FIRMATE LA PETIZIONE

25 novembre 2009

INCOMINCIA LA BATTAGLIA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA NEL NOSTRO COMUNE. ECCO IL NOSTRO DOCUMENTO CON I CONTENUTI DELLA PETIZIONE. MOLTO SI PUO' ANCORA FARE, FIRMATE NUMEROSI.

ACQUA NO PROFIT

Il governo porta a termine l’ennesima rapina a danno dei cittadini approvando la legge n.135, art.15, del 2009, con la quale si consegna ad una feroce e totale privatizzazione la gestione di un bene comune universale come l’ACQUA.
Le multinazionali, che già da anni si stavano appropriando di questo bene comune, con la connivenza affaristica dei nostri governanti, adesso in base alla nuova legge possono completare l’indebita appropriazione di un bene come l’ACQUA che appartiene all’umanità e dovrebbe essere garantita e tutelata per tutti gli esseri viventi come diritto umano inalienabile. Quindi, privatizzare l’acqua significa commettere un crimine contro l’umanità.
La Calabria è tra le regioni più ricche d'ACQUA, di fonti, di sorgenti, di laghi del sud Italia e la nostra acqua, infatti, è stata già privatizzata. Nel 2003 viene costituita la So.Ri.Cal S.p.A., una società mista pubblico-privata con il 53,5% del capitale sociale in mano alla Regione Calabria ed il restante acquistato dalla multinazionale francese VEOLIA nel 2004. Le percentuali non devono trarre in inganno, poiché, la nostra regione non ha mai contato nella gestione della rete e dei servizi idrici regionali, inoltre, con la nuova legge, in pochi anni, la nostra regione verrà esclusa dalla gestione delle ACQUE, con un aumento delle tariffe idriche di circa il 300%, come avvenuto in altri luoghi d’Italia.
Se la rete ed i servizi idrici risultano una spesa insostenibile per le pubbliche amministrazioni, una multinazionale indirizzerà il suo investimento, sicuramente, verso un alto profitto, sempre sulle spalle dei cittadini.
La battaglia contro la privatizzazione dell’ACQUA è appena cominciata, ancora molto si può fare.
Ad esempio le regioni Puglia e Marche porteranno all’esame della Consulta la nuova legge per la sua incostituzionalità e sempre la Puglia ha rilanciato per prima la sua resistenza istituzionale al decreto con un progetto di ripubblicizzazione degli acquedotti.
Ad Acri, per tutelare l’ACQUA come bene collettivo nel nostro comune, proponiamo l’iniziativa popolare di una raccolta firme, affinché, attraverso l’organo del Consiglio comunale, nello Statuto del nostro comune, l’ACQUA venga dichiarata DIRITTO UMANO UNIVERSALE PRIVO DI QUALSIASI RILEVANZA ECONOMICA.
Tale iniziativa viene già sostenuta in altre città, dove si sono costituiti Comitati cittadini di base per la difesa dell’ACQUA come bene comune. Anche nella nostra città, ad Acri, invitiamo a costituire un Comitato di base per riaffermare i principi di giustizia e di uguaglianza contro la privatizzazione e la mercificazione dell’ACQUA e delle nostre vite.


I cittadini interessati a questa battaglia possono contattarci sul nostro blog o all’indirizzo mail agonfievele@hotmail.it

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Noi da qui non ce ne andiamo! A Cosenza sventato un tentativo di pulizia etnica ai danni dei Rom.

