11 marzo 2009

CONTEMPORANEO


La nostra città sta vivendo una completa assenza si sé. E’ vacua, vacante, espropriata della sua storia ed amputata della sua contemporaneità potenziale. Acri è una città che, a differenza di altri piccoli centri, possiede una sua letteratura, un suo percorso letterario sfilacciato per molti decenni. Si veda Padula, Arena, Iulia, Autieri, il mio preferito Filippo Greco, Franco Curto.
Eppure, questa città non viene più raccontata. Si è dileguata sia dal racconto quotidiano che da quello più astratto, quindi artistico e letterario e la sua immagine viene dipinta in maniera ciarliera.
Riappropriandomi della mia cittadinanza acrese, dopo tanti anni trascorsi a Roma e completamente distaccati dall’adolescenza vissuta ad Acri e dalla sua realtà e rileggendo il bellissimo libro “UN WEEK END POST-MODERNO” di Pier Vittorio Tondelli, trovo che qualche anno fa, nella nostra città, fossero molto diffuse alcune connotazioni descritte dallo scrittore emiliano nei cambiamenti sociali, culturali e di costume espressi negli anni ottanta.
Acri è stata a suo modo, con una manifestazione meno articolata, una città post-moderna, quindi rivolta ad un processo di mutamento, di deviazione rispetto a qualcosa di più vecchio e cencioso. Oggi, però, bisogna definirsi con la contemporaneità o, comunque, cercare di determinarsi verso una direzione più futuribile per il suo contesto storico, sociale e culturale e la nostra città, invece, sembra scomparsa da qualsiasi trama indirizzata verso il contemporaneo. Non esistono un racconto od un’eresia che invitino al futuro, al contrario vige un esercizio di attorcigliamento, una forma di barricata intellettuale e culturale piazzata contro qualsiasi incursione di modi e mondi diversi.
Ad Acri esistono molti mezzi di comunicazione, tra cui un museo, una fondazione, siti internet, scuole, un mensile di cultura, una radio, una televisione, associazioni, ed un giornalismo locale, anche se quest’ultimo, insieme ai siti, ha assunto un carattere tedioso e funge troppo da bacheca e pulpito per i politici. Nonostante ciò, la città è completamente svanita, resa superficiale nella stima della sua capacità ad essere ed è diventata cattiva, per niente partecipe a se stessa. Tutti i mezzi di comunicazione non riescono a costituire una piattaforma in cui poter stabilire basi e direzioni, se non quelle a favore del circolo vizioso della politica. La mia deformazione “poetesca” mi induce sempre a cercare oltre una messa in piazza chiacchierona ed alquanto patetica e violenta nel travalicare verità. Trovo insabbiate molte significanti e significati dell’esistenza di Acri, non esistono codici che portino altrove da questa desolazione, in cui è difficoltoso tessere qualsiasi altro tessuto che non sia l’ignoranza. Talvolta, ci si meraviglia dell’integralismo religioso di tante nazioni e della de-formazione culturale dei suoi popoli, ma ci siamo chiesti quante similitudini ci sono con noi? Quanti retaggi e quante informazioni deformanti vengono inculcate nei cittadini acresi e del sud in generale? Quanto siamo arretrati nell’approccio al mondo, alle sue novità? Quello che più mi spaventa non è l’esercizio di chiusura dei politici per meglio gestire, creando più clienti che rompiscatole, ma l’impostazione polverosa ed anziana di molti miei coetanei, il loro proseguire su una strada di involuzione. Può sembrare assurdo, ma il paragone ci sta tutto, perché se in paesi lontani si usa la religione in maniera dissacrata a propria immagine per opprimere il popolo, dalle nostre parti si usa il bisogno e le necessità della gente per creare adepti del proprio tempio, portando la politica e la cultura ad una fatwa contro tutto ciò che è sovversivo o almeno diverso.

ANGELO SPOSATO

12 commenti:

me ha detto...
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Anonimo ha detto...

