sentenze, continuità con ambienti 'ndranghetisti o, comunque, i loro CdA  spesso risultino indagati e giudicati, su tutto il territorio nazionale, per reati contro il patrimonio pubblico e contro l'ambiente stesso. Se l'unica preoccupazione della stessa maggioranza comunale nell'opposizione alla costruzione di una disdicevole centrale a biomasse sul NOSTRO territorio era il possibile intervento della 'ndrangheta su Acri, non vediamo il motivo per cui lo stesso discorso non sia stato fatto anche in questo caso.
Come Comitato crediamo nella necessità di sostituire le logiche di emergenza e risparmio immediato con politiche di medio-lungo periodo dove la raccolta differenziata diventi una pratica di civiltà per il recupero di fondamentali materie prime da reintrodurre nel circuito produttivo locale. In questo modo la NOSTRA comunità potrebbe avere diversi vantaggi sia dal punto di vista economico e finanziario dovuto all'abbassamento dei costi di gestione e di conseguenza delle tasse gravanti sui cittadini, sia per la creazione di opportunità di cooperative locali. Anche i rifiuti sono una risorsa e, gestiti come bene comune, possono generare cicli virtuosi, affrontando, in primis, le problematiche derivanti dalle discariche, tra cui la nostra che necessita di una immediata bonifica.
È insensato, tra l'altro, presentare negativamente e/o denigrare i risultati ottenuti da altre realtà quando si portano all'attenzione esperienze già in atto. L'esperienza di realtà territoriali più piccole, rispetto alla nostra, non è da denigrare poiché gli amministratori di quei luoghi hanno avuto il senso di responsabilità, una visione lungimirante e soprattutto il coraggio e le capacità di fare determinate scelte a discapito di altre più superficiali e pilatesche. Allo stesso tempo, esistono esempi di Comunità locali simili, se non più grandi, di quelle acresi che hanno fatto, in poco tempo, di necessità ed emergenze un percorso partecipato di riavvicinamento ai problemi e hanno approntato una soluzione stabile agli stessi.
Pertanto, sarebbe opportuna l'apertura di un tavolo di discussione con i Comitati, le Associazioni ed i cittadini impegnati sul territorio.
Il Comitato per la Difesa dei Beni Comuni si impegna, così come ha sempre fatto, a promuovere ed informare l'amministrazione ed i cittadini sui possibili scenari da costruire insieme sia su questo argomento che su tutti gli argomenti che riguardano la gestione della “RES PUBLICA”.
Inoltre invitiamo gli operatori del settore a prendere coscienza di ciò che sta accadendo ed a fare sentire la propria voce con proposte di miglioramento del servizio offerto e del lavoro da essi svolto, in quanto il passaggio dei lavoratori ad una società privata non è segno di miglioramento delle proprie condizioni lavorative ed economiche ma, spesso, come già avvenuto in altri casi, è sinonimo di peggioramento delle proprie condizioni con l'ingresso in logiche capitalistiche che non tutelano affatto i lavoratori.

Se poi la maggioranza politica ritiene che l'esternalizzazione dei servizi sia l'unico modo per poter approntare al meglio gli stessi, allora siamo legittimati a chiedere l'esternalizzazione anche del Consiglio Comunale e delle Giunta da affidare a tecnici e persone di specchiato spessore amministrativo per la risoluzione dei problemi e per il buon andamento della macchina pubblica ottenendo, perché no, anche dei risparmi economici e finanziari.

COMITATO PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI

2 marzo 2014

COZZI MIEI

Contrada Duglia, a circa tre chilometri da Acri centro, si suddivide in alcune zone distinte. Venendo dal paese si trova prima la zona Cozzo di Sciò, più alta, poi Cozzerello, il Messico, Duglia propriamente detta e i “Petrarizzi”. A queste si aggiunge, più fuori mano, un antico agglomerato abbandonato di nome “Zagaruogni”.
Il nome Cozzo prende spunto dal suo trovarsi più in alto rispetto alle altre zone e l'aggiunta “di Sciò” deriva dal fatto che nella prima abitazione sorta qui viveva Rosa detta di Sciò. Si parla della seconda meta dell'Ottocento. Questa donna era la nonna della mia nonna paterna. Per capire bene l'epoca, si consideri che la madre di mio padre, cioè mia nonna paterna, nacque nel 1901. Questa mia trisavola, Rosa di Sciò, raccontano le cronache orali, ma unanimi, che fosse una specie di staffetta, ovvero portava il cibo, correndo molti rischi, ai briganti in Sila, nascosti perché ricercati. Nella foto, la sua abitazione, la prima sul Cozzo, sulla quale è passata la mano moderna, purtroppo.


ANGELO SPOSATO

3 novembre 2010

APPUNTAMENTI D' ACQUA


Venerdì 5 Novembre 2010, ORE 20:30, presso la Camera del Lavoro di Acri (sede CGIL, zona Jungi) riunione dei Comitati Cittadini contro la privatizzazione dell’Acqua dei comuni di Acri, Bisignano, Spezzano Albanese, Luzzi, San Giorgio Albanese ed altri. Si discuterà dell’organizzazione del Coordinamento provinciale dei vari Comitati presenti nella nostra provincia per il proseguimento delle iniziative di informazione e di lotta contro la privatizzazione dell’acqua e degli altri beni comuni.

