14 aprile 2012

A PIEDI


Talvolta cammino per strada per cercare il bandolo di me stesso. La gente davanti al bar, all'edicola e la sua voce cambia come quando si cambia frequenza alla radio ed io sono il cristallo liquido o l'asticella tirata sulle frequenze in orizzontale. Mi chiedo a cosa serva la letteratura o leggere il giornale.
Poi vedo la gente piegata dalla crisi, più ferma, esternalizzata dalla propria gioa, insomma come se tutti noi fossimo dati in appalto. Il monologo di una finestra doppiata nella sua voce dal suono di un televisore, lavoratori escono dal pranzo nell'odore di carne in scatola.
Cammino, sento la fragranza chiassosa di piastrelle da una casa in ristrutturazione e sempre la gente piegata dalla crisi, la sua gioia raschiata nel fondo delle cambiali. Incrocio ragazzini fumati di hashish e merendine.
Cammino e vedo le facce nell'abisso, un metro più in là, il ciglio che si sgretola, uno smottamento ne allarga le spalle. L'abisso come una faglia che si sparpaglia e propaga il suo sisma. Poi penso che ci saranno giorni di letteratura e rivolta e le strade di nuovo grasse, adesso, invece, smagrite.

ANGELO SPOSATO

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