1 luglio 2010

CALCIO-RELIGIONE



Il calcio è una quasi perfetta metafora della religione. D’altronde, da noi ha preso diversi aspetti della grande messa domenicale, com'è noto. Osserviamo lo stadio com’è fatto, com'è stato concepito. Il suo perimetro esterno corrisponde alla separazione tra il qui presente, dove si gioca e si vive, e l’aldilà. Come in una chiesa, ci sono i banchi per l’assistenza, che implora, prega, patisce, spera, maledice, inneggia e canta. I guardalinee sono degli angeli custodi (i limiti da non oltrepassare) che avrebbero vinto il concorso indetto dalla FIFA. Gli allenatori, altrettante guide spirituali. La vita e la morte: si perde o si vince, dannazione o salvezza. Penitenze e premi. Salite nei gironi superiori, mentre nella Chiesa le retrocessioni, le cadute nelle serie inferiori sono definitive. Si tratta di una delle poche, importanti differenze. Il bene ed il male: falli come fossero peccati danteschi e nobili gesti di riscatto, bontà, generosità, o di gloria con relative beatificazioni dei grandi idoli come se si trattasse di santi. Estremo rigore... come una delle pene supreme insieme ad altre condanne e scomunicazioni più o meno gravi (alcune, quasi apocalittiche: come la più o meno lunga squalifica-dannazione purga-territoriale del campo e dei tifosi-fedeli). Semplici ammonizioni o cartellini, giallo o rosso. O perdono dell’arbitro che, contrariamente a S. Pietro, essendo più umano, puo' lasciarsi corrompere o più semplicemente impietosire. Fra l'altro, oltre alla diversità delle possibili corruzioni di arbitri e calciatori, pensiamo alle quotazioni di questi nel faustiano mega calcio-mercato dove si vendono anima e corpo ai diavoli, loro maggiori offerenti. La Rete al posto del Cielo come agognata meta finale. Con una rimarchevole novità quest'anno: le vuvuzela al posto delle trombe celesti. Infine, il pallone attraverso il quale tutti comunicano, da imbucare, che ci fa pensare alla sacralità dell'ostia, da imboccare.


NINNILLO ALGIERI

1 commento:

J. ha detto...

...è cosi sia. adesso capisco perché don S. invece di dire amen, in ebraico, ogni tanto dice gool, in inglese....