
«Giuro che quest’anno gli rompo il culo, di sicuro, a quel gran ciccione.» Una determinazione ferrea e ben strana sul faccino paffutello di un poppante dell’asilo: cinque anni contati. Babbo Natale è avvisato, non può sgarrare. Il paparino fiero: tuttu u patru, benirica! Il marmocchio s’aspetta, da tre mesi almeno, un bel paio di pistole fiammanti e la sua ostinazione non ammette discussioni, nemmeno fosse un cowboy provetto, il figlio naturale di Ignazio
«Eppure lo sa che si mangia alle otto in punto, no?» Il paparino è furente. Ogni sera la stessa storia. Ogni sira na novità! Quasi glielo faccia apposta la figlia di... Tutta sua madre. Quindi, rivolto di nuovo alla mogliettina, all’altro capo del tavolo da sei, ad urlarle: «cos’altro vuole?» La mogliettina scrolla la messa in piega fresca di giornata e non prova nemmeno a replicare, mentre il fiume in piena del coniuge si scaglia collericamente in una tirata sull’educazione impartita dalla madre alla figlia per poi arginarsi nel consueto abbaiare sulla stupidità della medesima figlia, quasi fosse figlia solo i ra mugliera e di lei sola, e quel misero spermatozoo, nell’immanenza del concepimento della creatura, egli non lo abbia neppure messo in gioco. La dolce metà a preoccuparsi delle ultime parole, le più amare da digerire, sebbene inconfutabili per il tono tranquillo con cui il marito le spiattella: «lo stipendio se n’é già andato, e a gennaio tu lo sai...! Tasse, canone, marche da bollo, bolli e bollette, gli aumenti possibili, quelli preventivati e quelli ingiustificati... E grazie a Diu ca c’è Berlusconi!»
La figlia, quindici anni appena, a spendere e spandere come un’ossessa con la complicità della madre. ...Chissà quanti paia di scarpe, chissà quanti vestiti e quante fricularije touch-screen e non?! Armadi su armadi, Cristo Santo! Come se i soldi spuntino sugli alberi o egli stesso si metta a fotocopiarli nella copisteria sotto casa! Come ricompensa a sbattergli in faccia un collaudato catalogo di smancerie. ...E quel “papi” del cazzo, poi, che sta a significare? Papi di qui e papi di là, nel rivolgergli, quanto più le conviene, la parola. E baci e abbracci. Tutta la puttana di sua madre! La mammina, la dolce metà che gli sussurrava, un tempo, mentre se lo stringeva a sé: ...tenímmoce accussí: ánema e core... /
nun ce lassammo cchiù, manco pe' n'ora... Prima da fidanzati e poi da sposati, ogni ricorrenza, ogni anniversario, ogni festa sempre regali, regali su regali... e mai una volta a dire stavolta fattelo tu un bel regalo! A me non ci pensare. ...E la figlia? Tutta a mamma, beniricari!
Il fatto che la creatura porti il nome Noemi non è da interpretare come un segno del destino. Dall’estate scorsa però, la santarellina, per dare una decisa sterzata al destino, ha cocciutamente iniziato a farsi chiamare Ruby per marcare la propria forza di volontà nel perseguire il solo e unico obiettivo nella vita: finire al più presto in tivù, con qualsiasi mezzo, e restarsene lì bell’incorniciata per il tempo necessario che la si riconosca per strada, incontrovertibilmente, come una vera vip del piccolo schermo. Un giorno o l’altro, chissà cosa gli avrebbe combinato, la santerellina! ...A mugliera deve starsene ben attenta e darsi pure lei una regolata! Con tutte i fricularije touch-screen e non in camera sua, da scommetterci un occhio della testa, che se la sarebbe ritrovata presto o tardi sconciamente cum’avìa fatta a mamma su facebook, you tube e chissà dove cazzo ancora! ...E pu’ chisà chini avrebbe potuto stanare in una chat i chiri? ...E gli amici al bar che gli avrebbero detto? Niente gli avrebbero detto. A ridersela alle sue spalle, senza nemmeno alludere alla cosa, ...e pu’ a sira avanti u computer... Madonna Santa, solo a pensarci l’aggrizzavani i carni! Un’affilata fitta al colon ad intimargli di non dar retta a tutti i pensieri a fiorirgli in zucca. Solo il buon proposito di prendere saldamente in mano le redini dell’educazione della figlia, giova a distrarlo per un momento, mentre un altro rovello gli s’incunea pervicacemente nel cervello: ...e cumu fazzu?
