Guido Ceronetti non è uno spettacolo per bambini. Non inganni il suo Teatro dei Sensibili; non ingannino le marionette o le bamboline danzanti su minuetti e carillon: lo sguardo del puparo è feroce. È lo sguardo dell' ultimo nichilista italiano, più pessimista di Cioran, più tagliente di Canetti. Del fustigatore più impietoso delle allegre coscienze progressiste. Sarà spettacolo per adulti quello che vede protagonista, questa sera al Dal Verme ( ore 20.30, ingresso libero fino ad esaurimento posti) uno dei pensatori più anticonformisti. Che, con la compagnia dei Sensibili ( nata nel 1970 a Roma) darà voce a due poeti greci, Costantino Kavafis e Giorgio Seferis. Ceronetti leggerà le poesie ( da lui tradotte per Adelphi) in italiano e in greco, fedele alla sua natura mistilingue che mescola linguaggi e culture con biblico senso del sacro. Le sue traduzioni, a cominciare da quelle che ascolteremo al Dal Verme per la serata « La Grecia viaggia, sempre viaggia » , sono ossequiose e dissacranti. Di Kavafis e Seferis Ceronetti restituisce il cupo senso della tragedia, leggendoli con il candore di un vecchio: « Quante cose laggiù ci diremo/ Quanto diversi ci mostreremo » . La sfiducia nel mondo vivente proietta un riscatto nell' aldilà. E suggerisce agli uomini di « fare scorte di tragico, perché presto la fascinazione della stupidità li renderanno muti » . Della poesia greca recupera il radicalismo apocalittico, come si legge nelle parole del Nobel Seferis: « Meravigliosamente ti ridà forza / il parlare coi morti / quando incapaci d' infonderne / sono i rimasti in vita » . Questa sera ascolteremo la voce isolata di un profeta gnostico. (21 giugno 2005) - Corriere della Sera
A pag . 243 di CARA INCERTEZZA ( CIORAN ADDIO ) di GUIDO CERONETTI ( Adelphi) si legge: ...Credere nell'uomo è veramente l'idolatria più maledetta, il peccato dei peccati, l'errore degli errori. La discriminazione tra credenti e non credenti nell'uomo è necessaria, ma, contandoci, noi che nell'uomo radicalmente ( e nel modo naturale, come se la lucidità non consentisse altro ) non crediamo, risulteremmo davvero pochi. ....
Eccelsa prof. la sua psicologia è ficcante alquanto, ma come dice F Battiato con la sua Bandiera Bianca: "C'è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero"
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Guido Ceronetti non è uno spettacolo per bambini. Non inganni il suo Teatro dei Sensibili; non ingannino le marionette o le bamboline danzanti su minuetti e carillon: lo sguardo del puparo è feroce. È lo sguardo dell' ultimo nichilista italiano, più pessimista di Cioran, più tagliente di Canetti. Del fustigatore più impietoso delle allegre coscienze progressiste. Sarà spettacolo per adulti quello che vede protagonista, questa sera al Dal Verme ( ore 20.30, ingresso libero fino ad esaurimento posti) uno dei pensatori più anticonformisti. Che, con la compagnia dei Sensibili ( nata nel 1970 a Roma) darà voce a due poeti greci, Costantino Kavafis e Giorgio Seferis. Ceronetti leggerà le poesie ( da lui tradotte per Adelphi) in italiano e in greco, fedele alla sua natura mistilingue che mescola linguaggi e culture con biblico senso del sacro. Le sue traduzioni, a cominciare da quelle che ascolteremo al Dal Verme per la serata « La Grecia viaggia, sempre viaggia » , sono ossequiose e dissacranti. Di Kavafis e Seferis Ceronetti restituisce il cupo senso della tragedia, leggendoli con il candore di un vecchio: « Quante cose laggiù ci diremo/ Quanto diversi ci mostreremo » . La sfiducia nel mondo vivente proietta un riscatto nell' aldilà. E suggerisce agli uomini di « fare scorte di tragico, perché presto la fascinazione della stupidità li renderanno muti » . Della poesia greca recupera il radicalismo apocalittico, come si legge nelle parole del Nobel Seferis: « Meravigliosamente ti ridà forza / il parlare coi morti / quando incapaci d' infonderne / sono i rimasti in vita » . Questa sera ascolteremo la voce isolata di un profeta gnostico.
(21 giugno 2005) - Corriere della Sera
A pag . 243 di CARA INCERTEZZA ( CIORAN ADDIO ) di GUIDO CERONETTI ( Adelphi) si legge:
...Credere nell'uomo è veramente l'idolatria più maledetta, il peccato dei peccati, l'errore degli errori. La discriminazione tra credenti e non credenti nell'uomo è necessaria, ma, contandoci, noi che nell'uomo radicalmente ( e nel modo naturale, come se la lucidità non consentisse altro ) non crediamo, risulteremmo davvero pochi.
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Eccelsa prof. la sua psicologia è ficcante alquanto, ma come dice F Battiato con la sua Bandiera Bianca: "C'è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero"
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