4 febbraio 2009

La (s)quadriglia


Si sa, far politica stressa, spossa, sfibra, squassa. Per via delle maratone assembleari (pare addirittura che, nell’Anno Domini 2006, il nostro consiglio regionale abbia lavorato per ben 50 ore e 35 minuti!), per via dei cerimoniali e delle esternazioni sia pure comiziali, delle genuflessioni dei lacchè e dei baciamano dei fiancheggiatori, per via dei soliti quattro gatti bastian contrari per natura e rompiballe per sovra-misura. La politica calabrese non ha tempo per il governo della regione. Calamità ed avversità le rubano il sonno, pretendono e rivendicano spiegazioni e contorsioni e nuovi e più laute elargizioni. Tutto frana e ti appare in equilibrio provvisorio? Niente paura, per fortuna ci son sempre dietro l’angolo nuove elezioni! Le elezioni, benedizioni del dio in cielo per qualche dio in terra. Forse è per questo che la politica calabrese (e non) è tutt’un friccicore! Meglio mettere le mani avanti per non rischiare di trovarsi culo a terra, d’altronde. E che importa che son solo europee e provinciali, bisogna pur accontentarsi ogni tanto.
C’è bisogno d’aria nuova, di nuove facce, d’energie fresche? …Ssst! …Ssst! Silenzio, per carità! La politica è una cosa seria. Non la si può certo dare in pasto ai lettori ( e autori) del blog “A gonfievele”! Ci vuole gente navigata, che sappia il fatto suo, che vada avanti nonostante tutto e tutti e che faccia finta di niente e non si schiodi, risgrazzia e malanovi!, che dinnanzi sulamenti a ra scjcattagnusa. Come chira bonanima ‘i Cecchino, che ha avuto l’avversa sorte d’andarsene neanche a novant’anni suonati, ma che al ghiribizzo di ricandidarsi non avrebbe certo rinunciato se solo a zinzulusa si fosse fatti ‘i cazzi sua! …E pu’ che c’è di meglio di chi è già del mestiere, di chi indefesso non s’arrende e parte lancia in resta a garanzia delle proprie terga? Redivivi, vecchi arnesi, funamboli di destra e sinistra, sempre pronti a montare in sella, sempre pronti a farsi avanti: sursum corda! È sempre la solita ed eterna quadriglia! …Changez! …Changez! Tutti in lista! …E con tre!
In alto i cuori, la macchina è già pronta ed in funzione. I giochi son fatti oppure no. A che serve che il Parlamento decida e sbarri il passo ai nanetti, che sbraitano e serrano i ranghi in piazza (Ferrero a braccetto con Mastella è proprio un bel vedere!), gridando al furto di rappresentanza? Rappresentare chi e cosa? …Ma chi si vuole rappresentare con meno del 4% dei voti validi se non l’agio delle proprie terga!? Purtroppo o per fortuna l’epidemia di Veltronite sembra già in crisi. Sarà per quell’esprit kennediano, per quel suo buonismo che fa tenerezza o per quel suo essere primo-ministro in pectore da una decina d’anni perlomeno. Nonostante gli outsider. Nonostante i rincalzi, le comparse, le demi-vierges e le foglie di fico, e i pincopallino in bella mostra a suggerire: …vedete come siamo democratici, gente! Vedete che bel rinnovamento! Il partito democratico come luogo dello spirito, ideale sintesi tra la Compagnia delle Opere e Unipol, il salotto buono della finanza e il salotto televisivo, coacervo equanime di buoni auspici e già visto. Questione di equilibri o forse più propriamente di iattura. Per noi calabresi innanzitutto: ovvio!
…Changez! …Changez! Tutti in centro! …E con tre!
Ed il Pdl? …Il Pdl? …Ah, l’azienda no-profit del tycoon Paperon De Paperoni Berlusconi! Ma l’Unto e il Bisunto del Signore le elezioni che davvero contano le ha già vinte. Lui tiene le redini del comando. Lui gode dei favori dei pronostici. Ghillu cummanna e (ti) futta. Tutto frana ed è in dissesto: e cchi lli nni fricari!? Vi fa il Ponte dello Stretto, non siete contenti? Siete insicuri e squattrinati? …Beh, ma di che vi lamentate! Avete pur sempre il trastullo d’un telefonino e lo schiaffo del soldato. V’annoiate? Beh, impasticcatevi, scolatevi qualche litro, accendete la Tv, già qualche milione di coglioni si sollazza con Beautiful, Amici e la Marcuzzi!
…Changez! …Changez! …Orsù non vi state a preoccupare, cosa volete che possa e debba cambiare: ancora na vota ‘un cangia nu cazzu!


ROSARIO LOMBARDO

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