Il figlio, intanto, se ne sta accucciato come un cagnolino bastonato a rimestare nella scodella, senza allungare una cucchiaiata che sia una alla bocca. Un’occhiata torva e il bambino sposta lesto la mano dalla Coca Cola, mentre il paparino in cuor suo accarezza la sensazione netta che sia proprio figlio suo e che Ignazio
Il figlio non vuole saperne di mangiare. Zuppe e minestroni non gli piacciono. «...Ma papà, lo sanno tutti che con
L’urlo della moglie a congelarlo. «...Ma chi sta faciennu? ...Ca a cucina è gia pulizzata! Resta sulamenti i gazari a tavula e mintiri i piatti ‘ntra a lavastoviglia.» Cristo Santo, chi mugliera! Solo buona a mortificarlo e a tarpargli qualsiasi spirito d’iniziativa! ...Ma da quand’è che non gli cucina nu piattu i maccarruni o na lagana e ciciri? «...A pignata?» «E chi r’è?» Accussì arrispunnìa a signura alla lecita richiesta i na piagnatella ogni tanto. Non fosse stata ppi r’a bonanima, paci all’anima sua!, ...che prima, a pranzo, ogni domenica adduvi a mamma sua, ringraziann’a Diu!
Meglio tagliar corto. Ne ha fin sopra i capelli, il paparino. «...E figliata mo’ cchi vo’?» Alla dolce metà non dispiace quel chiedere tanto svagato quanto frettoloso e con una voce da usignolo cinguettando annuncia: «un interventino di rinoplastica.» Per poi cercare di argomentare: «è convinta che, per sfondare, il suo faccino ha bisogno di quel qualcosa in più che solo il naso di Belen Rodriguez può regalarle. ...Non vorrai che tua figlia rimanga fuori dall’agenzia di Lele Mora?»
«...Ma ti senti come parli? Tu sei pazza. Non sai quello che dici.» Il maritino è furibondo. Vorrebbe prenderla a schiaffi. «Una bambina di quindici anni, in pieno sviluppo, un intervento di rinoplastica? Sei una pazza a dar retta ad una scimunita cum’a figliata! ...Ma, dico io, ma si può?» E nel reiterare il “...ma si puo’?”, cambiando tono ed intensità della voce, a non capirsi se interpelli se stesso, sua moglie, Babbo Natale o il marmocchio, che ancora non ha toccato nulla nel piatto ormai freddo, ma si è scolato un bel bicchierozzo di Coca Cola e sembra fregarsene di quell’ordinaria disputa, catturato dalle immagini sfavillanti di un Toshiba 55''.
...Da non valer la pena nemmeno starla ad ascoltare! Cosa non ha e non hanno fatto negli ultimi due anni? Sempre in giro per l’Italia come zingari. Roma, Napoli, Cologno Monzese, non c’é studio televisivo che non abbiano visitato, non una piazza con troupe televisiva a cui abbiano rinunciato, non una disgrazia che abbiano scartato. L’Aquila, Napoli, Avetrana, Brembate, tutto per un’inquadratura da raccattare per la pulzella e sua madre. Domenica prossima sarebbero tornati ad Avetrana, per via della Barbara D’Urso che si sarebbe collegata con Buona Domenica e accussì... Che
A questo punto l’entrata in scena delle urla sguaiate della figlia, una rodata sequela di campane a morto, con tutto un carico inflazionato di lacrime, rabbia e parole smozzicate sarebbe stata inevitabile. Nessun colpo di scena: il canovaccio a ripetersi immutabile da un paio d’anni a questa parte. Tutte le discussioni in casa a riguardarla e l’oggetto delle discussioni, immancabilmente, a palesarsi con una scenata sempre uguale a se stessa. Il padre a guardarla senza riconoscere più nella ragazzina lì davanti il frugoletto che stringeva fra le braccia solo qualche anno prima. La madre a cercare di zittirla in qualche modo: «sta zitta, figlia mia! Zitta! Zitta! » Quindi rivolgendo una occhiataccia sprezzante al coniuge: «zitta! Zitta, che tuo padre... » Il maritino, studiandosi con occhio attento il bel figurino di Alessia Marcuzzi in televisione, a rimuginare fra sé e sé: ...tuo padre un cazzo! E la consorte: «...ma scusa caro! Il numero di Platinette. Non m’avevi detto che te l’aveva dato il numero? Non è che te lo sei perso?» La figlia a zittirsi. Il figlio a distogliere lo sguardo dallo schermo. La moglie che pende dalle sue labbra. Egli tace.
