Lsu-LpU Calabria. "Basta con il lavoro nero di Stato". La proposta di Nidil Cgil.
PUBBLICHIAMO un documento sindacale della CGIL Calabria (Nidil) - nella parte, riferita alla vertenza del personale LSU-LPU - presentato a Lamezia Terme il 14 febbraio 2013 per l'iniziativa nazionale: 'Il Lavoro, le precarietà e gli strumenti'.
PER TROPPI ANNI si è discusso dei Lavoratori socialmente utili e di pubblica utilita' in termini di "problematica" o peggio ancora di come risolvere il "problema". Sarebbe ora necessario invece guardare a questo Bacino, come ad una risorsa che è stata, volutamente e convenientemente, celata da amministrazioni ed enti pubblici locali, regionali e nazionali. Un insieme composito e sfaccettato di conoscenze, saperi, professionalità', maestranze, manodopera, sul quale ora bisogna investire, in termini di regolarizzazione, di valorizzazione e di riconversione. Noi riteniamo che lo Stato, coerentemente ai principi costituzionali di efficienza, efficacia ed economicità della Pubblica Ammnistrazione, ha il diritto-dovere di investire sui lavoratori socialmente utili ed i lavoratori di pubblica utilità che hanno maturato competenze e professionalità in oltre 15 anni di servizio svolto presso le Pubbliche Amministrazioni, dunque un capitale umano ormai strutturato che non può essere disperso e che non può continuare a rimanere sotto scacco. Uno Stato che lotta per l'emersione del lavoro nero non può utilizzare lavoratori a nero per 15 anni, nascondendosi dietro una legislazione controversa, poca chiara e ormai superata. Normati dal D.Lgs. 468/97 successivamente modificato dal D. Lgs. 81/2000 i lavori socialmente utili e di pubblica utilità inizialmente nascono come impiego in specifici progetti delle pubbliche amministrazioni ma, quasi da subito, rientrano nelle ordinarie attività dell'ente. Per la legge, il lavoratore socialmente utile è un soggetto che fornisce forza lavoro in favore di un Ente, ma non è un lavoratore. Egli non ha un contratto di lavoro e la normativa impone che non si instauri alcun rapporto di lavoro. La sua "assunzione" avveniva infatti attraverso il reclutamento dalle liste di lavoro dei disoccupati o dei lavoratori in mobilità. Ma il lavoro che fornisce all'ente a cui è "assegnato" non è diverso dalla prestazione che fornisce un qualunque altro lavoratore, così come identica è l'utilità che ne trae il datore di lavoro (pubblico). Come si vede una raffinata (si fa per dire) "finzione giuridica" a tutto vantaggio (sotto il profilo economico) dell'Ente utilizzatore. Negli anni i lavoratori hanno sopperito alle carenze d'organico nella realizzazione ed erogazione di attività e servizi, acquisendo competenze notevoli e realizzato servizi, oggi, ritenuti indispensabili dalle persone beneficiarie. Questo non lo afferma solo
Essi sono:
1) sottoposizione del lavoratore al potere di direzione del datore di lavoro;
2) continuità della prestazione;
3) collaborazione offerta all'impresa dietro versamento della retribuzione.
1) sottoposizione del lavoratore al potere di direzione del datore di lavoro;
2) continuità della prestazione;
3) collaborazione offerta all'impresa dietro versamento della retribuzione.
Nel caso degli lsu lpu calabresi sono presenti tutti questi elementi, soprattutto a partire dal 2006 da quando cioè la Regione corrisponde anche la retribuzione integrativa oraria calcolata in base al CCNL enti locali, al netto, ovviamente, dei contributi previdenziali ed assistenziali, trattenuti ma non versati, ricordiamo infatti che la contribuzione, solo figurativa, é prerogativa dei soli lsu, gli lpu sono privi di alcuna copertura previdenziale.
