
Ecco le buone notizie. Le notizie che riempiono il cuore, che fanno ben sperare. Merito di una piccola, orgogliosa casa editrice (Graphot di Torino) e di un giornalista curioso e appassionato (Massimo Novelli). Per la collana Spoon River, la Graphot ha ripubblicato Azzurro tenebra, il romanzo dentro il calcio di Giovanni Arpino, mio maestro, mia guida letteraria e spirituale. Il capolavoro dell'autore de La suora giovane e L'ombra delle colline finalmente (sì, finalmente!) torna in libreria dopo una lunga, assurda dimenticanza. Il romanzo, perché di romanzo si tratta, uscì nell'autunno del 1977: la storia della disfatta azzurra al mondiale tedesco del '74, ma - soprattutto - una impeccabile vicenda di uomini. Ma non è finita per la mia (straripante) felicità: Massimo Novelli ha raccolto, sempre per Spoon River il carteggio Arpino-Soriano in Bracconieri di storie. Sono poco più di cento pagine di memorie, riflessioni, di belle parole, parole alte. Novelli raccoglie, setaccia, mette in ordine, svela; il primo a scrivere fu l'argentino (Un giovane, fosforico scrittore). Le lettere salvate sono tanti racconti, tante meraviglie, tanti stupori. Tra i due il rapporto fu leale, sincero, fatto di ribellioni morali e di confidenze speciali, di letterature e di politica, di tanto pallone, la grande passione. Osvaldo, tra l'altro, consigliò a Giovanni, per il Torino, un giovanissimo talento dell'Argentinos Juniors, un certo Diego Armando Maradona... La prima lettera, da Bruxelles, dove Soriano era esule, è del 3 aprile 1977: Gentilissimo signor Arpino, con notevole ritardo mi è pervenuto l'articolo che lei ha scritto su "La Stampa" del 29 novembre 1974. Desiderlo dirle, innanzitutto, che nessuna recensione fra quelle apparse finora nei Paesi in cui è stato pubblicato "Triste solitario y final" mi ha commosso così tanto. Perché proviene da lei, l'articolo mi sembra eccessivo e immeritato: lei,uno degli scrittori più straordinari che abbia conosciuto, ha l'ardire di apprezzare il mio primo romanzo; lei che ha scritto un'opera raffinata e geniale, si emoziona di fronte a questo racconto che - perché negarlo - io amo molto, ma per il quale non mi aspettavo un apprezzamento così pregevole. E' l'inizio di una robusta amicizia. E Arpino, a noi giovani cronisti, nella tribuna-stampa dello stadio Comunale di Torino, prima delle prodezze di Bettega e Gentile, di Pecci e Zaccarelli, di Tardelli e Claudio Sala, consigliava Triste solitario y final. Ha scritto, su Tuttolibri de La Stampa, Bruno Quaranta, finissimo critico letterario: Arpino e Soriano il giuramento di fedeltà alla parola lo hanno osservato sino al passo d'addio. Arpino se ne andava vent'anni fa, Soriano dieci. Arpino, nell'Ombra delle colline, scalpella la verità "che a morire non s'impara, non s'impara... Che la morte tradisce sempre". Soriano, letto il romanzo premio Strega 1964, carpito da quella sentenza, domanderà al querido Giovanni: "Me la presti? Forse potrei usarla per il prossimo romanzo". Massimo Novelli colma, così, un doppio vuoto: con Azzurro tenebra (che esce dalla polvere, perché il nostro è un paese senza memoria, che dimentica i suoi autori migliori) e con il carteggio Arpino-Soriano. Anni fa, con Umberto Nigri, giornalista di razza, e Nicola Amoruso, oggi capitano e goleador della Reggina, a quel tempo stella nascente della Juventus, andammo a cena in corso Giulio Cesare a Torino, in un ristoranate che ospitò, dopo una partita, Giovanni e Soriano. Eravamo emozionati. Chissà dov'erano seduti, cosa ordinarono, quali i discorsi, le rivelazioni, le sentenze? Potevamo sentire la loro presenza, le loro voci, Arpino con gli occhiali sulla fronte, Soriano con la barba ben curata. Arpino a raccontare del tremendismo granata e di quel giovane allenatore bianconero dalle idee chiare, Giovanni Trapattoni, e Soriano a dirgli della sua passione per il San Lorenzo, poi le vicende dell'Argentina sotto il violento giogo dei criminali in divisa e l'Italia soffocata dal terrorismo, quindi la letteratura, da Montale a Marquez, da Borges a Calvino, alle future stagioni, ai futuri romanzi. Sì, potevamo vederli: e io avrei voluto abbracciarli e ringraziarli. Così come, oggi, ringrazio Novelli per questi due capolavori. Perché c'è qualcuno che non ha dimenticato, e non dimenticherà. Tutti noi che ci occupiamo di football e di libri dobbiamo il nostro essere a quei due giganti, a Giovanni e Osvaldo. I maestri, mi viene da dire, sempre più cari, sempre più rari. I maestri che, quando ci sentiamo soli e in crisi, vengono a prenderci per mano, e la pagina bianca ritrova un inizio, un aggettivo giusto, quella frase piena, senza fronzoli, senza tentennamenti, folgorante.