Comitato di Base ACQUA NO PROFIT -Acri

Blog Acri A Gonfievele


2 luglio 2010

ACRI: TRA CACCIATORI DEL VENTO E TERMOVALORIZZATORI


E' l'onda lunga dell'energia rinnovabile. Minimo investimento, guadagno assicurato. Una rete capillare di finanziamenti e incentivi economici, che sventolano tra le turbine eoliche, e si vaporizzano tra i fumi delle centrali a biomasse e quelle dei termovalorizzatori. La logica viene da lontano: basta trovare il posto giusto e un'amministrazione favorevole. I grossi gruppi bancari fanno il resto. E dalle montagne irpine a quelle della Sila, tutto può accadere.
In questo clima da caccia al tesoro la scommessa del sindaco di Acri, Gino Trematerra, pare per nulla un azzardo. E proprio qualche giorno fa, in un'inattesa conferenza stampa, il senatore ha dato la notizia. Ma, questa volta, il mancato plebiscito potrebbe essere dietro l'angolo. Il sindaco ha affermato di voler attuare politiche fortemente improntate allo sviluppo energetico, sul territorio acrese, attraverso l'eolico, le biomasse e, dulcis in fundo, un termovalorizzatore. Questo ammiccamento all'approviggionamento energetico, che sottende l'ipotesi di un termovalorizzatore sul territorio acrese, a poche settimane dall'inizio dei lavori per la realizzazione del Psc (piano strutturale comunale), è stato sufficiente a destare qualche perplessità nelle file dell'opposizione e ad alimentare un clima di fibrillazione politica, già innescato da tensioni pregresse. Mentre l'agonizzante opposizione piddina ingoia l'ennesimo boccone indigesto, nell'entourage del "senatore", c'è chi si cuce la bocca. Anche sul fronte dell' IDV acrese tutto tace, e dalla presidenza della Provincia, che attualmente ha la delega all'Ambiente, non trapelano indiscrezioni.
A rompere questo silenzio, per nulla eloquente, una nota del Pd acrese, in cui, i consiglieri d'opposizione Giuseppe Capalbo e Giacomo Cozzolino si pronunciano su "alcuni proclami" del sindaco Trematerra che, pare, abbiano appreso con stupore. Tra questi il suggerimento di realizzare un termovalorizzatore sul territorio. "Valuteremo con attenzione tutte le proposte atte a sviluppare il nostro territorio e, se richiesto, daremo il nostro contributo" affermano in una nota i consiglieri. "Ma una cosa è certa: non permetteremo mai che la nostra città e il suo territorio diventino la “pattumiera” della Calabria". Del resto il termovalorizzatore, di fatto, attraverso il processo di combustione, che riduce i rifiuti, genera energia elettrica. Espellendo i fumi residui dal camino, sotto forma di polveri sottili. Tra i cittadini serpeggia lo scontento. Del resto parlare di combustione di rifiuti in un territorio colpito dal traffico di scorie tossiche, dove i casi di cancro hanno subito un'impennata vertiginosa, alimentando vecchi dubbi sulla possibile contaminazione dell'area acrese, porta a reazioni scontate. Francesco Monaco, segretario provinciale dei Verdi, esprime anch'esso stupore per il suggerimento del sindaco Trematerra. "E' già la terza volta che il primo cittadino lancia la proposta della costruzione di un termovalorizzatore, sul territorio acrese. All'inizio pensavamo fosse una battuta, ma ad oggi siamo seriamente preoccupati. Innanzitutto vorremmo capire da dove viene quest'idea". Quindi l'obiettivo è capire qual'è l'origine della proposta trematerrina. "Quello che chiediamo all'amministrazione comunale acrese, inoltre, è l'apertura di un tavolo di discussione, in cui avere un confronto diretto con il sindaco, sul tema "termavalorizzatore" ", continua Monaco. Sul questo fronte, dall'assessorato all'Urbanistica e al Governo del Territorio della Provincia, sembra arrivare un timido segnale di apertura. L'assessore Trento, infatti, sottolinea che la Provincia sta lavorando a un "Piano Provinciale Rifiuti", che però, nell'ottica della gestione commissariata, avrebbe poco raggio d'azione. L'obiettivo principale, sotto questo versante, è quindi quello di sdoganare queste terre dal commissariamento che, dopo quindici anni, non è servito a risolvere il problema rifiuti in Calabria. "Il "Piano Provinciale Rifiuti" sarà pronto entro la fine dell'anno" afferma l'assessore Trento. "E non siamo contrari alla realizzazione di termovalorizzatori sul territorio, laddove ci fosse il consenso della collettività e gli impianti fossero funzionali al territorio. Prima di tutto, però, vanno condotti degli studi su tutti i centocinquantacinque comuni della provincia". L'assessore aggiunge che, il punto di partenza della gestione rifiuti in Calabria, in ogni caso, è la raccolta differenziata. Ma dopo l'epilogo poco felice del consorzio Vallecrati, è difficile pensare quando questo servizio potrà ripartire, in queste terre. Se si guarda a un passato non troppo lontano ci si rende conto che, l'ipotesi della costruzione di un termovalorizzatore in quest'area, era già stata paventata. Con ordinanza n.1644 del 27 novembre del 2001, sotto la presidenza regionale Chiaravalloti, infatti, il commissario delegato per l'emergenza ambientale aveva stabilito che, nel Comune di Bisignano, più precisamente nella zona industriale di Torano, sarebbe sorto un termovalorizzatore. In seguito, i lavori per la costruzione della struttura, erano stati affidati alla ditta "ATI Foster Wheeler", nota per aver già realizzato un impianto di incenerimento altamente inquinante a Chicago, che, proprio per questo, era stato dismesso. Una notizia del genere non poteva che alimentare la ferocia dei cittadini del territorio che, istituzioni locali in testa, avevano manifestato parere contrario alla costruzione di un termovalorizzatore sul territorio di Bisignano. Non molto tempo dopo il consiglio provinciale ha bocciato la proposta del commissario regionale, affermando parere contrario alla presenza di termovalorizzatori nella provincia di Cosenza. Da allora, di questi impianti, sul territorio, non si era più parlato e le reiterate dichiarazioni del sindaco Gino Trematerra si sono abbattute sul paese come un fulmine a ciel sereno. Nell'attesa dello schierarsi di un fronte del sì e del no sulla "proposta termovalorizzatore", il sindaco di Acri ha affermato che vuole procedere "a testa bassa" su fronte eolico e biomasse. Del resto sono anni che il territorio acrese è battuto da "cacciatori del vento" e l'ipotesi di un parco eolico nel territorio silano non è nuova. Sul fronte centrale a biomasse, invece, è tutto ancora da verificare. "Di eolico e fotovoltaico si può discutere tranquillamente, compatibilmente alla vocazione del territorio" afferma il segretario provinciale dei Verdi, Francesco Monaco. "E per quanto riguarda una centrale a biomasse c'è la nostra disponibilità a un confronto. Potrebbe essere un buon modo per innescare nuovi processi produttivi sul territorio acrese, che si presta alle coltivazioni di essenze utili al tale di combustione". Sullo spettro della deforestazione selvaggia, che ne potrebbe conseguire, il segretario è tassativo: "Siamo preoccupati per lo stato dei nostri boschi e vigileremo affinchè un'eventuale centrale a biomasse non lo comprometta ulteriormente". Quindi, ricapitolando, ad Acri sarà eolico, centrale a biomasse o forse termovalorizzatore. E al di là della mitologia, fondata e non, che gira attorno agli impianti in questione, sul paese, quindi, potrebbero accendersi i riflettori regionali. Tanto più che in Calabria, attualmente, l'unico termovalorizzatore presente è quello di Gioia Tauro, che da tempo dovrebbe essere potenziato con una seconda linea. Quindi l'attenzione è alta. Inoltre il sindaco Gino Trematerra è rinomato per la sua determinazione e, sebbene mostri ampi segni di apertura per il governo del territorio, tra le mura scricchiolanti dell'opposizione acrese tira una brutta aria. Intanto a sud Italia la caccia all'oro dell'energia rinnovabile continua. E quando in ballo ci sono certe cifre, l'ombra del malaffare è sempre dietro l'angolo. Del resto "a pensar male si fa peccato, ma certe volte ci si azzecca". L'onda lunga potrebbe trasformarsi in uno tsunami. Lontano dal concetto di "decrescita serena", di Serge Latouche".




Giulia Zanfino
Mezzoeuro 26/06/2010
Foto: internet

25 giugno 2010

TINTARELLA DI LUNA


Non bisogna meravigliarsi se a livello locale si parla della ipotetica realizzazione di un termovalorizzatore (leggi inceneritore), quando il governo centrale, nella persona del nostro Duce… ehm… presidente del Consiglio, prevede per il nostro futuro il rilancio del nucleare. Il palloncino lanciato in aria dal nostro sindaco per saggiare le condizioni del vento ha avuto l’effetto sperato, suscitando in alcuni membri dell’opposizione in particolare e nell’animo dei cittadini in generale, quella più che giustificata preoccupazione che si viene a creare quando per forza di cose si parla di questa tipologia di realizzazioni. Per fortuna è solo una vecchia tattica, quella di tirare in ballo certi argomenti scottanti al fine di distogliere il pensiero comune dai reali problemi che attanagliano la popolazione. Ciò non toglie che Trematerra abbia anche parlato del possibile sviluppo sul nostro territorio delle energie alternative quali l’eolico e le centrali a biomassa, tralasciando (sicuramente per dimenticanza) forse quella più importante: il fotovoltaico.

Alcune settimane fa, sulla copertura del Comando Stazione della Forestale, dove lavoro, sono stati installati dei moduli fotovoltaici allo scopo di rendere tale ufficio autonomo per quanto riguarda il fabbisogno energetico dello stesso. Tale impianto è stato finanziato in toto dall’Ente Parco nazionale della Sila nell’ambito di un progetto che prevede la realizzazione di sei impianti fotovoltaici all’interno del perimetro del Parco. E’ da un bel po’ di tempo che mi ronza per la testa l’idea di poter realizzare, per il mio fabbisogno, un impianto di questo tipo allo scopo di risparmiare un bel po’ di euro sulla bolletta, (considerato anche il fatto che, con tutta la buona volontà, una reattore nucleare, anche se piccolo, nel mio garage non ci sta proprio). Quale occasione migliore se non quella di poter dialogare sul posto con l’ingegnere della ditta appaltatrice in grado di fugare tutti i miei dubbi e perplessità su di un argomento di cui si fa un gran parlare ma sul quale pochi hanno le idee chiare.

Vengo così a scoprire che sui 45 metri quadri del mio tetto esposto a sud, posso installare un impianto che produce ben 6 kilowatt di energia all’ora che moltiplicato per 1150, le ore virtuali di sole all’anno, fa 6900 kw di energia prodotta, mentre il mio consumo attuale è di circa 3000 kw (basta guardare sul retro della propria bolletta per conoscere il consumo annuale). In questo modo posso non solo risparmiare tutti i soldi della bolletta, ma anche installare un impianto di riscaldamento a pompa di calore, che riscalda la mia casa d’inverno e me la tiene fresca d’estate. Posso inoltre fare l’acqua calda sanitaria e cucinare sulle piastre elettriche.

Troppo bello perché sia vero? Vediamo.

Un impianto di questo tipo ha un costo elevato, certo, ma con gli incentivi dello stato viene ad essere totalmente finanziato. E se non si possiede il capitale necessario le banche concedono un mutuo a tasso agevolato ed il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) paga una certa cifra per ogni kw prodotto. Una cosa molto importante è che vengono pagati anche i kw consumati.

Con questi soldi si paga poi la rata del mutuo, oltre a risparmiare già da subito il costo totale della corrente elettrica consumata. Gli incentivi vengono corrisposti per vent’anni mentre in circa dieci anni si ammortizza l’impianto. Dopo è tutto di guadagnato, corrente elettrica ed incentivi. Però bisogna considerare che un impianto, con l’attuale tecnologia può durare all’incirca 25 anni. E’ anche vero che se lo sviluppo tecnologico prosegue di questo passo fra venticinque anni i moduli produrranno il doppio di energia e costeranno un decimo di quello che costano oggi.
Ma ancora non mi fido e recandomi in edicola mi vanno gli occhi su di una grossa rivista bimestrale che si occupa esclusivamente di fotovoltaico. A caratteri cubitali campeggia sulla copertina il titolo di questo mese: IL SOLARE – La scelta vincente per l’Italia. L’acquisto e dopo le prime pagine di pubblicità dedicata, arrivo all’editoriale scritto dal direttore responsabile Marco Pinetti, dal titolo: “Quando la politica tradisce l’industria”. Consiglio vivamente la lettura dell’editoriale in allegato (clicca sull’immagine e ingrandiscila con lo zoom))



poiché non mi aspettavo certo di trovare su di una rivista prettamente tecnica uno scritto di questo tipo. La lettura prosegue, gli ultimi dubbi vengono fugati. Decido di fare l’impianto.

Ma nelle 444 pagine del bimestrale non si parla solo di edilizia residenziale e infatti a pag. 25 c'è un servizio su di uno dei più grandi impianti mai realizzati in Italia e in Europa. A Casalmaggiore (CR) il tetto di uno stabilimento (tecnologia tutta italiana) per una superficie di circa 40.000 metri quadri produce ogni anno una quantità di energia superiore ai due milioni di kw, pari al consumo annuo di 800 famiglie, usufruendo dell’incentivo in conto energia di 0,431 euro a kw (lascio a voi fare la moltiplicazione!). E per finire le emissioni nocive evitate in un anno sono di 1.113 tonnellate di anidride carbonica. Altro che termovalorizzatore!

COMUNI RINNOVABILI 2010 è il titolo del rapporto completo di Legambiente che riguarda la diffusione e la crescita delle energie rinnovabili all’interno dei comuni italiani ( Il rapporto è scaricabile dal sito web http://www.legambiente.eu/scienza/cdoc/schedaDoc.php?id=4940). I numeri raccontati dal rapporto parlano di una crescita importante che coinvolge l’86% dei comuni italiani. Sono, infatti, 6.993 i comuni italiani dove è installato almeno un impianto di produzione energetica da fonte rinnovabile, 1002 in più rispetto al 2009. Inoltre 15 comuni italiani sono autosufficienti dal punto di vista energetico e producono più energia termica ed elettrica di quella necessaria alle famiglie residenti. Il comune di Craco in provincia di Matera è in testa alla classifica del fotovoltaico che con una potenza installata di 4,3 megawatt è in grado di produrre più energia elettrica di quella consumata dai suoi abitanti. Ma nel rapporto non si parla solo del fotovoltaico. Altre fonti rinnovabili sono il solare termico, il mini-idroelelettrico, l’eolico, le biomasse.

E ad Acri come stiamo?

Il nostro comune non risulta nei primi posti delle classifiche e d’altra parte come potrebbe esserlo. La miopia dei nostri passati amministratori, così grave da sfiorare la cecità non ha permesso loro di vedere neanche il sole! Un esempio per tutti è il palazzetto dello sport in via di ultimazione. Nessuno ha pensato che realizzando una copertura integrata con moduli fotovoltaici su di una superficie di tali dimensioni, perfettamente esposta a sud e senza alcun ombreggiamento, di corrente elettrica se ne sarebbe prodotta davvero tanta oltre agli incentivi. Ma il comune dispone anche di altre superfici utilizzabili. Le scuole, l’ospedale, il bocciodromo, le tribune dello stadio comunale, le rotonde (esistono impianti dedicati che coniugano design e funzionalità ,per renderne autonoma l’illuminazione), il palazzo Sanseverino-Falcone …

Credo che il tempo delle porchette in piazza ahimè stia volgendo al termine e che sia venuto il momento di fare sul serio. Con le dichiarazioni di Trematerra, termovalorizzatore a parte, quest’amministrazione, almeno a parole, riguardo le energie rinnovabili e le buone intenzioni per ciò che riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti (vero obiettivo realistico su cui puntare) abbia voglia di partire con il piede giusto. E se poi qualche consigliere s’incazza per qualche vignetta ben assestata, il mio consiglio è quello di guardare più avanti del proprio naso, perché se alle cazzate ci pensiamo noi, alle cose serie dovete pensarci voi.

Mimmo Gallipoli

23 giugno 2010

RITORNELLERO'



Trematerra è il nostro nuovo sindaco, poi sembra che faccia parte del suo staff un altro veterano democristiano acrese e l’ex-sindaco Rocco torna alla ribalta su libri, giornali e siti internet.
La domanda è: ma Acri guarda al passato od al futuro?
La mia è solo una domanda (avissim’e feari cazzi!!!).
Però, immagino che se loro fossero stati, in gioventù, soldati dell’esercito italiano a quest’ora sarebbero in prima fila a guidare gli alpini sulle montagne dell’Afghanistan tra le caverne di Tora-Bora in cerca di funghi e di Bin Laden, e sicuramente a dare pure consulenza per il piano regolatore di Kabul.
Io non potrei mai fare l’amministratore perché preferisco i compagni di sbronza ai compagni di partito, ma mi chiedo se lo fossi cosa farei? Alcune cose è meglio non dirle, specie quelle inerenti all’agricoltura da sballo. Più seriamente, penso che ad Acri bisogni studiare un piano di sviluppo economico indirizzato verso alcuni settori, uno in particolare potrebbe essere il turismo naturalistico e paesaggistico, sempre dopo il recupero del nostro territorio da una barbarie di inquinamento e di dissesto decennale. Però, più cerco di aumentare la mia serietà e più mi sembra che gli altri diventino ebbri di qualche sostanza a me sconosciuta. Cerco di mettermi nei panni degli amministratori e loro che fanno? Un termovalorizzatore! Come modo di pensare alla collettività mi sembra errato, uno sballo collettivo da polveri tossiche mi risulta troppo esagerato e poi il mio progetto di agricoltura da sballo dove finirebbe?
Se poi la stronzata va fatta, che si faccia bene! L’inceneritore lo dovrebbero costruire su ruota, così ogni mattina passa a domicilio emettendo pure un suono gentile, quel ciuf ciuf che ricordi i trenini dell’infanzia, la signora si sveglia e scende a buttare la spazzatura, tutta insieme senza differenza, nel gentile inceneritore che ogni mattina la sveglia col suo armonioso ciuf ciuf.
Cazzo però, stavo parlando di me amministratore ed ora mi distraggono con questi argomenti da vecchi che vogliono riciclare dalle nostre parti! Ecco che il passato ritorna. Ma che riciclino la spazzatura!!! Io in questo scritto avevo l’intenzione di fare l’amministratore e magari far organizzare l’estate acrese a dei ragazzi di Acri preparati in materia, il telefono lo sa usare chiunque, ma organizzare rassegne spettacolistiche e culturali è un’altra cosa, spargerle per tutta la stagione, in modo più omogeneo, diventare piazza appetibile per la gente che ama spostarsi darebbe respiro anche ai commercianti. Anche perché qualche migliaio di ragazzini scalmanati per un cantante della televisione li vedi una volta e poi non li vedi più. Ma se si ripetono di anno in anno rassegne culturali ben preparate anche la città acquisterà una sua identità ed un suo spazio nell’offerta turistica, almeno in ambito culturale. Ma questi che fanno, invece di far produrre salumi ci apparecchiano un bell’inceneritore. Ed io che volevo fare l’amministratore oggi, forse sono troppo giovane, in politica sarei ancora un bimbo delle scuole elementari vista l’anagrafe del nostro triumvirato comunale. Va be’, vado a giocare a pallone con Samuele e magari con una pallonata rompiamo il vetro di una finestra così poi arrivano i giornalisti a scriverci un articolo…che bella notizia, c’è chi compra il giornale solo per queste cose!!!

ANGELO SPOSATO

22 giugno 2010

SIAMO UN BLOG NUDISTA!


Il nostro blog, malgrado il poco lavoro in esso impiegato ed il suo aspetto sgangherato, ha da sempre una sua linea autoriale ed editoriale per questo ha trovato collaborazione specifica in persone, e di conseguenza anch’essi autori di Acri a Gonfievele, come Mimmo Gallipoli e Luigi “Ninnillo” Algieri, i quali vanno ad allargare il nostro collettivo di liberi cittadini in libera espressione. Acri A Gonfievele non è mai stato una bacheca o un blog di annunci e comunicati, e rimane ancora più riccamente un blog d’autore e soprattutto partecipativo, grazie al commentario.
Acri A Gonfievele, si pone, come tanti altri blogger indipendenti che affrontano l’argomento, contro la speculazione di alcuni editori di giornali e riviste on line, i quali speculano sulla voglia e necessità di visibilità di blogger e giornalisti che concedono gratuitamente i loro lavori, quindi senza minima retribuzione. Questi speculatori costruiscono i loro giornali on line quasi del tutto gratuitamente, per poi guadagnare somme di denaro attraverso la vendita degli spazi pubblicitari disponibili sui propri spazi web.
Noi del blog Acri A Gonfievele siamo felici di invitare i nostri frequentatori, lettori e cittadinanza tutta alla festa che organizzeremo in piazza. Ci saranno panini con porchetta della montagnola gratis per tutti.
P.S. Ringraziamo gli allevatori dell’udc che ci forniranno la materia prima!!!

LA REDAZIONE

13 giugno 2010

Il business del rubinetto: Acri si mobilita contro la privatizzazione dell'acqua.

di GIULIA ZANFINO
SU MEZZOEURO 05/06/2010
TRATTO DA http://www.donnelibertadistampa.ilcannocchiale.it/
La fornitura di acqua potabile è un business. Un affare che trasferisce il controllo delle concessioni per i servizi idrici in mani private, facendo lievitare i prezzi e producendo un fatturato milionario, che va a ingrossare le casse delle multinazionali, stritolando cittadini e amministrazioni comunali nella morsa del vertiginoso aumento dei prezzi. Nel nome del libero mercato. Eppure, nella tradizione liberale pura, alla privatizzazione di un settore corrisponde l'abbassamento del prezzo e una maggiore efficienza del servizio. Tuttavia, in Italia non è così, e come afferma il noto economista Luigi Zingales, "laddove l'amministrazione è inefficiente e corrotta, il monopolio pubblico è il male minore".
L'Italia scende dunque in campo e si mobilita per difendere l'acqua dalle grinfie delle multinazionali. E nello scacchiere calabrese anche Acri gioca un ruolo importante. Proprio ad Acri, infatti, si è tenuto uno dei primi incontri della campagna di sensibilizzazione contro la privatizzazione dell'acqua, organizzato dal blog "Acri a gonfie vele" e dal comitato di base "Acqua no profit". In quell'occasione padre Alex Zanotelli aveva sottolineato l'importanza di difendere questo bene dalla privatizzazione. "Stiamo capendo che se perdiamo sull’acqua, perderemo sulla sanità, sulla scuola, sui diritti dei cittadini", ha infatti affermato in più occasioni il missionario comboniano. L'obiettivo degli organizzatori dell'iniziativa è quello di difendere i beni comuni dalla colonizzazione che potrebbe avvenire nel nostro territorio, da parte dei colossi industriali. E sensibilizzare i cittadini verso quello che è il concetto di "beni comuni e diritti fondamentali del cittadino". I tre quesiti referendari promossi dal "Forum italiano dei movimenti per l'acqua" che in Calabria prende il nome di "Bruno Arcuri", vogliono evitare sia la privatizzazione, che la liberalizzazione del commercio dell'acqua. E proprio grazie all'impegno di questo gruppo di cittadini, a dicembre ad Acri, la precedente amministrazione comunale aveva approvato la delibera, proposta dagli autori del blog "Acri a gonfievele", in cui si stabilisce che l'acqua è un bene privo di rilevanza economica. In seguito al cambio di amministrazione, però, il contenuto di questa delibera non è ancora stato inserito nello statuto del comune. Intanto, nel cuore del paese e nelle sue frazioni, giorno dopo giorno, si moltiplicano le iniziative per la raccolta firme a tutela dell' "oro blu".

Ad Acri i referenti per la raccolta firme dei quesiti sono proprio gli autori del blog "Acri a gonfie vele" e il comitato di base "Acqua no profit". Quello che questo gruppo di cittadini attivi, che si prodiga senza tregua per la causa della tutela dei beni comuni, vuole combattere è "il modo di mercanteggiare di chi legifera senza scrupoli, poiché l’acqua, oltre che un bene comune, è principalmente fonte di vita e vitale per l’uomo" come sottolinea Angelo Sposato, membro del comitato e autore del blog promotore della raccolta. "Le risorse idriche in tutto il mondo scarseggiano" continua Angelo "e si vuole, attraverso delle leggi criminali, vendere il diritto alla vita e determinarlo dietro tariffe molto alte, dirette ad incrementare i profitti di società private che, in poche parole, andranno a lucrare sulla nostra sete". Il rischio è che ci sia un sostanziale aumento dei prezzi. E laddove i comuni non riescano a pagare, si chiuda il rubinetto. Una "farsa senza sconti" che rieccheggia gli scenari di un'Africa subsahariana disseminata di campi profughi. Quelli del Chad o del Darfur. Lì centinaia di donne, strette nelle vesti variopinte, formano lunghe file, sulle strisce di deserto che delimitano le zone di approviggionamento dell'acqua potabile. Nonostante siamo lontani dai teatri di guerra africani o mediorientali, anche nelle nostre terre sembra crescere la percezione di quanto questo monopolio naturale sia prezioso. E di come la colonizzazione economica di queste risorse produrrebbe un effetto domino devastante per l'intera economia del paese. Infatti sono in molti a sostenere che, da un anno a questa parte, dopo l'ingresso nei giochi della So.Ri.Cal., in qualità di soggetto affidatario della gestione del complesso delle “Opere Idropotabili Regionali”, in Calabria le bollette abbiano subito un'impennata corposa. Secondo alcuni l'aumento si aggira intorno al 40%. Se così fosse l'acqua rischia di diventare un lusso. E questo sembra quasi un paradosso, perchè le nostre sono terre ricche di fonti d'acqua potabile. Una potenziale ricchezza di cui potrebbe beneficiare l'intera collettività. Basterebbero delle amministrazioni lungimiranti, e soprattutto competenti. Ciò che emerge, invece, è la tendenza delle amministrazioni locali, ad affidare determinate competenze a società private. Anche la semplice riscossione delle bollette, che ad Acri è stata affidata all' Equitalia ETR S.p.a., per le riscossioni coattive, e quelle delle bollette di acqua, fogna, depurazione e t.a.r.s.u. La percezione è che, ad oggi, a causa dell'incapacità delle amministrazioni pubbliche di gestire i beni comuni, li si affidi ad aziende private. Il rischio è quello dell'aumento del prezzo, che potrebbe manifestarsi nel lungo periodo. Proprio la questione della privatizzazione dell'acqua, infatti, porta alla ribalta il conflitto che le nostre terre vivono, da sempre. Qui interesse individuale e benessere collettivo si scontrano selvaggiamente. E a pagarne le spese è sempre il cittadino. Secondo il comitato "Acri a gonfie vele" sarebbe auspicabile che, a gestire questi preziosi beni comuni siano i cittadini, insieme agli amministratori. Proprio per tutelare a trecentosessanta gradi gli interessi della collettività. Quindi l'invito è a una gestione partecipata di questi beni. E sebbene questa proposta possa sembrare una chimera, ad oggi la forte mobilitazione dei cittadini contro la privatizzazione dell'acqua, la rende quasi palpabile. Tuttavia, anche ad Acri la battaglia contro la privatizzazione dell'acqua si gioca su due fronti: quello della raccolta firme per i quesiti referendari del "Forum italiano dei movimenti per l'acqua", fortemente incentrata sul concetto di beni comuni come patrimonio della collettività, e la raccolta firme promossa dall'IDV che , sebbene abbia contenuti completamente diversi, ha un punto in comune con i questiti del "Forum": quello che si scaglia contro il decreto "Ronchi". Sul fronte IDV, Giacomo Fuscaldo, presidente del circolo IDV di San Giacomo d'Acri, anch'esso impegnato, in parte, nella raccolta firme contro la privatizzazione dell'acqua, afferma: "con la privatizzazione dell'acqua e con il conseguenziale aumento delle tariffe, diventerà facilissimo sospendere l'erogazione del servizio, in caso di ritardi nei pagamenti delle bollette, alle fasce più deboli della società". "Anche l'acqua così" continua Fuscaldo "a quel punto, non essendo più un bene pubblico, diventerà un lusso che potranno permettersi solo i ricchi. Nell'appaltare la gestione della rete idrica alle multinazionali, inoltre, i profitti verranno reinvestiti all'estero sfruttando così le risorse del nostro bel paese". Ad Acri ora gli occhi sono puntati sull'amministrazione Trematerra. L'UDC acrese, infatti, aveva dato voto favorevole all'approvazione della delibera contro la privatizzazione dell'acqua, votata a dicembre, in consiglio comunale. Ora, però, bisogna passare ai fatti. Il contenuto della delibera, per avere efficacia legale, dev' essere inserito nello statuto comunale. Forse nel prossimo consiglio comunale conosceremo quali saranno le sue sorti.

10 giugno 2010

Tra l'acqua e il carbone (e una vita precaria), un bello spettacolo teatrale...‏


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ACQUA PUBBLICA. CI METTO LA FIRMA!
E' possibile firmare ai seguenti banchetti
COSENZA: piazza XI settembre dalle 18.00 alle 20.00 di giovedì, venerdì, sabato e domenica (anche la mattina dalle 10.30 alle 13.00).
CASTROLIBERO: domenica 13/06 dalle 8.30 alle 12.30 piazza papa Giovanni XXIII (parrocchia)
CAMPANA: sabato 12 giugno alle ore 18.00 in piazza Sant'Antonio
DIPIGNANO: allo Steel Country Games, con pony, cavalli e gente che si terrà dall'11 (venerdì) al 13 (domenica) giugno.
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Sabato 12 giugno ore 10.30 mercatino biologico Utopie Sorridenti, area ex capannoni ferrovie della calabria
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Sabato 12 giugno ore 19.00 @ Piazza Bernardino Le fosse, Rossano (CS)
Manifestazione popolare NO AL CARBONE SI ALL'ENERGIA PULITA
ALLE ORE 16 (luogo da definire) IL FORUM AMBIENTALE CALABRESE SI INCONTRA.

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SABATO 12 E DOMENICA 13 GIUGNO ORE 21 AL TEATRO DELL'ACQUARIO (via Galluppi - CS) andrà in scena
TOURBILLON LYRIQUE


con Lorenzo Aristodemo, Valerio Canonaco, Serena, Ciofi, Giovanni Fantozzi, Sandra Innocente, Francesco Oliva, Emilia Reda, Mario Lino Stancati,luci e fonica Alessandro Rizzo ultimo lavoro dell' Hotel de la Béance
Tourbillon Lyrique è la messa in scena di una iperbolica quanto poliedrica ondata sonora e, allo stesso tempo, è la messa in onda di una scena che si fa: sia evocativo orizzonte dell’ascolto esaltato, che tempio barocco dell’emissione espressiva. Tempio degenerato e dolcemente acefalo, offerto com’è alle illuminazioni e sparizioni di un dire sconsacrato, senza scampo, incivile, illetterato e santamente fuorilegge. Orizzonte opaco e decadente, privo di scopo fin nelle mutande, amaro come l’amore fuor di senno, furioso come la voce senza lingua, tremendo come la vita, sempre inesprimibile, da benedire e obliare. Lo spazio scenico è pensato, quindi, come atrio e centrifuga di tracce notturne, di traumi roventi e algide preghiere, di sussulti caleidoscopici e abbagli fulminei. Come dinamitarda e dinamica cassa di risonanza dove forsennati dispiegare variazioni ritmiche, modulazioni vocali, flussi armonici, alterazioni sintattiche, afonie elettriche, epifanie coreografiche, peripezie glottiche e sinfonie gestuali. Ma, soprattutto, dove annichilire ogni traiettoria logica o linearità argomentativa, ogni intenzione significante o precipitato discorsivo, ogni progetto didascalico o presunzione narrativa. Tale deriva o tendenza decisamente nichilista, sgorga dall’urgenza irresistibile di abrogare e frantumare la consueta quanto soffocante concezione dominante, che vuole il Teatro come uno fra i tanti mezzi umani, utile per approntare e offrire ai gentili e rispettabilissimi paganti una prestazione altamente comunicativa e formativa, ossia una quanto più semplice e chiara esperienza razional-intellettiva o, tutt’al più, sentimental-emotiva. Tale secolare e dogmatica concezione dominante, può essere distrutta se si pensa il Teatro come Hotel de la Béance, ossia come inotturabile falla liminare o frantumato campo di forza in eterno preda dell’ oscillazione insopprimibile tra esserci e non-esserci, logos e mania, presenza e assenza, verità ed enigma. In questo Hotel che è Teatro, nostra è la “stanza”, ma mai la “chiave”. Occorre allora pensarci – gli astanti come gli attanti – come abitanti precari e giocatori momentanei, come tramonti morenti e aurore ultraterrene, ospitati da e ospiti di quel Sacro Buio, mistico e carnefice, assolutamente altro da noi, che ci mostra e dimostra ciò che non sapremo, ciò che ci manca, ciò che non siamo. In Tourbillon Lyrique, le note arpeggiate di una chitarra classica, i canti di due umbratili gole da sempre inattuali, i versi malconci di un lirismo paradossalmente orfano di soggettività, il vibrare delle pelli e il pugnalar dei piatti, la circolarità ventrale del respiro che si trasforma in sussurro ed eruzione pneumatica d’inaudito, così come l’inventario dei morsi e dei silenzi corporali, il bestiario delle chincaglierie e dei cenci scenici, gli effetti delle luci e le affezioni dei bui stanno, a mò di bestie devote e angeli furiosi, ad invocare la partecipazione estasiata al Grande Mistero, al miracolo teatrale, alla grazia dal vivo: che il palco stesso – simbolo principe d’ogni immobilità asfissiante e simulacro imponente d’una immutabilità invisibile – cominci a girare. Che il palco stesso cominci a girare su se stesso, a roteare, a turbinare, e che l’apparato percettivo degli spettatori, altrimenti detto cervello, inizi anch’esso a girare, a roteare, a turbinare, a smarrirsi, a distaccarsi da sé e dimenticarsi. Così che possa finire – il palco e il cervello, il mondo e l’uomo – per sparire assorbito come in un immenso gorgo sonico, come nell’ultimo e immemorabile risucchio d’una fogna invincibile o, perché no, come nel glorioso vortice misterico di un’ apocalittica tromba d’aria, capace di sradicare, elevare e gettare tutto all’aria. Capace di far saltare finalmente in cielo, ogni cosa umana e ogni miseria della Terra, a meno che …
M. L. S. -- Hotelde la Béance

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COSENZA BABYLON
La tre giorni “Cosenza Babylon” che si svolgerà dal 17 al 19 giugno prossimi presso le Officine Babilonia – area ex offficine F.d.C., ha avuto origine dalle suggestioni suggerite dalla visione del film-documentario “Berlin Babylon” del regista tedesco Hubertus Siegert.Il film attraverso un linguaggio fortemente evocativo , supportato da una importante colonna sonora, curata dagli Einstuerzende Neubauten, documenta quelli che sono stati gli enormi mutamenti strutturali vissuti dalla città di Berlino, all’indomani della caduta del muro. La città è stata letteralmente investita da colate ci cemento; schiere di acclarati architetti hanno progettato il volto nuovo della città: ha inizio, quindi, una imponente operazione di speculazione edilizia che ha condotto all’abbattimento di numerosi edifici, simboli di un passato prossimo che , tuttavia affonda le sue radici nella grande catastrofe che fu la seconda guerra mondiale. Tuttavia oltre a quest’opera di ricostruzione ha avuto luogo vera e propria erosione, uno sfruttamento di quel terreno che fino all’esistenza del muro era interdetto all’edificazione.
A partire da queste considerazioni ci è stato possibile ricollegare la situazione di Berlino negli anni novanta a quanto recentemente accaduto nella città di Cosenza. Questa piccola città del meridione d’Italia, in effetti, ha vissuto e ancora continua a vivere una esperienza che ha determinato un abnorme sviluppo della speculazione edilizia e così, mentre a Berlino crollava il muro e si aprivano le porte alla cementificazione a Cosenza dopo essere crollata la barriera dell’ex rilevato ferroviario si dava il via all’invasione del cemento.
La “barriera” del rilevato fino agli anni novanta aveva diviso la città in due settori : da un lato la Cosenza “bene” dall’altro lato il quartiere Gergeri e via Popilia: uno spaccato popolare ben diverso dal resto della città più o meno borghese. A Cosenza si inizia così a costruire ovunque: nascono nuove arterie stradali lungo le quali spuntano con sempre maggiore densità: enormi palazzi. Senza dubbio nella città bruzia non si assiste al reale crollo dei vecchi palazzi , come accadeva a Berlino, ma un crollo simbolico si è registrato anche a Cosenza: basti pensare la centro storico via via degradato e abbandonato a se stesso: un enorme crollo , una grande dismissione storica che ancora testimonia la reale decadenza che si nasconde dietro le facciate dei palazzi nuovi e scintillanti.Le case crollano, i palazzi nuovi si innalzano al cielo senza alcun rapporto reale con i luoghi, la storia e le esigenze degli abitanti della città : ecco cosa lega Cosenza a B erlino ecco perchè abbiamo dato vita a Cosenza Babylon.

