23 aprile 2012

ACRI NON LUOGO


Non ho mai pensato che Acri fosse una città dall'anima sovversiva, pronta a battersi per i propri diritti. C'è stata, in passato, qualche cosa di simile, ma più legata ad un pensiero individualistico in un contesto allargato ed affine a questo individualismo che ad una spinta ideale e reale di migliorare l'esistenza collettiva.
La politica ed il familismo locali hanno generato, nei decenni, un cittadino acrese senza coscienza che, assurdamente di buon grado, va a rigenerare questa politica e questo familismo.
Tale atteggiamento si perpetra nei cittadini acresi con l'inflessione al servilismo come tratto antropologico di una diffusa sottomissione ai latifondisti e notabili locali presente nelle epoche in cui il popolo era poverissimo. Ma non è questo che mi interessa adesso, perché dire solo questo sarebbe come dire che la classe politica abbia ragione di certi suoi atteggiamenti di prevaricazione solo perché il popolo si sottomette. questa inclinazione dei cittadini acresi a rendersi ricattabili non esime la politica dalle sue responsabilità.
Tutto ciò è dovuto all'assenza di un tessuto culturale che andrebbe innescato dalla sensibilità rivoluzionaria sia dei cittadini che dei politici e non da un intellettualismo elitario e censitario, organico ad un sistema di cose che invece dovrebbe cambiare.
Acri è una città per lo più incivile, che asserisce un dissenso solo in funzione di patti venuti meno ed anche la forma più immediata di questo dissenso, cioè lo scrivere contro, diventa funzionale ad un costume reazionario sul modello della faida. Il dissenso, che sia in forma di critica ed analisi o in forma di azione indipendente, non può prescindere dal pensiero e quindi dalla conoscenza che sparpaglia le proprie fibre a creare tale tessuto, dove poi attecchire una innovazione del sistema locale. Per esempio, Acri non ha mai avuto un indirizzo economico e di risorse proprio perché non è mai esistito un tessuto culturale che proponesse e costruisse un intelligente e solido futuro per l'economia locale. Infatti, la crisi a livello territoriale si nota dal fermo di una conseguenza del benessere, cioè l'edilizia sia pubblica che privata. L'edilizia è stata sempre l'effetto di quella causa di benessere che giungeva ad Acri dall'emigrazione e dall'immissione di liquidità, dall'assistenzialismo e dai finanziamenti pubblici. Questo prova che la coltre di ignoranza ha impedito di vedere il destino a termine di queste risorse esterne, e sia la politica e sia la cittadinanza hanno preferito approfittare di vacche grasse senza pensare di estendere il pascolo. La mancanza di cultura ha prodotto questo limite ed in più ha favorito solo la presenza sul territorio di determinate figure professionali a corona dell'edilizia. Se altre tipologie di lavoratori hanno potuto trovare spazio professionale in altri ambiti è stato solo perché la città si è incrementata in numero di abitanti, ma questo non oggi.
Ecco allora che l'atteggiamento servile e reazionario, proprio degli acresi, ha prodotto una città incivile e rabbiosa, che manifesta il proprio dissenso, solitamente, solo con l'innesco di faide per niente positive per il resto della collettività onesta e con la schiena dritta, che al momento è l'unico vero contributo alla formazione di un tessuto culturale che fornisca le basi per cambiare, prima che, compresi anche noi, tutto diventi, completamente, una ruggine di amianto su questi luoghi.

ANGELO SPOSATO

1 commento:

Anonimo ha detto...

Sarei curioso di sapere le motivazioni che proferirà in pubblica piazza...davvero la gente non ha vergogna...ci sarebbe bisogno di registrazioni audio-video per tenere traccia di tutte le balle proferite e delle promesse fatte....di sicuro una delle giustificazioni sarà..."è una grande occasione per il paese", "è stata una decisione sofferta", "nonostante tutto abbiamo fatto tanto e tanto continueremo a fare se ci accorderete la vostra fiducia"....la risposta unanime dovrebbe essere una sola: "Levati dai....."