Le azioni concrete che porterebbero alla soluzione definitiva si possono riassumere in questi termini:
- Considerando che il bacino al 15 giugno 2011 era formato da 5.251 unità, di cui 2.699 LSU, 2.226 LPU, 287 EX ART. 7, e da 39 lavoratori sospesi, oggi si stima in 5.200 unità. Di queste, circa 1.500 sono ultracinquantenni per i quali la contribuzione non risulta utile all'acquisizione del diritto pensionistico. Dunque si può pensare ad un migliore e diverso utilizzo di queste risorse e ad una forma contrattuale alternativa. In questo range sono presenti circa 500 ultrasessantenni per i quali si può pensare ad una forma di prepensionamento o di incentivi particolari.
- Fuoriuscita volontaria con un incentivo di € 40.000. Ipotizzando che per circa 700 unità l'incentivo sia appetibile, le risorse necessarie, una tantum, sarebbero pari a 28 milioni di euro, che già potrebbero essere presenti nei residui dei capitoli di bilancio della Regione Calabria, o reperiti attraverso i fondi europei destinati agli assi dell' inclusione sociale e dell' occupabilita'.
- Alla luce di quanto rappresentato il bacino si ridurrebbe a meno di 4.500 unità, per le quali il costo medio annuo di un contratto a tempo indeterminato e part time di 30 ore settimanali (che è lo stesso orario attuale) ammonta ad € 20.700,00, per un costo complessivo di 93 milioni di euro annui. Considerando che ad oggi per il pagamento dei sussidi lpu e delle ore integrative lsu lpula Regione Calabria spende circa 40 milioni di euro e che lo Stato per i sussidi degli lsu spende 20 milioni di euro, per un importo complessivo di 60 milioni di euro, ne deriva che vanno reperiti 33 milioni di euro per regolarizzare i lavoratori e ripristinare la legalità per lo Stato. Va aggiunto, a questo proposito, che lo Stato negli anni passati ha stanziato oltre 130 milioni per le stabilizzazioni lsu sia per la Regione Sicilia che per la Regione Campania. Noi riteniamo che la Calabria non può e non deve essere dimenticata ulteriormente.
- Per rendere più efficaci le azioni di stabilizzazione queste saranno rivolte, oltre che agli Enti utilizzatori anche a tutte le Amministrazioni pubbliche, anche in associazione tra di loro, e a tutte le Amministrazioni periferiche dei Ministeri.
- Considerando che il bacino al 15 giugno 2011 era formato da 5.251 unità, di cui 2.699 LSU, 2.226 LPU, 287 EX ART. 7, e da 39 lavoratori sospesi, oggi si stima in 5.200 unità. Di queste, circa 1.500 sono ultracinquantenni per i quali la contribuzione non risulta utile all'acquisizione del diritto pensionistico. Dunque si può pensare ad un migliore e diverso utilizzo di queste risorse e ad una forma contrattuale alternativa. In questo range sono presenti circa 500 ultrasessantenni per i quali si può pensare ad una forma di prepensionamento o di incentivi particolari.
- Fuoriuscita volontaria con un incentivo di € 40.000. Ipotizzando che per circa 700 unità l'incentivo sia appetibile, le risorse necessarie, una tantum, sarebbero pari a 28 milioni di euro, che già potrebbero essere presenti nei residui dei capitoli di bilancio della Regione Calabria, o reperiti attraverso i fondi europei destinati agli assi dell' inclusione sociale e dell' occupabilita'.
- Alla luce di quanto rappresentato il bacino si ridurrebbe a meno di 4.500 unità, per le quali il costo medio annuo di un contratto a tempo indeterminato e part time di 30 ore settimanali (che è lo stesso orario attuale) ammonta ad € 20.700,00, per un costo complessivo di 93 milioni di euro annui. Considerando che ad oggi per il pagamento dei sussidi lpu e delle ore integrative lsu lpu
- Per rendere più efficaci le azioni di stabilizzazione queste saranno rivolte, oltre che agli Enti utilizzatori anche a tutte le Amministrazioni pubbliche, anche in associazione tra di loro, e a tutte le Amministrazioni periferiche dei Ministeri.
OGGI più che mai, anche in fase di revisione della spesa pubblica, c'è bisogno di dare priorità al lavoro, e diciamocelo francamente nel Bilancio dello Stato ci sono spese che potrebbero essere tagliate, per finanziare politiche del lavoro. Spulciando il conto consuntivo dello Stato del
Fonte: Nidil CGIL Calabria.
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