16 maggio 2010

L'ACQUA NON SI VENDE...MA IL VINO SI!

Ma cosa succede? La redazione di Gonfievele che gestisce una cantina a cielo aperto nella pubblica piazza?


Ecco la spiegazione: approfittando di un nuovo miracolo e cioè lo sgorgare di vino dalla fontana di piazza dell'Annunziata i nostri amici hanno pensato bene di sfruttare la situazione...

...ma il vino che sgorgava dalla fontana era rigorosamente bianco. Del resto non poteva essere altrimenti!



Ad ogni buon conto però la giornata si concludeva con un discreto incasso e un leggero velo di stanchezza, anche se qualcuno purtroppo era rimasto...a secco!








MIMMO GALLIPOLI

11 maggio 2010

TUTTI IN ACQUA


La battaglia contro la privatizzazione dell’acqua ci riporta ad un coinvolgimento collettivo teso ad una auto-determinazione popolare.
Ad Acri già un passo è stato fatto verso la ri-pubblicizzazione dell’acqua come servizio pubblico essenziale e diritto umano privo di qualsiasi rilevanza economica. Infatti, a dicembre 2009, a seguito della nostra raccolta firme, più di cinquecento su tutto il territorio acrese, il consiglio comunale ha deliberato a favore della nostra legge di iniziativa popolare per la modifica dello Statuto del nostro comune in cui riportare, appunto, che l’acqua è un bene comune e diritto umano inalienabile privo di qualsiasi rilevanza economica. Adesso, con l’adesione al Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua, partecipiamo con il nostro contributo territoriale e della cittadinanza acrese alla campagna referendaria a favore dei tre quesiti abrogativi delle leggi che includono il servizio idrico, e quindi l’acqua, in un pacchetto di servizi da destinare alla liberalizzazione e di conseguenza messo sul mercato come se fosse una merce.
Quello che si vuole combattere è il modo di mercanteggiare di chi legifera senza scrupoli, poiché l’acqua, oltre che bene comune, è principalmente fonte di vita e vitale per l’uomo. Le risorse idriche in tutto il mondo scarseggiano e si vuole, attraverso delle leggi criminali, vendere il diritto alla vita e determinarlo dietro tariffe molto alte, dirette ad incrementare i profitti di società private che, in poche parole, andranno a lucrare sulla nostra sete.
Ecco alcune foto del banchetto di raccolta firme del nostro Comitato di Base di sabato 8 e domenica 9 maggio. Molta gente si è avvicinata spontaneamente, con documento alla mano, dimostrando sensibilità, attenzione e partecipazione a questa battaglia che riguarda tutti. Comunque, ad Acri siamo già a quota 400 firme in pochi giorni.


COMITATO DI BASE ACQUA NO PROFIT
BLOG “ACRI A GONFIEVELE”







































7 maggio 2010

APPUNTAMENTO IN PIAZZA

Ad Acri, noi del Comitato di base ACQUA NO PROFIT e del blog Acri A Gonfievele, dopo un incontro aperto con la cittadinanza, riconfermiamo la mobilitazione nel nostro territorio contro la privatizzazione dell’acqua, aderendo alla campagna di raccolta firme a favore del referendum, in quanto riteniamo che la privatizzazione dell’acqua sia un crimine contro l’umanità. Sabato 8 e domenica 9 maggio 2010 in Piazza Annunziata ad Acri, dalle ore 17:30, verrà allestito il banchetto per la raccolta firme a favore della campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua.
Tale adesione si colloca all’interno di un processo culturale diretto alla tutela dei beni comuni. Il Comitato aderisce al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ed ha in programma, nel nostro vasto territorio, tutta una serie di iniziative di sensibilizzazione per motivare l’auto-organizzazione della cittadinanza acrese al fine di difendere i propri diritti

COMITATO DI BASE ACQUA NO PROFIT
BLOG “ACRI A GONFIEVELE”

I QUESITI REFERENDARI

Estensori:
Gaetano Azzariti (Ordinario di Diritto Costituzionale Università di Roma “La Sapienza”)
Gianni Ferrara (Emerito di Diritto Costituzionale Università di Roma “La Sapienza”)
Alberto Lucarelli (Ordinario di Diritto Pubblico Università di Napoli Federico II)
Ugo Mattei (Ordinario di Diritto Civile Università di Torino)
Luca Nivarra (Ordinario Diritto Civile Università di Palermo)
Stefano Rodotà (Emerito di Diritto Cicile Università di Roma “La Sapienza”)
Primo quesito:
«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europee” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?»
Secondo quesito:
«Volete voi che sia abrogato l’art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, come modificato dall’art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008
Terzo quesito:
«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?»
BREVE GUIDA AI QUESITI REFERENDARI
PRIMO QUESITO: fermare la privatizzazione dell’acqua
Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.
Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.
SECONDO QUESITO : aprire la strada della ripubblicizzazione
Si propone l’abrogazione dell’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.
L’articolo definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. L’abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Darebbe inoltre ancor più forza a tutte le rivendicazioni per la ripubblicizzazione in corso in quei territori che già da tempo hanno visto il proprio servizio idrico affidato a privati o a società a capitale misto.
TERZO QUESITO : eliminare i profitti dal bene comune acqua
Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.

26 aprile 2010

RIUNIONE COMITATO DI BASE ACQUA NO PROFIT



MARTEDI’ 27 APRILE 2010,ORE 20:30, PRESSO LA CAMERA DEL LAVORO DI ACRI (SEDE CGIL), RIUNIONE DEL COMITATO DI BASE ACQUA NO PROFIT PER ORGANIZZARE LA RACCOLTA FIRME A FAVORE DELLA CAMPAGNA REFERENDARIA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA.


Comitato di Base Acqua No Profit
Blog “Acri A Gonfievele”

14 aprile 2010

RIUNIONE ACQUA NO PROFIT




VENERDI’ 16 APRILE 2010 ORE 20:30
PRESSO LA CAMERA DEL LAVORO DI ACRI (SEDE CGIL, ZONA JUNGI)
RIUNIONE DEL COMITATO DI BASE “ACQUA NO PROFIT” PER ORGANIZZARE LA RACCOLTA FIRME A FAVORE DEL REFERENDUM CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA.
INVITIAMO QUANTI INTERESSATI A PARTECIPARE.


LA REDAZIONE

7 aprile 2010

Tutto quello che non avresti mai voluto leggere in così poche righe.