24 novembre 2009



DA CALABRIA INDYMEDIA

cosenza / diritti e libertà - venerdì 13 novembre 2009 - 14:03
Il primo ottobre le forze dell'ordine in località vaglio lise a Cosenza irrompono nella zona dove vivono circa 200 rumeni di etnia rom, notificando solo a 90 di loro un decrecreto di allontanamento.Tali decreti, che fanno riferimento non al cruento pacchetto sicurezza dell'attuale governo ma alle alle leggi emanate durante il governo Prodi, prevedono l'allontanamento di questi novanta cittadini comunitari. Le motivazioni sarebbero legate la fatto che gli stessi sono ritenuti incapaci di indicare la data del proprio ingresso in Italia, perchè non hanno un regolare contratto di lavoro e vivono in condizioni precarie, di conseguenza la loro presenza rappresenterebbe una minaccia per il paese. In altri termini viene perseguitata la loro condizione economica: i cittadini europei, se poveri, non possono risiedere a Cosenza?! Che fine ha fatto la città dell'accoglienza e delle invasioni?Da alcuni anni ormai si parla di emergenza Rom , questione mai risolta che si ripresenta, puntualmente, a ogni inizio estate e col cadere delle prime piogge. Si ricordi l'emergenza del 2007 quando le forti piogge rendevano il fiume Crati assai pericolo per l'intera comunità rom dal momento che era alto il rischio che gran parte delle loro abitazioni, allestite nelle vicinanze, venissero travolte.Dopo un'iniziale attenzione mediatica, dettata dalla contingenza, ecco che la questione Rom ripiomba nel dimenticatoio, l'assessore comunale Matilde Ferraro, che nell'evento del 2007 si era impegnata in prima persona, durante un rimpasto della Giunta Perugini, lo ricordiamo ...una giunti di 'sinistra' viene sostituita da Francesca Bozzo. La 'linea politica ' del nuovo assessore si può riassumere nel seguente termine: non sono competente. Accade, infatti, che tutte le domande rivolte dalle associazioni nel corso degli scorsi mesi sono state evase con l'idea che un assessore ai migranti e ai rom non ha competenze; quindi semplici richieste come bagni chimici, acqua potabile etc sono state del tutto disattese dall'Assessore , troppo impegnata a organizzare finti spettacoli e fasulle iniziative cultural-gastronomiche. Per questo motivo, a seguito della espulsione di massa su base etnica dei cittadini Rumeni di etnia Rom l'indignazione e la rabbia di molti cosentini sia autoctoni che rom è cresciuta .In primo luogo sono stati avviati ricorsi sul piano legale ma, nel contempo, sono state intraprese tutta una serie di azioni di lotta e di denuncia. Si ricorda una petizione in difesa dei cittadini rom a cui hanno aderito cittadini semplici ma anche numerose personalità fra cui l'intero dipartimento di sociologia dell'Università della Calabria.Piu' volte è stato tentato un incontro col Sindaco e l'Assessore Bozzo quello che si è ottenuto è una promessa da parte dell'assessore che entro pochi giorni avrebbe rifornito di benzina la autobotti per inviare, al campo, l'acqua potabile come chiesto dal Presidente della II circoscrizione (in un primo momento sceso in campo a tutela dei rom) ma così non è stato: di chi la colpa? Ancora una volta l'incompetenza della Bozzo ha dato i suoi frutti? Vero è che incontrare l'Assessore è risultato sempre piu' difficile, durante uno dei vari presidi sotto al Comune la stessa usciva dal palazzo municipale celata da un giubbotto riuscendo a passare inosservata alla vista dei piu' ma