
«Decenni di cattiva gestione del territorio»
di Danilo Chirico (da Il Manifesto del 30/01/09)
Non è solo colpa di Madre Natura. Certo la pioggia in Calabria in questi giorni cade abbondante, più abbondante del solito, e il vento soffia forte, più forte del solito. E il territorio calabrese, come diceva lo scrittore Giustino Fortunato, è «uno sfasciume pendulo sul mare». Ma non se ne può più di sentir dire - come è già per Vibo, Crotone, Soverato - che un'intera regione è in ginocchio per l'eccezionalità del maltempo. Così - mentre la giunta regionale dichiara lo stato di emergenza - i calabresi fanno i conti ancora una volta con tutte le fragilità della propria regione, con lo scempio provocato da amministratori incapaci, imprenditori famelici, 'ndranghetisti e cittadini che hanno costruito confidando nel condono. Il risultato parla di nuove vittime, crolli di pezzi di montagna (e persino, come a Fagnano Castello, di cimiteri), di strade e autostrade chiuse a oltranza e, per dirla con il segretario della Cgil di Reggio Calabria Francesco Alì, «dell'assenza dell'elementare libertà di muoversi».Dice Nino Morabito, presidente di Legambiente Calabria: «Il territorio è segnato da decenni di uso improprio». Bisogna, secondo Morabito, «intervenire per il ripristino e la tutela che sono la principale opera pubblica. La vera urgenza è la gestione ordinaria - aggiunge - altro che stati di calamità e interventi straordinari». Piccole grandi cose per una regione che «da alcuni anni ha un Piano di prevenzione dei rischi - attacca - e non lo rende operativo». E non solo. Anche il Piano di assetto idrogeologico e le linee guida della legge urbanistica sono «pronte - spiega l'assessore regionale all'Urbanistica Michelangelo Tripodi - ma mancano risorse e strumenti. In questa situazione, Governo e Regione dovrebbero mettere la prevenzione al primo posto». Così finora non è stato, se è vero che un provvedimento "salvacoste" sul modello sardo (ma con un limite di 700 metri) è stato bocciato dalla maggioranza: «Non tutti - dice Morabito - vanno nella stessa direzione». Ma anche quando il centrosinistra è compatto e i soldi ci sono le cose non vanno meglio. Racconta lo stesso assessore regionale: «Tre anni fa abbiamo approvato un Accordo di programma per la difesa delle coste delegando gli interventi ai comuni: non è stato realizzato neppure un intervento e, anzi, la maggior parte non è stato neppure appaltata». E oggi «contiamo i danni del mare», osserva amareggiato.Aggiunge quindi Morabito: «La Regione sproni gli enti locali a lavorare, il governo dia un aiuto forte per la messa in sicurezza del territorio invece di concentrare i fondi in quel buco nero lungo tre chilometri che è il ponte sullo Stretto». Tanto, rileva, «senza autostrada neppure ci si arriva al ponte», ironizza. E proprio l'A3, eterna incompiuta, finisce nell'occhio del ciclone. Alle frane, i blocchi (sono 60 i km off limits), le sfacciate infiltrazioni mafiose, si aggiunge un'ulteriore tegola: il consorzio Scilla (Impregilo e Condotte), che ha in appalto i tratti tra Reggio a Gioia Tauro, ha comunicato la cessazione delle attività e il licenziamento di 625 dipendenti. «Un fatto gravissimo nel colpevole e collusivo silenzio dell'Anas», denuncia il Pdci. Anche l'incontro con il sindacato previsto per ieri, rivela Manuela Sainato della Filt Cgil, «s'è risolto in un nulla di fatto». E i calabresi? «Continuano a sentire parole a vuoto su sviluppo, cultura e turismo. - denuncia Francesco Alì della Cgil che per il 16 febbraio prepara un evento sulle infrastrutture - Almeno finché non ci sarà un sistema di trasporti degno di questo nome». Fino ad allora, nell'isolamento, sarà il tempo delle false emergenze.
INVIATO DA LIBERTA' NEGATA
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