28 settembre 2012

INGRESSO DI EMERGENZA


Quando in un film un gruppo di persone si trova in fuga, ad un certo punto, decide di sparpagliarsi. Ecco che ogni membro di quel gruppo si trova nella situazione di solitudine e di dover e poter da solo pensare a se stesso. Viene meno la solidarietà. Non dovrò aiutare nessuno e nemmeno sarò aiutato. Nel gesto di sparpagliarsi avviene una geografia nuova rispetto a quella di unità ed unione. Una geografia dove un territorio, in questo caso il gruppo, si disunisce e non si sa in che modo troverà un suo fulcro per continuare ad essere quel gruppo o quel territorio.
Ad Acri, più o meno, accade questo. La città, negli anni, grazie anche ad un benessere economico, si è estesa, e quindi sparpagliata senza alcun concetto urbanistico, attraverso la costruzione di case singole e palazzine, favorendo così un idea individualista del vivere comune. Lo sparpagliamento urbano, senza base concettuale, ha disgregato l’idea di comunità. A questa disgregazione ha, di certo, contribuito, come ripeto, il benessere economico. Se prima la povertà trasformava i propri impedimenti in solidarietà e quindi in forza collettiva, la ricchezza, invece dopo, ha favorito un’indipendenza individuale dalla comunità di ogni individuo, poiché attraverso la disponibilità del denaro ciò che prima si esprimeva in solidarietà diveniva acquistabile. Ma lo sparpagliamento e una sua solitudine conseguente hanno, certamente, favorito un concetto di disgregazione e disunione della società conveniente, sicuramente, non certo ai cittadini. Un certo cinema americano di genere horror definisce bene questo concetto, applicato sì agli stati uniti, ma estendibile anche ad altri contesti. Il terrore ed il male sono fuori e l’unico rifugio sicuro è stare dentro casa. Il terrore e il male sono metafora dell’unione di piazza per contestazione da parte dei cittadini.
Lo sparpagliamento, di conseguenza, favorendo la disunione, ha favorito che sempre meno il cittadino si considerasse comunità e voce unica contro una qualsiasi ingiustizia. Tale scenario sociale ad Acri è stato favorito dalla scissione della società e del vivere comune anche da parte di forme clientelari e servili nate soprattutto con la distribuzione di posti di lavoro, con forme di assistenzialismo e gestione di risorse.
Di certo, restando ad Acri, bisogna recuperare l’idea di essere comunità e soprattutto solidali e per esser tali occorre, prima, superare le barriere urbane dell’individualismo.

ANGELO SPOSATO

1 commento:

Anonimo ha detto...

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