alcuni, notandola, non hanno potuto fare a meno di seguirla per ottenere di consegnarle la petizione in difesa del popolo Rom di vaglio lise. L'assessore, impaurita e in evidente stato confusionale, intanto si era rifugiata nella sua auto e mettendo in moto l'auto addirittura rischiava di investire i manifestanti. Si registrano un incontro col Vice-Prefetto e uno con l'Assessore provinciale all'immigrazione, infine anche il Sindaco Perugini non ha potuto fare a meno di ricevere una delegazione, due giorni prima del dibattimento in tribunale dei ricorsi contro i decreti di allontanamento. I Rom e le associazioni ad essi vicine, si sono infatti recati ad assistere la seduta comunale del nove novembre, forse per questo il Sindaco ha deciso di riceverli per alcuni minuti. In questa occasione, così faticosamente ottenuta, Perugini si è però detto vicino alla problematica dei Rom e ha ribadito che Cosenza resta una città aperta e solidale, ci si augura che alle parole seguano i fatti, i Rom non chiedono infatti la luna, che a Cosenza si può anche tradurre come alloggio popolare, ma solo che si fornisca loro un campo attrezzato per il quale sono disposti anche a pagare acqua ed elettricità.Significativa è stata anche l'attiva partecipazione dei Rom al seminario organizzato dal dipartimento di Sociologia, tutti: dai docenti agli studenti, hanno ascoltato, con vivo interesse, la lezione dei cittadini rumeni che hanno raccontato di prima persona che cosa significa essere svegliati alle cinque e trenta del mattino dalle forze dell'ordine, rimanere ore e ore sotto la sole e poi deportati in questura, identificati e lasciati senza nemmeno una bottiglia d'acqua per quasi quindici ore. Il tutto per un motivo che non si comprende...forse solo perchè si è Rom? Oppure si configura come delitto, il fatto di avere un lavoro e un alloggio precario? In tal caso molti italiani commetterebbero reato, ma di chi sarebbe la colpa?Intanto sul campo legale, ottenuta una prima sospensiva del decreto di allontanamento da parte del tribunale di Cosenza che considerava fondate, in prima face, le istanze di ricorso, in data undici di novembre accoglieva definitivamente tali ricorsi! Urla di gioia, lacrime di commozione, hanno salutato la notizia data dal pool di difensori all'uscita del tribunale, dove attendevano l'esito del pronunciamento dei giudici, i rom le associazioni i docenti universitari.Un provvedimento di massa, vergognoso e umiliante per i Rom e per la città di Cosenza è stato sventato in un'aula di tribunale. Adesso tutta la solidarietà fino ad ora manifestata dalla parte autentica della città, deve andare avanti nella battaglia per il diritto ad una esistenza dignitosa e decorosa di questi fratelli che ormai sono cittadini cosentini.
Perchè la vera accoglienza percorre strade molto spesso diverse da quelle del governatore calabrese Agazio Loiero che si è recato a Berlino, assoldando anche il noto regista Wenders, per propagandare l'idea della Calabria come terra di accoglienza.
C'è una tendenza nazionale razzista che tende all'emarginazione degli stranieri ed oltre che a Cosenza anche a San Nicola Varco , vicino Eboli sono stati sgomberati circa mille lavoratori, braccianti agricoli, che si spaccavanola schiena nella piana del Sele!
Con queste politiche criminali ed in particolare con il caso Rom a Cosenza, si assiste ad un fenomeno nuovo in Italia, quello dei desplazados: profughi nella propria terra!

