12 febbraio 2009

PARENTESI


Una persona, un Paese
di Claudio Magris

(CORRIRE DELLA SERA 10/02/09)



Nel caso di Eluana Englaro gli avvoltoi, che di solito si gettano sui morti, si sono accaniti su una persona viva ancorché morente; il tragico, irresolubile problema di quando smettere di difendere la vita di un individuo è stato empiamente usato per un disegno di sovversione politica, inteso a colpire — ha scritto Ernesto Galli della Loggia sul Corriere — le regole dello Stato di diritto, doverosamente difese dal presidente della Repubblica, uno dei cui principi fondamentali è che l’esecutivo non può modificare o annullare con decreti quanto è stato deciso in via definitiva da un tribunale, si apprezzi o meno la sentenza. In tal modo si lede scandalosamente quella divisione di poteri su cui si fonda ogni democrazia liberale.
Il problema, esemplificato dal caso di Eluana Englaro ma che coinvolge tante altre persone il cui dramma passa sotto silenzio, è tragico. A differenza dalla sua fase iniziale, in quella finale la vita non conosce un punto preciso in cui essa possa considerarsi conclusa; si sa quando si abortisce, quando si interrompe la vita di un individuo, ma non si sa quando sia lecito o pietoso staccargli la spina. Non è un criterio la qualità della vita, che può essere valutata solo dall’interessato, l’unico autorizzato a decidere sulla propria vita e sulla propria morte e ad uscire di scena quando crede, come facevano con serenità gli antichi, condizionato solo dalla sua eventuale responsabilità verso altre persone. Non è certo un criterio il lasciare libero corso alla natura, la quale produce pure lo tsunami e le epidemie, alle cui vittime dobbiamo prestare soccorso. La Chiesa se la cava condannando l’accanimento terapeutico, concetto in sé vago, perché non si sa quando esso inizi; di per sé, ogni lotta contro la morte è accanimento terapeutico e guai se non fosse così, perché il primo dovere è quello di difendere ogni individuo.
In assenza di un’esplicita volontà espressa—il testamento biologico, in questo senso, è un fondamentale aiuto per affrontare il problema—ci si può affidare solo a un vago e sempre fallibile buon senso, che nel caso di Eluana Englaro sembra indicare come fosse tragicamente comprensibile lasciarla morire. Ossia aiutarla a morire, perché in questo campo non sono lecite ipocrisie: togliere cibo o altre sostanze necessarie per vivere significa togliere la vita; pure chi, seguendo la Chiesa che condanna l’accanimento terapeutico, smette di fornire al paziente le cure per la sua sopravvivenza deve sapere che egli lo abbandona alla morte e in certo senso gli dà la morte, perché ritiene sia, in quella circostanza, la cosa meno inumana. Naturalmente il buon senso — che non è né la morale, né la scienza, né la fede, né la politica, bensì un umanissimo, prezioso ma talora pure pericoloso e pasticcione stato d’animo — può sbagliare e in questo caso lo sbaglio è tragico.
Ma questo buon senso è, almeno per ora, l’unica precaria frontiera lungo la quale muoversi, perché altrimenti si cade in astrattezze ideologiche o in una truce concezione eutanasica dell’esistenza intera, la quale si arroga il diritto di stabilire il criterio della qualità della vita e il diritto di vita e di morte. Conosco uomini e donne che da anni continuano a vivere con persone amate ridotte a una condizione che impedisce loro ogni reazione e ogni comunicazione, ma non impedisce una misteriosa e concreta comunicazione affettiva; per usare una vecchia parola —la più antica, difficile del mondo, direbbe Saba —l’amore. Ora Eluana Englaro è in quella grande oscurità che, diceva il teologo gesuita Karl Rahner, è l’incomprensibile mano di Dio che raccoglie ogni destino; oscurità la quale non è forse meno importante della vita che va amata e protetta ma non idolatrata. Restano le ferite che la sua morte ha inferto a chi l’ama e quelle che l’indecente attacco, in suo nome, ai principi elementari dello Stato, ha inferto al Paese, alla qualità della vita di tutti. Anche un Paese può essere costretto a fare testamento.


SEGNALATO DA ROSARIO LOMBARDO

5 commenti:

Anonimo ha detto...

A chi pensa che ci sia vita su Marte ma non crede nel Paradiso, in riferimento al contenuto dell'articolo, segnalo e raccomando il film Lo scafandro e la farfalla ( anche in Dvd) e l'ultima pubblicazione per Adelphi di Simenon, Le campane di Bicêtre.

Anonimo ha detto...

Vi segnalo la copertina di Internazionale di questa settimana: illumminante.

Anonimo ha detto...