9 commenti:
Caro j.xck sei proprio un impiccione e anche un pò ingenuo.
Non credere a tutte le cretinate che scrivo.
E comunque no,non ho al momento legami sentimentali stabili.
Vuoi perchè sono selvatica,come hai giustamente nonato,vuoi perchè ho un caratteraccio,mettici pure che sono bruttina e la frittata è fatta!
E poi mi piacciono le donne.
Ci hai creduto,eh?
Scherzo, al momento sto ancora sulla sponda giusta ad aspettare il principe azzurro.
A dire il vero il mio principe assomiglia più ad un brigante che ad un nobile.
Sarà perchè il nonno di mio nonno lo era e sono rimasta affascinata dai racconti sul suo conto.
Qui ci sta a puntino la parola "suggestivo".
In merito alla tua analisi sui testi dei giornalisti nostrani,non pensi che la usino spesso per dare enfasi a notizie scarse di contenuti? Hai notato che c'è ne uno/a che usa sempre la parola massiccio/massicciamente.BOH??
Ritorniamo a noi,la mia è una famiglia normale che ha visto la miseria e l'emigrazione.
Ed io sono una brava ragazza,tutta casa e chiesa.
Ma sarà vero?
A proposito di ggg e prof,va bene l'amore ma ogni tanto respirate!
Un salutino agli amici del blog sarebbe gradito.
Aspetto con ansia la traduzione della lettera.
Libertà carissima, questa la indirizziamo a J.xck. Se l'è ben meritata! (Giuvà = J.xck!)
‘U vullicu
Ohiohiohi... guarda, guarda chi vullichiellu
guarda ‘sa guagliuna, ‘sa furracchioda bella
‘Sa Padiotella... ohi cum’è attilleata
e ‘su jeans artisticu, ohi cum’è scigheatu!
Ohi cum’è edeganta, cu’ ‘sa cammisella
annudeata strinta strinta... supa ’a viticella
L’ammuccia e... ehm... e lli fa vidari
quannu apri ‘nu pocu... cumu pe’ ni surridari
Ohi cumu t’’i sa movari, ‘si belli minnicelli
ohe, cumpà Giuvà... e si fussi ‘nu tranellu?
Ma illu ‘un si n’adduna, è cuntientu accussì
orameai è cuottu... vo’ ca lli dici "sì!"
Giuvà s’è ‘namureatu, povaru amicu mia
‘un ci dormi chiù, e sempri ‘a pedunia...
Pe’ s’anzianottu, ’e sissant’anni, spuseatu
‘a curpa è du’ vullicu, s’’a cheapa ll’è gireata
‘Un c’è nenti chi feari, Giuvà s’è ‘namureatu
guardannu ‘su vullicu, è cumu ‘ncecheatu
Illu, chi teni cincu figli, e ‘na mugliera bella
illu ha persu i sienzi, pe’ ‘sa "quatrarella"!
- Padia, settembre 2002.
(da "Poesielle... e Varietà", 2006)
Si,se la merita proprio.
Ma non si sarà offeso? Non ha replicato.
Daltra parte anche se "emigranti" noi acresi siamo piuttosto permalosi.
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