Nella mente del paparino i pensieri ad inanellarsi l’uno all’altro, un flash dietro l’altro. Certo, sarebbe potuto andargli peggio! Ritrovarsi con una figlia secchiona e magari col grillo in testa di seguire la marmaglia degli studenti in sciopero, senza farsi scrupolo nel mettere a ferro fuoco strade, viali e piazze. Per fortuna la figlia di questi grilli in testa nemmeno per ischerzo, tanto che, probabilmente, l’unico libro che ha letto per intero in vita sua rimane il sussidiario di terza elementare. Incalzante un interrogativo a depistarlo ancora: ...ma li usano ancora i sussidiari alle elementari? Con un’aria più truce che interrogativa mamma e figlia a scrutarlo. Il paparino a domandarsi con ingenuità perché le due continuino a fissarlo. ...Ma cchi cazzu vuolini?...Cchi po’ fari u povaru? ...Il numero di Platinette? E picchì? Per Amici di Maria De Filippi? ...Ma se la figlia non ha nessun talento ed è stonata come un cane! Certo, non è proprio il caso che io la spiattelli papale papale come la penso. Non è proprio il caso. E che dire, allora? Deve trovare pur qualcosa da dire. Certo non può dire che il numero di Platinette l’ha strappato per poi subito pentirsene, eppure una soluzione ci deve pur essere. La figlia, il volto rigato dalle lacrime, lo guarda. Il figlio, ormai disinteressato alla questione, fissa lo schermo: cchi ssi nni fricari u quatrariellu? U quatrariellu vo’ suli rua pistoli ppi Natali! La moglie cerca di incenerirlo con uno sguardo di brace. Ed egli, come un ippopotamo nella fanghiglia, cerca di svicolare limitando gli schizzi: «Possibile che nemmeno a Natale si possa stare in pace in questa casa? Se Dio vuole, ci facciamo il Natale e Capadonno e pu’ si ni parra.» E rivolgendosi tutto contento alla figlia: «...Ca papà, ppi Capuddannu, ha già prenotato cincu chila i botti: ca st’anni armeno ppi vintiquattr’ura... » La figlia a lanciarglisi contro a pugni chiusi. La mogliettina ad immobilizzarla, ma lei peggio di una furia. Il figlio a strattonarlo da dietro per la giacca: «le cartucce, papà! Le cartucce delle pistole. ...Ché, sparo pure io, papà!» Cristo Santo! ...E cchi cazzo! ....Crisci figli e crisci puorci! ...Basta! ...Basta! Il paparino tutto rosso in faccia dà seguito come può a tutto il suo repertorio. La sua sottile cattiveria, però, tracima e sbaglia bersaglio: «e tu finiscila cu ssi cazzi i pistoli, si no vaju a ri pijari e ri fazzi regli regli!» Il bambino ammutolisce. S’allontana e piange in silenzio, raggomitolato su una poltrona ben distante. Il padre implacabile: «...ma possibile ca nu quatrariellu spiertu cum’a tia crira ancora a Babbo Natale? Ca s’un c’era patritta atri ca cartucce, pistole e bombe a manu!»