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LA STORIA dell’acqua SI RIPETE

23 novembre 2009




Per far chiarezza su alcuni dubbi riscontrati durante la raccolta delle firme a sostegno della legge di iniziativa popolare per l’acqua bene comune, avvenuta due anni fa, vorrei sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto al vero problema dell’acqua, sperando di evitare future errate affermazioni palesemente derivate dal modo in cui il senso comune ha colto il problema della privatizzazione. In particolare vorrei evidenziare che il problema non è solo locale, non deriva quindi da una cattiva amministrazione comunale e non è neanche una sorta di calamità dovuta ad eventi straordinari.
Gli apologeti della privatizzazione hanno persuaso la coscienza della collettività diffondendo notizie paradossali, ad esempio che il rincaro dell’acqua derivato dalla privatizzazione sarebbe un incentivo per stimolarne la riduzione dei consumi, oppure, specie in ambito locale, sarebbe uno strumento più efficace contro gli evasori che per anni non hanno pagato la bolletta; altri ancora sostengono benefici in merito alla manutenzione, alla gestione della risorsa in sé, ed a tanti altri problemi strutturali, peraltro facilmente opinabili; basterebbe infatti iniziare a concepire i problemi di gestione pubblica (che indubbiamente ci sono) non come “naturali” sventure collettive (avvolte da uno spesso velo mistico), ma come diritti che quotidianamente ci vengono negati.
Per individuare le dinamiche che hanno portato alla privatizzazione dell’acqua bisogna, innanzitutto, osservare l’ambito sovranazionale. Sicuramente non è mia intenzione, in questo scritto, fornire considerazioni sui caratteri della globalizzazione o su come questa decisione, come tante altre che interessano la vita quotidiana di ognuno di noi, sia stata contratta in assoluta assenza di democrazia dalle eminenti tecnocrazie sovranazionali. Mi preme riportare, però, che nel 1992, in occasione della Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite sull’acqua a Dublino, è stato introdotto formalmente il principio dell’acqua come “servizio di cittadinanza”, che deve essere preso a carico del consumatore del servizio stesso. Tale principio è stato “codificato”l’anno successivo dalla Banca Mondiale, e sostenuto sia dall’Organizzazione Mondiale del Commercio che dall’Unione Europea, notoriamente impegnata nella spinta alla liberalizzazione dei servizi.
Ridefiniamo dunque le conclusioni citando Vandana Shiva (2006): “oggi ci troviamo di fronte ad una crisi planetaria dell’acqua, che minaccia di aggravarsi nel corso dei prossimi decenni;
il peggioramento della crisi è accompagnato da nuove iniziative per ridefinire i diritti sull’acqua. L’economia globalizzata sta cambiando la definizione di acqua da bene pubblico a proprietà privata, una merce che si può estrarre e commerciare liberamente. L’ordine economico globale chiede la rimozione di tutti i vincoli e le normative sull’uso dell’acqua e l’istituzione di un mercato di questo bene. I sostenitori del libero commercio dell’acqua vedono i diritti di proprietà privata come unica alternativa alla proprietà statale e i liberi mercati come il solo sostituto alla regolamentazione burocratica delle risorse idriche”.
Coloro che sostengono che l’acqua debba rimanere un bene pubblico più di qualsiasi altra risorsa, possono opporsi a queste tendenze resistendo dal basso ai recenti provvedimenti di liberalizzazione/privatizzazione dell’acqua.