Esimio Angelo sono in gran parte d’accordo con te, e d’altronde mi risulterebbe difficile non esserlo. Quello che tu descrivi però è un male non solo della tua Acri, e non penso che sia di questi ultimi tempi. Quando navigo in rete mi convinco sempre più che la “categoria” contemporaneo sia stata smantellata. Le poche novità sono affogate nel mare magnum dei soliti noti e del già conosciuto o spesso sono fine a se stessa. Passato e presente si annichiliscono. Non c’è un guizzo. E questo vale per tutte le categorie dell’arte. La Calabria non si racconta e non viene raccontata, perché non se ne sente il bisogno. Certo ci sono le congiunture, i mille ostacoli, però la cosa più grave è che si è smarrito il segno, i sogni, la necessità del mettersi in discussione e di mettere in discussione il mondo in cui si è “costretti” a vivere. Richard Yates diceva di aver bisogno non del successo ma di lettori. I potenziali lettori dalle nostre parti li trovi magari al Carpaccio, a fare le feste ad un cretino che è famoso solo perché è apparso un tivù. Poi magari quel citrullo te lo ritrovi su un palco d’estate che fa pendant fra l’assessore alla cultura, lo scrittore in vernacolo ed il suonatore di zampogna. Ed il futuro ?

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...

Cara Giulietta, qui sopra avresti dovuto sviluppare alcune delle tue pericolosissime affermazioni! Ci vai giù troppo in fretta coi tuoi tre puntini rompipa... Scrivere nella finestrella, alle quasi due di notte! Ma ti rendi conto?
Ed in più, permetterti di criticare certi aspetti del gauchisme acrese...
Ma non ti sei ancora accorta che quando lo fai, sul blog A gonfievele si passa, improvvisamente, dai tempi "tranquilli" in cui pero' dite tante cose interessanti, ad altrettante alzate di scudi, e lance?
Soprattutto, smettila di provocare le sante verità, acquisite...
Devo dirlo a Salvatore di farti la morale?
Ed io che credevo tu fossi già a nanna, magari insieme a Penelope ed al nostro amico J.xck.
O a far ahh ahhh...
Mah, ma petite chérie, tu non cambi ami! Come quando ci conoscemmo, tempo fa, anche se per qualche giorno solamente, ma meraviglioso,
Tu, ma belle, ma toute douce, la prof, e me.
Ah, come giro gli occhi un solo, breve istante, tracchete e paffete e ritraplipaffete e tutti quanti i guai, ne combini una delle tue!
Insomma, bordel de bordel quadruplo! non ho ben compreso: ma tu, oh innocente demoiselle, sei post-moderna? O all'antica, ma senza gli asini e un po' adesso super e cyber? O "tipo" post sessantottina alquanto tardo romantica e/o contemporaneamente assai ritardataria su varia attualità letterarie (Politico-filosoficche soprattutto. Per far piacere a certi amici che preferiscono, sicuramente, lo slancio che permette la Poesia, sia a destra, che a sinistra...), ex contro quasi tutto, insomma, o poco ci manca; ma che pero' è ben contenta (come tanti oramai borghesucci ex militanti adesso con bella posizione sociale) d'avere la famigliola soprattutto quando serve. O che?
Vedi, nel secondo commento soprattutto, non riesco a situarti ideologicamente. Ad inquadrarti. In quale Geografia della Verità ti devo collocare una buona volta per tutte?
Uhm, per dirti una verità, appunto, una di quelle "piccole", con te non ritrovo più i miei quattro soliti punti cardinali. Nemmeno quando siamo a letto.
Fai dunque uno sforzo sensuale. Perbacco triplo moltiplicato per 3,14...

Salutami Penelope e gli altri amici. Gli farà piacere sapere che sono ritornato, e che tra non molto, facciamo una bella rivoluzione...

ggg

Anonimo ha detto...