La furia della figlia, intanto, s’è dissolta in una vampata. Immobile, il volto sfatto, i capelli d’un biondo tenue e tutti scompigliati, a restarsene lì davanti con sfida. Le sue parole a ferirlo più di quei pugni dati senza nessuna forza: «...Ed io me ne vado col primo rumeno che incontro per strada! Puoi giurarci.» ...Cristo Santo! Un rumeno? Ma se di rumeni il paese è pieno, rimugina fra sé. Da quando si son fatti a casa a ru Campu Sportivo, pu’, i rua vasci e tri cammiri a ru paisu li hanno affittati. A dei rumeni per l’appunto. In nero. E quei soldi, o di riffa o raffa, finiscono sempre per andarsene dietro i chiuriti i culu i mamma e figlia! ...E la figlia che fa? Gli dice che vuole andarsene col primo rumeno che incontra per strada, ...ma portaci pure a mammata! Quasi gli avesse letto i pensieri in testa la moglie lo raggela con un'altra occhiata delle sue, e per rassicurare la figlia le promette solennemente che il padre non avrà nulla in contrario per l’intervento. Il padre non sa che pesci pigliare. Si sente in gabbia. In televisione il Grande Fratello sgrana il rosario delle nomination. Non se ne è persa una puntata di quel reality. La figlia in quel programma sarebbe perfettamente a proprio agio. Il fatto è che ci vogliono gli agganci giusti, prova a giustificarsi fra sé e sé. Senza raccomandazione in Italia non fai un cazzo!
La porta sbatte ed è già fuori casa. Deve berci sopra qualcosa di forte. ...Certo conoscesse Emilio Fede, Alfonso Signorini o Mariano Apicella!
È tardi. L’aria è gelida e il fesso è uscito solo con la giacca. Forse nevicherà. No, il bar no. A quell’ora e di lunedì la sua presenza potrebbe destar sospetti. Gli amici sanno essere davvero fetenti quando vogliono. Si rintana in macchina, quella della moglie, che rimane quasi sempre fuori dal garage. Accende la radio. Le note di “Anema e core” si srotolano dolcemente nell’abitacolo della macchina. Chiude gli occhi. Pensa a quand’era bambino. Pensa ai suoi Natali passati. A ri mpigliulati, a ri vissinielli, alla letterina sotto il piatto, al presepe... ai regali. ...Ma perché se l’è presa cu ru guagliunu? ...E perché un marmocchio di cinque anni contati non può credere ancora a Babbo Natale se c’è tutto un popolo che crede, spera, e tifa per (Na)Babbo Natale? E perché un bambino no? Certo il popolo lo invoca, lo brama, lo chiama Silvio, ma cosa c’è di diverso rispetto al sentimento d’un bambino di cinque anni contati per il vero Babbo Natale? ...Non che l’altro sia proprio finto fino a ra punta i ri capilli! E che va cercando tutta la gente che pare non abbia null’altro da fare che protestare? ...Ché di tanti comunisti in Italia nemmeno quando c’era a bonanima i Berlinguer! La gente di Terzigno, gli operai di Pomigliano, i pastori sardi, gli alluvionati, i terremotati, gli extracomunitari appesi sulle gru... a povira genti e ra genti i merda... E con tutta la violenza impunemente nelle strade e nelle piazze chi si vo’ fari? A pensarci bene, ghillu, da studente, non c’è l’ha avuta per nulla la possibilità di partecipare al “Grande Fratello”, ad “Amici” o a “Chi vuole esser milionario?” o..., che non fosse stato per la discesa in campo di tutta Fininvest e Babbo Natale Berlusconi nemmeno delle opportunità del genere ci sarebbero state ppi r’a giuvinturna a spasso! ...Ma perché rimuginare ancora? Ghillu non è certo uno di quei scribacchini che non ha tempo da perdere e che il web raccata qui e là con tutti gli errori, gli orrori, i refusi, le deviazioni e le deiezioni del loro scrivere del cazzo!
Forse per la dolcezza malinconica della canzone, forse per la stanchezza, a questo punto il paparino piomba in uno strano stato di dormiveglia. In lontananza uno scalpitio, uno scampanellio, una aroma friabile. La neve. Il dolce tepore di legna che arde. In bocca il sapore di quei torroncini alla mandorla della pasticceria Longo. U quatrariellu, come ha visto fare in tivù, prende il panettone e lo mette al centro del focolare e dice: «Papà Natale, buttati!» La portiera che si apre, mentre l’aria gelida riempie l’abitacolo e addio tepore del focolare! Una figura tutta borchiata e tatuata, in perfetta tenuta sado-maso, si siede con un tonfo nel sedile accanto. «Madonna Santa, ...
Rosario Lombardo
2 commenti:
Avanti avanti cum’u curdaru. Breve excursus sulla solidarietà & partecipazione supa i maccarruni
http://www.bisignanoinrete.com/?p=3134
MA CHI CAZZU HA SCRITTU ROSA
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