Fabio De Marco

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PENSIERI CON LE ROTELLE

22 novembre 2009


Inseguire la dignità, le opportunità ed avere gambe fiato o sedie a rotelle o stampelle e fantasia per raggiungerle non basta. Talvolta, ma troppe volte spesso, sono coloro che guardano ad interferire in questa corsa, anche solo con l’indifferenza o l’alibi burocratico, ed impediscono di soddisfare il traguardo.
Le vicende da raccontare sono sempre le stesse e questo non va a favore della sopra-elevata civiltà. Le vicende sono di colore grigio come il doppiopetto di chi rivendica la presunta soluzione di esse.
Il trasferimento, dopo tante battaglie, in altra sede del Centro di Riabilitazione di Acri non ha risolto la sostanza dei suoi problemi, anche se le istituzioni, sindaci assessori dirigenti, ritengono che con il solo trasferimento si sia trovata la risoluzione a tutto.
I nostri politici possono scomodare il loro assetto da poltrona per poter esibire un fallico elevatore, venerei pertugi di cemento o arrotondamenti di incroci di scuola astrattista, ma non per filtrare quella dose di vita tagliata male e toccata, per sorteggio del destino, ad altri.
E’ più facile assumere l’egoismo e l’opportunismo politico a sfavore, però, della solidarietà e dell’impegno, in chiave di amministratori, per instaurare un assetto di dignità e di opportunità per alcuni nostri concittadini acresi, colti da un infausto black-out della natura.
Ancora una volta, si deve parlare dei mancati interventi di aumento del personale per migliorare l’assistenza nel Centro di Riabilitazione, ed offrire, a chi ne ha bisogno, prestazioni e terapie più continue e più diffuse.
Il primo ottobre scorso, per conto dei genitori e parenti di persone diversamente abili, è stata consegnata a mano al Comune di Acri, sindaco ed assessore ai Servizi Sociali, ai dirigenti dell’ASP di Cosenza ed al distretto sanitario locale, un’istanza stilata da un legale, in base alle leggi vigenti in materia, per portare il Centro di Riabilitazione, almeno, sugli standard previsti dai “requisiti minimi organizzativi”.
Tale istanza doveva ricevere risposta entro trenta giorni, ma ad oggi nessuno ancora lo ha fatto e questi genitori e parenti di persone diversamente abili, anche se con il supporto di un legale, sembra che si siano rivolte alla sordità di un muro.
Di seguito riporto il contenuto dell’istanza, ma priva dei nomi dei firmatari per mantenere la loro privacy.

ANGELO SPOSATO

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Al Direttore Generale dell’ASP di Cosenza
Dott. Franco Petramala
In Sede

Al Responsabile
Unità Operativa Attività di Riabilitazione
Distretto Sanitario di Acri
Dott.ssa Cleofe Luberto
In Sede

Al Direttore
Distretto Sanitario di Acri
Dott. Vincenzo Arena
In Sede

Al Responsabile Servizio di Fisiatria
c/ o Poliambulatorio del Distretto Sanitario di Acri
Dott. Giacomo Cozzolino
In Sede

p.c. Al Sindaco
del Comune di Acri
In Sede

All’Assessore alle Politiche Sociali e alla Sanità
del Comune di Acri
In Sede


OGGETTO: CENTRO DI RIABILITAZIONE SITO NEL COMUNE DI ACRI.