Cara Giulietta, qui sopra avresti dovuto sviluppare alcune delle tue pericolosissime affermazioni! Ci vai giù troppo in fretta coi tuoi tre puntini rompipa... Scrivere nella finestrella, alle quasi due di notte! Ma ti rendi conto?
Ed in più, permetterti di criticare certi aspetti del gauchisme acrese...
Ma non ti sei ancora accorta che quando lo fai, sul blog A gonfievele si passa, improvvisamente, dai tempi "tranquilli" in cui pero' dite tante cose interessanti, ad altrettante alzate di scudi, e lance?
Soprattutto, smettila di provocare le sante verità, acquisite...
Devo dirlo a Salvatore di farti la morale?
Ed io che credevo tu fossi già a nanna, magari insieme a Penelope ed al nostro amico J.xck.
O a far ahh ahhh...
Mah, ma petite chérie, tu non cambi ami! Come quando ci conoscemmo, tempo fa, anche se per qualche giorno solamente, ma meraviglioso,
Tu, ma belle, ma toute douce, la prof, e me.
Ah, come giravo gli occhi un solo, breve istante, tracchete e paffete e ritraplipaffete e tutti quanti i guai, ne combini una delle tue!
Insomma, bordel de bordel quadruplo! non ho ben compreso: ma tu, oh innocente demoiselle, sei post-moderna? O all'antica, ma senza gli asini e un po' diciamo super e/o cyber? O "tipo" post sessantottina alquanto tardo romantica e/o contemporaneamente assai ritardataria su varia attualità letterarie (Politico-filosofiche soprattutto. Per far piacere a certi amici che preferiscono, sicuramente, lo slancio che permette la Poesia, sia a destra, che a sinistra; cosi come la filosofia d'altronde; o le certe scienze esatte...), ex contro quasi tutto, insomma, o poco ci manca; ma che pero' è ben contenta (come tanti oramai borghesucci ex militanti adesso con bella posizione sociale) d'avere la famigliola soprattutto quando serve. O che?
Vedi, nel secondo commento soprattutto, non riesco a situarti ideologicamente. Ad inquadrarti. In quale Geografia della Verità ti devo collocare una buona volta per tutte?
Uhm, per dirti una verità, appunto, una di quelle "piccole", con te non ritrovo più i miei quattro soliti punti cardinali. Nemmeno quando eravamo a letto.
Fai dunque uno sforzo sensuale. Perbacco triplo moltiplicato per 3,14...

Salutami Penelope e gli altri amici. Gli farà piacere sapere che sono ritornato, e che tra non molto, facciamo una bella rivoluzione. Finale, naturalmente.

ggg, da Praga...

Anonimo ha detto...

Scusate, ma giuro che ce l’avevo in tasca, proprio stamattina. La verirà intendo. La verità certo. Cara Giulietta mi piace che mi prendi sempre di mira, ma forse nei miei scritti ti è sfuggito spesso l’ironia, il sarcasmo, la satira. Io sono alla ricerca come tutti penso, ma forse confondo la ricerca con la ricercatezza.
Ma andiamo al punto. Io penso che esiste si una specificità tutta meridionale dei nostri problemi, ma ad essa si sono aggiunte ( non poteva essere altrimenti) altre problematiche tipicamente nazionali e congiunturali. Insomma c’è stato un salto dalla società contadina al non si sa che. L’aia o la piazza, sostituite ( in un fiat) dalla tv, dai supermarket e così via. Quando penso a Bisignano ed alla sua espansione intorno al Campo Sportivo ( con una rapidità che si fa beffe di tutte le crisi del mondo ) ciò che mi sorprende è la mancanza di un fulcro ( metaforico e non ), la direttrice è la strada, la piazza è un parcheggio. Come si può scardinare questo modus agendi, questa cultura, che fa dell’individuo consumatore e cliente l’unico sopravvissuto?
Vedete, volendo pubblicare ciò che scrivevo, mi sono spesso scontrato con editori locali. Uno di essi andava fiero di aver pubblicato Il previtocciolo di Asprea e di una recensione a tiratura nazionale, e mi diceva ancora che era meglio pubblicare testi universitari, così le entrate erano sicure perché gli studenti… Un altro mi invitava a parlar di mafia per cavalcare l'onda di un bestseller della casa (mi scuso con Giulietta ma il dizionario dei sinonimi non mi offre migliori opzioni) . Insomma non c'è volontà di indagare la realtà, di scommettere su uno sconosciuto ( che non sborsasse soldini) . Io non sono certo Gattuso. lo stesso Gattuso che, tra l'altro, ha fatto da sponsor ad una storia della letteratura italiana curata dall'illustre accademico Giulio Ferroni.

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...

per giulietta nonostante i ggg

http://www.youtube.com/watch?v=v7XFLqXSToI

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...

il nesso! beh a te mon petit bijou!
http://www.youtube.com/watch?v=Gt5Mkp1Mlqk