4 gennaio 2011

2011: ODISSEA NELLA SFASCIO


Spero tanto che questo a scorrere sia un anno sparso di contestazione e rivolta, ma ci credo poco, ad Acri poi!. Ci soffiano l’ospedale da sotto il naso e non diciamo nulla, infatti, il ridimensionamento della sanità regionale toccherà il nostro ospedale dal 2012, i Punti Nascita sono un’altra cosa.

Ci hanno resi apatici, ci hanno resi clienti di un negozio che non aprirà mai, l’illusione di stare in fila perché prima o poi si otterranno le grazie del commerciante.

Acri è una città senza musica, saccheggiata da qualsiasi sentimento, resa in ginocchio da un istinto di adorazione per niente cristiano. Il 2010 è stato l’anno di Trematerra sindaco e della sua corte, del ritorno del merolone (peccato sempre che la caccia fosse chiusa), dei consigli comunali di mattina ad un orario poco democratico, l’anno di un serpeggiante terrore, della riverenza e dell’accondiscendenza totale. Non vedo nulla di positivo in questo. I partiti tesserano, fanno le tessere a tutti, io invece ho la tessera di un night ed un’amica spogliarellista: può servire a qualcosa?

Il 2011 non sembra cambiare espressione al viso della città, questi sono anni dove servono le palle, ma qui, invece, tutti continuano ad usare il culo. Come uscire da tutto questo? Da questo affossamento, da questi scavi cimiteriali, da questa fuga, da questa elargizione di idiozia.

Il tempo scorre, il sindaco se ne andrà ogni tanto in gita al parlamento europeo e noi, tranquillamente, troveremo sempre più autobus per emigrare, massicciamente è ripresa la transumanza lavorativa stagionale nelle località turistiche, l’idea del viaggio non secondo Chatwin. A parte l’ironia, credo che serva una seria presa di posizione contro la stasi politica ed amministrativa da cui è compressa la vita della città. Certo, Acri non è una città libera, perché i cittadini cedendo al clientelismo sono ricattabili per sistema, ma ancor più negli anni è stato sfilacciato e stracciato un tessuto culturale e sociale dove potevano attecchire idee di cambiamento. E’ difficile uscirne, qui tutti sono amici di tutti, non c’è una reale passione ed opposizione politica e culturale, ho assistito ad alcune contestazioni verbali pervase solo di astio personale. La collettività non esiste più ad Acri, quell’elemento di solidarietà che ha contraddistinto l’evoluzione dell’uomo, e non esiste nemmeno l’autodeterminazione individuale, tutti sono corrotti da un pensiero di gruppo fatto di persone sole, incattivite da un bavoso arrivismo. Cerco qualcosa di esistente ad Acri ma non trovo nulla, nemmeno quei fossili di un passato che non è mai stato futuro. Sembra ancora il paesello di Padula quando egli, prete-scrittore, si schierava contro Sprovieri, e penso alla sorte ed alla toponomastica: via Padula tange Piazza Sprovieri!

Non sono sicuro che ad Acri, in questo momento, ci siano amministratori decisi a risolvere il futuro della città. Le casse comunali sono vuote ed indebitate, lo Stato ha tagliato ancora più fondi agli enti locali, l’economia è un disastro, la saturazione del capitalismo. Non vedo i nostri amministratori calati nel mondo, aperti a proporlo ed a farsi proporre il mondo stesso, vedo in loro solo un’ adesione ad un modello politico fighetto e di regime. Eppure, sarebbe il momento di dare una direzione alla nostra città, indirizzarla verso un programma di sviluppo economico, decidere su cosa puntare. Ebbene, gli amministratori, con in testa il sindaco, non danno l’impressione di voler prendere il toro per le corna, il loro sembra un vivere alla giornata, con quella solita spocchia che hanno i politici quando si sprecano nella forma e non nella sostanza. Io mi consolo con la libertà, buon anno di letteratura e rivolta a tutti.

ANGELO SPOSATO

3 commenti:

Unknown ha detto...

ma i nuovi 7 nani?
- accattàlo
- rogitàlo
- bollàlo
- shrummentàlo
- accatastàlo
- misuràlo
- avvisàlo

J. ha detto...

!!!!!!!

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- Terremoti a parte,
nei recenti sconquassi urbanistici italiani
l’inventività architettonica e quella politica,
diversamente edificanti,
stanno dando prova di grande solidità.

p.s. ha detto...

- Il tempo passa col suo solito corteo di buone e cattive notizie... Tranne che per i politici si direbbe, resistenti ad entrambe. Ci si può chiedere allora perché mai la vita, talmente varia nelle sue continue invenzioni, dopo averli mummificati all’inizio delle rispettive carriere (se non prima), si intestardisce e li conserva intatti, uguali a se stessi per l’eternità generalmente. Quale straordinario mistero italo-egizio si nasconde sotto tante fisse sembianze, dietro certe perenni maschere funerarie?
(da ritoccare)