Tutto quello che non avresti mai voluto leggere in così poche righe*.
Non ti azzardare. Non è roba per te. Su! Su! Tienitene alla larga. Non c’è trippa per gatti. Cosa vuoi che ti (r)assicuri io? Tu hai bisogno di ben altro, caro/a mio/a! Stattene alla larga, meglio per te. Te lo giuro. Niente da offrire alla tua ostinata, ostentata, ruffiana indifferenza/diffidenza. Volta pagina, suvvia! Non una riga in più. Mettici una bella pietra sopra. Lascia stare. È un ordine. Io non ho da offrire che dubbi e domande, domande e dubbi. C’è pur sempre Facebook ppi tia!
Il bentelan spray in saccoccia, lungo sentieri già vissuti. La piazza del diamante fra le mani e Kollaps tradixionales dei Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra nelle orecchie. “C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
/ anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
/che sono intorno nate le viole. (L’aquilone, Giovanni Pascoli.)” Qualche asparago selvatico da non raccogliere** e l’odore pungente di erba tagliata. Affunata a quell’ulivo scorticato dagli anni e dai malanni, instancabile, la vacca Primavera, a scacciar mosche con la sua infaticabile coda. “Ma come cazzo fai a leggere così!” Ed io: “mi alleno a non capire.” “Domani è festa e tutto il paese già freme per la processione./ Signora sia generosa/ I santi martiri gioiranno in cambio di qualcosa. (Perturbazione Atlantica, Carmen Consoli)” Santa e comunque Pasqua ma un altro giorno che passa, per fortuna. Il Cristo morto, sepolto e poi risorto. Vada pure per il cioccolato, ma solo fondente per carità di Dio!

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..E Domineddio dall’alto della sua nuvola rosa, nella Sua serafica imperturbabilità, a giocare a freccette. “E vediamo se mo’ sbaglio, finalmente!” Il Suo plurale maiestatis e tutte in fila le mie perplessità: Domineddio non può sbagliare neanche un tiro, è Dio non certo per mera questione di culo!” Qualche volta a provarcisi di proposito, a bell’apposta, a sbagliare, per una bislacca fanciullesca smania di gioirne. E ogni tiro una saetta, un fulmine, una cataclisma (e per certi versi clisma tout court). E dopo il sacrificio le vittime tumulate nei vostri orribili cimiteri nel nome di quell’unico Iddio. La giustizia divina alibi, scongiuro, profferta. Il figlio grumo di carne e sangue e la banalità del male. “Sono, ma sono anche l’altro, il morto/ l’altro con il mio sangue e il mio cognome;/ sono un vago signore e sono l’uomo/ che fermo le lance del deserto. (Junín, 1966, Jorge Luis Borges)”
Lungo il crinale le colline slabbrate, in un sorriso sguaiato, paralitico. Come enormi stuzzicadenti i pali del telefono, in un’inclinazione per nulla ortogonale. Sui fili corvi, gazze, assillanti le tortore in un monotono richiamo che suona occupato. Una vecchia signora smargiassa ad avanzare l’idea bislacca di stenderci il bucato ad asciugare al sole su quei fili penzolanti a terra, figurarsi! Impertinente un corvo ramingo a suggerire: “i maestri vanno mangiati in salsa piccante (Uccellacci e Uccellini, P. P. Pasolini)” La Telecom e le altre company a far carte false e spartirsi il mercato dell’abusato. La pubblicità a correre sul wire-less e la sua nocività lampante a non fruttare clamore alcuno. La voce “PUB-BLI-CO” a declinarsi esclusivamente nel suo significato sostantivato: il pubblico pagante, il pubblico che applaude, il pubblico tele-votante (0,75 €/ 1.00 € a chiamata, I.V.A. inclusa o esclusa scusate ma ghiu ‘un ci affittu a chiru scrittu!) E poi a navigare una bracciata dietro l’altra, rimanendo a galla ma con difficoltà, quasi fermi. ...Banda larga un corno, ecco! L’altro corno del dilemma a palesarsi sic e simpliciter come pura questione d’interessi a tasso invariato: altro che conflitti! Le ciurme di Raiset a svendere il digitale lunare come cornucopia di sogni a gambe dischiuse per una penetrazione più capillare.
“Se niente importa” di Jonathan Safran Foer (Guanda) già in libreria.
L’ipad in vendita già America, e giù tutti a scapicollarsi per comprarlo senza che si sappia nemmeno a che cazzo serve. I bisogni indotti e il pubblico belante, adorante, sognante. Il mio ipod classic 120 GB di nuovo in blocco: fanculo Steve Jobs e la sua Apple Macintosh del cazzo! Le canzoni a soccorrermi dall’ennesima incazzatura di troppo. “A voi che vi piace di farvi fregare/ dai nati vincenti, dal navigatore / dalla macchina nuova e dal suo fetore/ dalla prova finale dall'uomo che muore (Andate tutti Affanculo! Zen Circus)” E poi il già risaputo: pure Fabrizio “Faber” De Andrè nella sua vita ha ricopiato canzoni***” Il copia ed incolla ante litteram! ...Ma poi Cristo Santo, chissà dove Dio avrà preso il calco per le sue benedette creature? E chissà perché il Supremo si sarà inventato lo svago a poco prezzo della concupiscenza dei sensi, visto il terrorismo sul sesso, in tutti questi secoli, del sacro imperio della chiesa cattolica, apostolica e romana?
E tu esimio lettore a non capirci più un’acca in questa mia co(s)mica confusione abissale. Colpa tua, caro/a mio/a! Chi è causa del proprio mal pianga se stesso recita la proverbiale atavica sentenza. Questione di semenza o di scemenza (una lettera in più a volte...). Tutta colpa tua, esimio/a! Suvvia, abbandona finché ne hai volontà e forza! Non sai ancora che altro t’aspetta!
Intanto una pagina a strapparsi, espediente e pre-testo. Ed io che non leggo mai ad alta voce, per abitudine e per imbarazzo del mio accento, a fregarmene: “E avvertii forte il trascorrere del tempo. Non il tempo delle nuvole e del sole e della pioggia e il passare delle stelle ornamento della notte, non il tempo delle primavere dopo il tempo delle primavere e il tempo degli autunni dopo il tempo degli autunni, non quello che mette foglie sui rami o quello che le stappa via, non quello che increspa e i leviga e colora i fiori, ma il tempo dentro di me il tempo che non si vede e ci impasta. Quello che ruota e ruota in cuore e lo fa ruotare con sé, e ci va cambiando dentro e fuori e pazientemente ci va riducendo come saremo l’ultimo giorno. (pag. 199, La plaça del Diamant, Mercè Rodoreda****)”
L’Innominabile dall’alto della sua nuvola rosa, tutto giulivo, a giocare a rimpiattino e a barare a scopa. E’ Pasqua pure per Lui, almeno una volta l’anno, e che cazzo! Il Suo verbo è una condanna senza scampo d’altro canto. “Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.
 Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del maree sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra». (Genesi 1, 27-28)”



Rosario Lombardo


*Domineddio, stuzzicadenti e del pubblico il ludibrio. Lettura vivamente sconsigliata ai palati di bocca buona.
**Per via della schiuma dei Canadair usata per spegnere gli incendi delle scorse estati, per via delle discariche improvvisate lungo i fossi, per via...
*** Il blog di Valerio di Stefano: "La canzone dell’ amoreperduto" non e' (tutta) di De Andre' (ecco, ora come la mettiamo??) http://www.valeriodistefano.com/public/post/la-canzone-dell-amore-perduto-non-e-tutta-di-de-andre-ecco-ora-come-la-mettiamo-2508.asp
**** Pubblicato da La Nuova Frontiera nella collana Il basilisco. Trad. di Giuseppe Tavani.