In nome e per conto dei sottoelencati Sigg.ri, che sottoscrivono per ratifica e conferma:
- C. G. A. - E. P. - S. D. - B. G. - F. R. - F. A. - F. C. - F. M. - M. F. - P. G.
Con la presente si vogliono sottoporre all’attenzione delle SS.VV. talune problematiche concernenti il Servizio di assistenza e riabilitazione di cui all’oggetto e che necessitano di interventi urgenti, indifferibili e non più procrastinabili.
E’ oramai da tempo che gli odierni rappresentati hanno segnalato, a chi di spettanza, carenze afferenti il servizio di cui si discorre e che si traducono, inevitabilmente, in una ingiustificabile compromissione e mortificazione del diritto, costituzionalmente rilevante, all’assistenza delle persone con disabilità.
In particolare, nel Centro di Riabilitazione del Comune di Acri, rispetto al numero dei pazienti che necessitano di interventi mirati e quotidiani, assolutamente insufficiente risulta il numero delle professionalità impiegate, per ciò stesso impossibilitate a garantire un’assistenza continuativa.
Invero, le figure presenti (tanto per ricordarlo a noi stessi!) sono solamente:
- n. 1 operatore di fisiokinesi (per i minori) per soli 2 giorni a settimana (per gli altri 3 giorni è stato trasferito, per quel che è dato sapere, a Rende);
- n. 1 operatore di fisiokinesi (per adulti) per 5 giorni a settimana (attualmente, però, tratta 2 minori);
- n. 1 operatore di neuropsicomotricità per 5 giorni a settimana;
- n. 1 operatore di logopedia per 5 giorni a settimana;
- n. 1 educatore per 3 giorni a settimana.
Da tale quadro emerge non solo una forte discrepanza tra il numero delle professionalità impiegate e le richieste (che sono tante!) di intervento (il che emerge vieppiù sol che si consideri che il bacino di utenza non è circoscritto al territorio acrese ma si estende a tutti i paesi viciniori), ma finanche l’assenza di figure di contro indispensabili per l’effettivo raggiungimento delle finalità cui il Centro è preposto: mancano Fisiatri per i pazienti in età evolutiva così come assenti risultano gli Operatori addetti all’assistenza (OSS), la figura del Coordinatore nonché un Fisioterapista per gli interventi a domicilio a favore dei pazienti cronici.
E’ inevitabile che siffatta CARENZA/ASSENZA di personale va ad incidere negativamente sulla continuità dell’assistenza riabilitativa, soprattutto di tipo sanitario (e, quindi, sulle possibilità di concreta attuazione del ‘progetto riabilitativo individuale’ relativo a quanti frequentano il Centro di Riabilitazione perché affetti, per la gran parte, da patologie a carattere involutivo, quindi bisognosi di interventi di riabilitazione estensiva), nonché sulla predisposizione di interventi socio-sanitari domiciliari a favore di pazienti cronici.
Ebbene, tutto ciò si pone in evidente distonia oltre che con le finalità solennemente sancite dal legislatore con la legge 104 del 1992 (fra cui, giustappunto, la necessità di assicurare ‘i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle minorazioni’ - cfr. art. 1 L. 104/92), finanche con le ‘Linee-guida del Ministero della Sanità per le attività di riabilitazione’ (DM 7 maggio 1998).
In particolare, queste ultime sono state recepite dalla Regione Calabria fin dal 1999, con DGR n. 3137 del 7 settembre 1999 (di integrazione della precedente DGR n. 133 del 15 febbraio 1999), ove è innanzitutto stabilito che rispetto alle attività di riabilitazione estensiva (destinate al trattamento, NEL LUNGO TERMINE, di disabilità importanti, spesso multiple, con possibili esiti permanenti; di pazienti affetti da gravi patologie a carattere involutivo; di pazienti ‘stabilizzati’ nella loro condizione di non perfetto recupero funzionale) deve essere comunque garantita la CONTINUITÀ delle stesse, con trattamenti valutabili tra una e tre ore giornaliere su cinque giorni a settimana.
Sono altresì indicati gli standard minimi di personale, rapportati a 36 prestazioni pro die individuali o di piccolo gruppo (standard che ora sono stati posti finanche quali ‘requisiti minimi organizzativi’ ai fini dell’accreditamento delle nuove strutture per le attività di riabilitazione in fase estensiva, e tanto nel recente Regolamento Regionale n. 13 dell’1 settembre 2009: Regolamenti e manuali per l’accreditamento del sistema sanitario regionale’):
- Direttore Sanitario: 8 ore settimanali;
- Medico Specialista: 18 ore settimanali;
- Psicologo: 22 ore settimanali;
- Tecnico di rete sociale: 22 ore settimanali;
- Terapista e/o tecnico della riabilitazione: 6 unità;
- Operatore addetto all’assistenza: 2 unità
Ebbene, a noi sembra (e se non è così vogliate correggerci!) che l’organico destinato al Centro di Riabilitazione del Comune di Acri, rapportato al bacino di utenza, sia assolutamente insufficiente e, comunque, numericamente non rispondente agli standard minimi normativamente imposti.
Gli effetti che ne conseguono sono indubitabilmente deleteri: lunghe liste di attesa di pazienti bisognosi di interventi riabilitativi quotidiani e continuativi; discontinuità del trattamento di altri; assenza di qualsivoglia forma assistenza socio-sanitaria a favore di malati cronici (alcuni dei quali - vivendo, oltretutto, in contesti familiari precari - subiscono in maniera ancor più accentuata gli effetti della mancata presa in carico da parte delle Istituzioni preposte).
Eppure quello all’assistenza è indubitabilmente un diritto costituzionalmente garantito, tanto che la Corte di Cassazione, già con sentenza n. 10150 del 1996, ha emblematicamente riconosciuto natura non di mero interesse legittimo ma di diritto soggettivo (pertanto esigibile) alla posizione sostanziale del cittadino con disabilità e/o malato cronico rispetto alla erogazione di prestazioni sanitarie ed attività di rilievo sanitario (quali sono, sicuramente, gli interventi di riabilitazione, compresi quelli a carattere domiciliare per i malati cronici).
Stante tutto quanto detto, non si può che
INVOCARE E RECLAMARE
un rapido e non più differibile potenziamento delle risorse umane e delle professionalità da destinare al Centro di Riabilitazione sito nel Comune di Acri, sì da garantire la effettività ed efficacia dei singoli ‘progetti di riabilitazione’, e quindi la possibilità che gli stessi possano essere attuati in maniera ordinata e continuativa, e tanto per far sì che ‘l'autonomia raggiungibile nei diversi ambiti possa tradursi in autonomia della persona nel suo complesso e comunque in una migliore qualità della vita della persona’.
Vogliate, pertanto, attivarVi, ciascuno per quanto di propria competenza, sì da consentire una pronta soluzione dei gravi problemi prospettati, altrimenti destinati a produrre effetti irreversibili ai danni e sulla pelle dei Vostri Pazienti.
Si attende, comunque, una risposta scritta.

