8 aprile 2008

MARE DEL NORD

ESPRESSIONE DEL CAPITANO DEL TITANIC QUANDO SI E' TROVATO
L' ICEBERG DAVANTI ALI OCCHI

LA REDAZIONE

11 commenti:

J.xck ha detto...
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J.xck ha detto...
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Anonimo ha detto...

Si deve essere la sua.
Veritiero il tuo lapsus froidiano Eolo,visto che le buone intenzioni che aveva sono finite al vento.
Ma non vi sembra anche un pò troppo turbato?
Che la sua nave stia colando a picco definitivamente?
E la sua ciurma?

J.xck ha detto...
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J.xck ha detto...
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J.xck ha detto...
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ninnillo ha detto...
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J.xck ha detto...
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ninnillo ha detto...
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Anonimo ha detto...

Anche se distante da voi,penso di sapere i motivi di incertezza del nostro ex prossimo sindaco.
Ci sono dietro i cinesi.
Nella tarda nottata di ieri io e i mie amici dissidenti ci siamo introdotti abusivamente nell'ufficio dei servizi segreti acritani(le SSA,di competenza del comando dei vigili urbani).
Da documenti strettamente riservati, trovati in una cassaforte degna di Arsène Lupin,risulta che dopo il passaggio di mano del mezzobusto Eolo,durante la manifestazione pro Tibet,france estreme del governo cinese, sovvenzionate da nostri politici locali abbiano fatto recapitare a casa di ninnillo il mezzobusto in frantumi per dissuaderlo dalle sue intenzioni di prossima candidatura.
Dallo stesso documento risulta infatti che larghe fasce della popolazione acrese stiano per convogliare verso questo rivoluzionario movimento,alternativo alle logiche politiche vigenti.
L'estremo gesto si è reso indispensabile per sedare ogni possibilità di entusiasmo e voglia di cambiamento.
Nel rapporto stilato dall'agente Rico si menziona anche una prossima azione in Acri nei giorni delle elezioni,dopo le minacce annunciate di boicottaggio dei seggi.Preventivamente sono stati sequestrati tutti i palloncini da gavettone presenti sul territorio acrese,e paesi limitrofi.
In questo momento noi tutti ci troviamo in località silana segreta per redigere un contropiano d'attacco.
Siamo pronti a difendere il nostro prossimo sindaco.
P.S. Comunicato n.1,a tutti i pirati presenti sul territorio:fate attenzione ad un sospetto furgoncino verde acido che gira ininterrottamente in questi giorni.

Anonimo ha detto...

Disfatta di un capitano.
Finalmente solo. Un’altra dura e stancante giornata volgeva al termine.
Nel grande edificio immerso nel buio regnava un grande silenzio.
Tuttavia sentiva ancora, come un fastidioso ronzio, tutte le chiacchiere vuote della giornata appena trascorsa. Tutte le grane da risolvere, le voci concitate e minacciose di chi era stato lì a lamentarsi per qualcosa, il trillo continuo dei telefoni, la vecchia fotocopiatrice, le stampanti degli uffici.
Il vocaliccio degli impiegati, le risate, le parole sussurrate negli stanzini appartati, i passi su e giù per i corridoi, il profumo di caffè di metà mattina, tutto era ancora lì, come a minacciarlo a vessare quella sua anima così tormentata.
Da solo, nel suo grande ufficio d’angolo, illuminato da una fioca luce di lampada che non ricordava neanche di aver acceso, risentiva quei suoni e quegli odori che gli pesavano sul cuore come un macigno.
Eppure non era stato sempre così. All’inizio dell’avventura era pieno di euforia, di ottimismo. La volontà di lasciare un segno importante, di dare al suo popolo un nuovo giorno prospero e sereno gli aveva riempito l’animo e le viscere di un’energia mai provata. Si sentiva imbattibile, inarrestabile: Lui era l’uomo giusto, Lui era il nuovo, Lui poteva farcela.
Dov’era finito l’entusiasmo?
Con i gomiti poggiati alla grande scrivania teneva stancamente il viso fra le mani in un disperato tentativo di allontanare da se l’angoscia che lo dilaniava, l’amarezza che da giorni lo assaliva all’improvviso.
Con gli occhi chiusi guardava dentro se stesso alla ricerca di un barlume di lucidità, cercava disperatamente di ritrovare quei sentimenti perduti.
Al suo esordio erano sorrisi, strette di mano ed affettuose pacche sulle spalle,
intorno a lui solo affetto e riverenza.
Adesso solo problemi da risolvere in fretta, litigi da sedare, rancori da gestire, caos da riordinare, conti da far quadrare.
A nulla erano valsi tentativi e strategie; aveva urlato, minacciato, capito e mediato.
Ma nulla, non era servito a nulla. Dove aveva sbagliato?
Era pronto a riconoscere le sue responsabilità, lo dimostrava la lettera di dimissioni scritta e riscritta mille volte.
In un impeto di ritrovato orgoglio penso che anche i suoi fedeli ne avevano di responsabilità. Mentre egli si occupava di riorganizzare, la sua ciurma si disgregava sotto il terribile influsso della sete di potere ed oramai nessuno di loro era più disposto a scendere a compromessi.
Immerso nei suoi pensieri non avvertì i lievi passi che si avvicinavano.
Il vecchio portinaio affamato non né poteva più di star lì ad aspettare che Lui facesse chissà cosa. Era impaziente di ritornare a casa e sprofondare pancia all’aria nella sua poltrona a veder quel film Western che gli piaceva tanto.
Anche se come ogni sera sarebbe stato costretto a sorbirsi le lamentele della grassa moglie che lo assillava da tempo affinché si facesse dare quel benedetto stipendio.
Non aveva più soldi in tasca, neanche per un cicchetto col compare, ma come poteva chiedere dei soldi al Dottore in un momento così difficile.
Ci aveva creduto anche lui a quel sogno, aveva sostenuto quella bandiera con il cuore. Era stato così felice il primo giorno, quando aveva consegnato proprio lui in persona le chiavi dell’imponente portone.
Come poteva adesso andargli contro.
Arrivò sull’uscio aperto, vederlo in quello stato gli procurava una gran pena.
Voleva comunque andarsene ed anche al Dottore avrebbe fatto bene ritornare nella pace della sua casa e mettere qualcosa sotto i denti, pensò che un brodino caldo fosse quello che ci voleva.
“Dottò, su li novi. Vussuria ancora stà?”
“No caro, vado via. Vieni scendiamo insieme”.
Stancamente si alzò dalla poltrona, rimise la lettera che tanto lo amareggiava nell’ultimo cassetto, spense la luce e si avviò con il portiere giù per le scale.
“Bona notti, dottò. Veniti priastu dumani matina?”
“Ancora non so. Buona notte”.