
di Arturo Zampaglione, tratto da “la Repubblica”, 17 febbraio 2008
A Jackson Heights, una zona multietnica nella circoscrizione di Queens, a pochi chilometri in linea d’aria da Manhattan, le attività commerciali sono diverse da altri luoghi d’America. Innanzitutto si basano su una miriade di minuscoli negozi. Poi i clienti, così come i commercianti, sono tutti nuovi immigrati, arrivati da poco dall’Ecuador e soprattutto dal subcontinente indiano. Nel bazar di Roosevelt avenue, ad esempio, si affacciano boutique specializzate in sari, si sentono profumi di cannella, i bar reclamizzano il succo di canna da zucchero. E proprio lì, a Jackson Heights, in un appartamento di due stanze affittato a 1000 euro al mese, il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus ha avviato una attività di microfinanza. L’obiettivo: riproporre la strategia usata con successo in Bangladesh (e poi in altri 40 paesi in via di sviluppo), anche tra le fasce economicamente più fragili degli Stati Uniti. Minacciate più delle altre dalla imminente recessione.«Il momento è giusto», spiega Yunus in una intervista al Financial Times: «La crisi dei mutui subprime ha evidenziato le fragilità di un sistema finanziario tutt’altro che perfetto». Il premio Nobel ha ragione.Scoppiata ormai quasi da un anno, la crisi ha contagiato le banche americane ed europee, le società di Wall Street, i «bond insurers», cioè le compagnie di assicurazione sulle obbligazioni. Le perdite si valutano ora sui 400 miliardi di dollari, ma la tempesta non è ancora finita. Intanto le banche concedono crediti con più difficoltà e a costi molto più elevati. La Grameen bank, l’istituto fondato da Yunus, va invece controcorrente.Affidato a Vidar Jorgensen, l’ufficio di Jackson Heights ha già prestato 50mila dollari a 35 donne di varia provenienza, da Haiti al Bangladesh, che non avevano neanche un conto in banca e che hanno potuto avviare una attività di manicure o abbigliamento. Ognuna ha ricevuto una somma iniziale di 1500 dollari, con un tasso di interesse del 16 per cento, e la speranza di poter contare su altri 4500 dollari dopo l’avvio del business.Negli ultimi anni sono nate altre organizzazioni che si occupano di micro-credito negli States, come ad esempio la Project enterprise che opera nella comunità afroamericana di Harlem. Ma l’arrivo di Yunus segna una svolta: l’economista del Bangladesh è infatti il simbolo e il portavoce di questa strategia di sviluppo economico che fa leva sulla imprenditorialità delle fasce più povere, concedendo piccoli prestiti a chi non potrebbe ottenerli dalle banche.Creata trenta anni fa con pochi dollari, la Grameen è diventata una istituzione capillare nel Bangladesh. I suoi sistemi sono stati copiati in altri paesi poveri e studiati con attenzione dalla Banca mondiale. Ma, come dimostra l’esempio di Queens, anche nei paesi industrializzati sono in grado di avere risultati sorprendenti. Yunus ricorda che, secondo i dati della Fdic, l’agenzia pubblica americana che assicura i depositi bancari, negli Stati Uniti ci sono 28 milioni di persone che non hanno un conto in banca, pur percependo redditi annui per 510 miliardi di dollari. E’ un bacino enorme, dalle immense potenzialità micro-imprenditoriali.«Se avremo successo a New York, andremo poi in altre zone d’America e in altre nazioni ricche», promette il premio Nobel, che proprio questa settimana ha firmato un accordo con il York College per lo scambio di studenti universitari tra New York e il Bangladesh. Ovviamente ci vorrà del tempo: il business plan newyorkese punta a 176 milioni di finanziamenti in cinque anni. E nel frattempo bisognerà risolvere alcune questioni legali (manca una legislazione ad hoc per la micro finanza) e soprattutto sconfiggere «gli interessi corporativi», così li chiama Yunus riferendosi ai grandi istituti di credito, che si oppongono a qualsiasi cambiamento.
6 commenti:
Velocemente vorrei chiedere,prima di dire la mia sulla Banca Mondiale, come mai il progettista di questo meraviglioso buco non ha firmato il progetto?
E perchè mesi prima della commissione asseriva in un convegno che le gallerie sono progetti da non fare perchè rischiosi,costosi sia in termini di realizzazione che di manutenzione?
Una grattatina con le ruspe non è un inizio lavori!
Perchè Oliverio non si fa vedere ad Acri da tempo, nonostante gli innumerevoli inviti?
Pare non sia stato neanche alla prima uscita ufficiale del PD acrese.
Da acrese onestamente non ho mai sognato la galleria,piuttosto una via d'uscita da questa situazione stagnante.
Mentre un premio Nobel per la pace si occupa dei problemi economici delle fasce più deboli della società, le lobby bancarie banchettano con Governanti e Petrolieri.
Gente che viene pagata dai sudditi di tutto il mondo per occuparsi di queste problematiche, e che invece si occupa solo di sostenere se stessi e correlati privilegi.
Nel 1980 il Fondo Moneterio Internazionele ed in seguito la Banca Mondiale, hanno emesso programmi di assistenza strutturale con condizioni di credito allo scopo di risollevare l'economia dei paesi poveri.
Il grande miracolo economico.
L'America Latina nei venti anni successivi è passata da una crescita delle entrate pro-capite dal 73 percento al 6 percento. L'Africa dal 34 al 23 percento.
I programmi di privatizzazione previsti sono diventati in realtà il mezzo con il quale "vendere le nazioni ai banditi".
In Africa si è salvato solo l'unico paese ,il Botswana, che ha rifiutato l'aiuto del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
Negli altri paesi è stata la catastrofe.
In Ecuador i "Piani di Assistenza Strutturali" della Banca Mondiale, poi ribattezzati " Strategie per la Riduzione della Povertà" richiedevano: l'eliminazione di 26.000 posti di lavoro presso il Governo; tagli delle pensioni e dei salari a livello nazionale; consegna di una licenza per il passaggio di un oleodotto gestito dalla British Petroleum e l'aumento del prezzo del gas da cucina del 60 percento.
L'Ecuador nello stesso momento era membro dell'OPEC ed affogava nel petrolio.
Ora,una Banca Mondiale nasce per aiutare le Nazioni in difficoltà o per imporre assurde condizioni di credito che avvantaggiano speculatori ,lobby petrolifere ed evidentemente anche se stessa?
Lo scopo è migliorare le condizioni di vita dei popoli o mantenerli in povertà per assicurare a noi paesi ricchi benessere e risorse primarie che iniziano a scarseggiare?
Mi auguro che Muhammad Yunus si allontani il più velocemente possibile dalle vere intenzioni della Banca Mondiale!
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