Acri, 1 ottobre 2009

AVV. SERGIO ALGIERI
Per ratifica e conferma
C. G. A.
E. P.
S. D.
B. G.
F. R.
F. A.
F. C.
F. M.
M. F.
P. G.

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Basta bugie, basta prese in giro!‏

20 novembre 2009



BASTA BUGIE! BASTA PRESE IN GIRO!AVVIO IMMEDIATO DELLE BONIFICHE E MESSA IN SICUREZZA DEI TERRITORI!



La Calabria si trova, oggi più che mai, vittima di operazioni e interventi devastanti che rischiano di compromettere definitivamente ogni equilibrio ecologico e sociale, rendendo invivibili le condizioni delle comunità calabresi. Dal Pollino allo Stretto, la lista delle lagnanze di questa terra martoriata si fa infatti sempre più lunga, quanto tragica, e la “scoperta” delle navi a perdere è solo la punta di un enorme sommerso iceberg.Non può certo bastare l’ennesimo tentativo di affossamento e depistaggio messo in piedi dal Governo nazionale: le oltre 30mila persone che hanno partecipato alla manifestazione del 24 ottobre ad Amantea, testimoniano come i calabresi abbiano acquisito la consapevolezza di vivere su terreni avvelenati. Così nella vallata del Fiume Oliva, a Crotone, a Praia, nella sibaritide come nell’aspromontano: le nostre montagne e i nostri mari per anni hanno svolto il compito di enormi discariche per rifiuti “ingombranti”. Purtroppo il saccheggio dei territori si manifesta anche attraverso la svendita delle nostre risorse a favore degli appetiti del grande capitalismo internazionale. Così ci ritroviamo la più importante multinazionale al mondo nella gestione dei servizi ambientali, la francese Veolia, a farla da padrona su settori vitali come la gestione di acqua e rifiuti. Così assistiamo all’imposizione di inquinanti impianti di produzione energetica in una regione che da decenni ne esporta grandi quantità.Scelte dissennate, incuria e avidità, sono tra le principali cause del dissesto idrogeologico che caratterizza i nostri territori: la tragedia che ha colpito il messinese poteva essere assolutamente evitata se si fosse messo davanti a tutto la sicurezza della popolazione. Le tremende alluvioni che hanno causato frane e morti e le mareggiate che hanno devastato le nostre coste lo scorso inverno, avrebbero già dovuto mettere in guardia chi di competenza: poco o nulla è stato fatto per rimediare ai tanti disastri, sicuramente niente per la messa in sicurezza.A fronte di tutto questo, siamo costretti a subire l’ennesima provocazione: l’annuncio della prima pietra del ponte sullo Stretto, una farsa che dura ormai da quarant’anni, che è già costata oltre 520 milioni di euro senza riuscire neanche ad arrivare all’approvazione del progetto definitivo.Come cittadini calabresi siamo stanchi di essere umiliati da istituzioni e affaristi, di vedere la nostra terra svenduta per i loro interessi.Basta con le false promesse! Noi vogliamo che i soldi destinati al Ponte vengano impiegati da subito per le opere di messa in sicurezza e di bonifica dei nostri territori; vogliamo che la Regione Calabria dia una segnale forte che vada in questa direzione uscendo dalla Stretto di Messina SpA; vogliamo che il Governo dia risposte concrete alle emergenze concrete!Come associazioni ambientaliste, movimenti, comitati calabresi ci incontreremo il 6 dicembre, a Lamezia Terme, per coordinare meglio le nostre forze e risorse sparse in tutto il territorio e unificare i nostri sforzi nella difesa di questa terra.Per rispondere alla beffa natalizia saremo il 19 dicembre a Villa San Giovanni, per dire No al Ponte sullo Stretto.IL 23 NOVEMBRE 2009 FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE AL GOVERNO ED ALLE ISTITUZIONI SEMPRE PIU’ LONTANE DALLE POPOLAZIONISIT-IN ORE 10, DAVANTI LE PREFETTURE DI COSENZA, CATANZARO,CROTONE, VIBO VALENTIA, REGGIO CALABRIA.

Tanti luoghi una sola voce!

ORGANIZZATO DAL MOVIMENTO 24 OTTOBRE (COMPOSTO DA : Altra Lamezia / ARCI Crotone / Ass. Confronti / Ass. Paolab / Associazione Universitaria “Udu Cosenza” / Beni Comuni Cosenza / c.s.o.a. “A.Cartella” / Casa della legalità- Lamezia / CGIL Amantea / Cib Unicobas / Collettivo Universitario “P2 – Occupata / Collettivo Universitario Socio-Politico-Culturale “Filol.8 – Azioni Manifeste” / Comitato Civico Natale De Grazia / Comitato Civico Valle Oliva Terre a Perdere / Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” / FORA di Cosenza / Forum Ambientalista / Ass. Ambientalista il “riccio” – Castrovillari/ Movimento “Terra, Aria, Acqua e Libertà” Crotone / Movimento Ambientalista del Tirreno / Progetto Universitario Unical – “Ateneo Controverso” / Rete No Ponte / Rosso Cetraro / Rua Sao Joao - Lamezia Terme / TerritoRioT)

RETECOSENZA@INVENTATI.ORG

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