11-02-09 SHOAH: ARCIVESCOVO SALISBURGO, VATICANO VUOLE RIDURRE CHIESA A SETTA

(ASCA-AFP) - Vienna, 11 feb - Non si placano all'interno del clero austriaco le critiche contro la revoca della scomunica da parte di papa Benedetto XVI ai quattro vescovi lefebvriani, tra cui il negazionista Richard Williamson.

''E' necessario che la Chiesa cattolica sia 'purificata' per essere ridotta a un setta nella quale resterebbe solo un pugno di membri fedeli alla linea ufficiale?'', si chiede l'arcivescovo di Salisburgo, Alois Kothgasser, in una presa di posizione pubblicata da diversi quotidiani.

Allo stesso tempo, secondo quanto riporta il quotidiano Kurier, nel corso di una conferenza dei decani della diocesi di Lizn, 31 dei 35 religiosi presenti hanno respinto ieri la nomina da parte del papa dell'ultra-conservatore Gerhard Maria Wagner, 54 anni, a vescovo ausiliario.

L'interessato, che non figurava sulla lista proposta dal vescovo della diocesi, si era distinto negli ultimi anni in particolare per aver affermato che lo tsunami del 2004 in Thailandia e l'uragano Katrina che ha devastato New Orleans nel 2005 possono essere considerati castighi divini.

''Nella preoccupazione per la credibilita' della Chiesa e dell'unita' della diocesi, questa nomina non puo' essere approvata'', hanno affermao i decani, citati da Kurier.

Tradizionalmente legittimista, il clero austriaco non e' solito criticare le decisioni del Vaticano. Ma le controverse decisioni di Benedetto XVI hanno suscitato l'incomprensione, anche nei circoli piu' conservatori, e accelerato l'emorragia di fedeli, in particolare nalla diocesi di Linz, dove il numero dei cattolici che ha chiesto di essere cancellato dai registri si e' triplicato negli ultimi giorni.

''Quando non c'e' piu' fiducia nella Chiesa locale, la fiducia nell'autorita' centrale della Chiesa universale scompare'', sottolinea Monsignor Kothgasser.

Anonimo ha detto...

Clandestinoweb
TESTAMENTO BIOLOGICO: - MARINO SOSTITUITO DALLA SEN. TEODEM - FINOCCHIARO:NON C'E' NESSUN CASO
12 feb. - "Non esiste alcun caso Marino nel Pd". Ad affermarlo sono la Presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro e i senatori Dorina Bianchi e Ignazio Marino, membri della Commissione Sanita' di Palazzo Madama.
Il senatore Ignazio Marino "e' stato eletto Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario nazionale di cui ha chiesto, insieme a tutto il Gruppo del Pd, fortemente l'istituzione".
La senatrice Dorina Bianchi "lo sostituisce nella responsabilita' di Capogruppo nella Commissione Sanita' ed e' stata eletta, a voto segreto, all'unanimita' "

Anonimo ha detto...

Guido Ceronetti
La ballata dell'angelo ferito

Urlate urlate urlate urlate.
Non voglio lacrime. Urlate.
Idolo e vittima di opachi riti
Nutrita a forza in corpo che giace
Io Eluana grido per non darvi pace

Diciassette di coma che m'impietra
Gli anni di stupro mio che non ha fine.
Una marea di sangue repentina
Angelica mi venne e fu menzogna
Resto attaccata alla loro vergogna

Ero troppo felice? Mi ha ghermita
Triste fato una notte e non finita.
Gloria a te Medicina che mi hai rinata
Da naso a stomaco una sonda ficcata
Priva di morte e orfana di vita

Ho bussato alla porta del Gran Prete
Benedetto: Santità fammi morire!
Il papa è immerso in teologica fumata
Mi ha detto da una finestra un Cardinale
Bevi il tuo calice finché sia secco
Ti saluta Sua Santità con tanto affetto

Ho bussato alla porta del Dalai Lama.
Tu il Riverito dai gioghi tibetani
Tu che il male conosci e l'oppressura
Accendimi Nirvana e i tubi oscura
Ma gli occhi abbassa muto il Dalai Lama

Ho bussato alla porta del Tribunale
E il Giudice mi ha detto sei prosciolta
La legge oggi ti libera ma tu domani
Andrai tra di altri giudici le mani.
Iniquità che predichi io gemo senza gola
Bandiera persa qui nel gelo sola

Ho bussato alla porta del Signore
Se tu ci sei e vedi non mi abbandonare
Chiamami in cielo o dove mai ti pare
Soffia questa candela d'innocente
Ma il Signore non dice e non fa niente

Ho bussato alla porta del padre mio
Lui sì risponde! Figlia ti so capire
Dolcissimo io vorrei darti morire
Ma c'è una bieca Italia di congiura
Che mi sentenzia che non è natura

E il mio papà piangeva da fontana
Me tra ganasce di sorte puttana.
Cittadini, di tanta inferta offesa
Venga alla vostra bocca il sale amaro.
Pensate a me Eluana Englaro.