28 marzo 2008

UNA STORIA DI DISOCCUPAZIONE


ACRI. Il problema della disoccupazione ad Acri è completamente ignorato e di conseguenza si deduce che non c’è nessun impegno per formulare una nuova economia, finalizzata a creare occupazione o nuove attività o figure professionali. Gli ultimi dati esprimono una cifra di circa quattromila disoccupati, iscritti al Centro per l’impiego, ed a questi bisogna aggiungere, specie nei periodi invernali, tutte quelle persone che lavorano stagionalmente nelle località turistiche, come sul lago di Garda, e quelle impiegate nell’edilizia di cui molte sono assunte soltanto sei mesi l’anno. Bisogna, poi, precisare che l’alta diffusione del lavoro nero provoca un indotto economico fittizio, quindi non calcolabile e che soprattutto non dà alcuna garanzia nella distribuzione della ricchezza, ma che porta ad una precarietà oggi ben più visibile, specialmente nell’edilizia a livello locale, dove si stanno aprendo falle di disoccupati a causa anche della crisi del cemento privato, ovvero del poco denaro investito nella città dagli acresi residenti fuori dalla regione ed anche dagli stessi che vi continuano ad abitare. Questa introduzione, tangente alle linee generali del problema, conduce alla storia, purtroppo non nuova, di un ragazzo di Acri che ha dovuto lasciare il suo lavoro perché non veniva assunto. Giovanni (nome inventato) lavorava presso una ditta acrese non meglio specificata, operante in un settore specializzato, e chiedendo di essere assunto per ricevere i suoi diritti in caso di bisogno e per un futuro più certo gli veniva risposto, dal suo datore di lavoro, che non era possibile. Il ragazzo chiedendo più spiegazioni riceveva una motivazione molto chiara. Il suo datore di lavoro dichiarando un reddito minimo dal quale beneficiava di molti diritti, non poteva assumerlo perché l’ assunzione di un operaio andava a cozzare con la dichiarazione dei redditi molto bassa e che non giustificava il carico di uno stipendio in più all’interno della propria attività. Di queste semplicissime storie ad Acri se ne sentono parecchie le quali formano solo malessere e rassegnazione senza produrre cambiamenti.


ANGELO SPOSATO

Nessun commento: