16 marzo 2008

LOVE ME TENDER


Il nostro blog fa anche innamorare!!

Dopo essersi stilettati a vicenda con la lama dei commenti, due nostri frequentatori adesso si amano follemente... auguri a GGG ed alla PROFESSORESSA... alla fine siamo diventati un blog a sfondo sessuale ed amoroso!!!


LA REDAZIONE

11 commenti:

Anonimo ha detto...

LOVE AMORE AMOUR ...
(Dedicato alla Professoressa ed a GGG.)-
Sapere che i nostri giovani o meno giovani si innamorano così come Giulietta e Romeo riempie i cuori degli Acresi più atipicamente utopici, di immensa felicità. Anche perché da noi, tra le nostre belle montagne (forse magiche?), una storia così drammaticamente tragica come quella accaduta agli sfortunati amanti di Verona, benché pensabile resterebbe comunque assolutamente impossibile.
Shakespeare, sarebbe stato incapace di trovare, ad Acri, famiglie altrettanto disgraziate che quelle dei Capuleti e dei Montecchi. Non ne avrebbe trovata una, nemmeno di lontanamente somigliante.
Nei nostri Quartieri, quando si tratta di Amore, quando si ama, nessun interesse bassamente materialistico, o altri “economicamente politici” quindi, potrebbe intervenirvi. (Come direbbe, e molto volentieri, Eugenio Labiche.) da Noi, la sciaguratissima “idea” di compromettere, in un modo o nell’altro i sentimenti degli innamorati, è giudicata moralmente (e politicamente...) inaccettabile.
Ad Acri, dove si legge molto, com’è noto, non c'è persona, vecchia o giovane, che non conosca le storie e leggende dei più celebri Grandi amori. Bisogna dire, con un esempio appropriato che la dice lunga sui nostri interessi più romantico-culturali, che nella Grande Biblioteca Comunale (la GBC) si trovano, su Romeo e Giulietta, tutte le più belle novelle scritte a partire da questa triste vicenda, da autori molto sensibili quali Masuccio Salernitano, Luigi da Porto, Matteo Bandello... Più, naturalmente, diverse edizioni, anche rare, dello stesso Shakespeare.
Nonché, addirittura, le opere di famosi musicisti che se ne ispirarono: Bellini, Berlioz, Ciaikovskij, Prokof'ev... (nella Fonoteca).
Non c'è ragazzina o ragazzino di Acri, anche al di sotto dei dieci anni, che non abbia sentito parlare di Adamo e Eva, Agar e Abramo, Giunone e Giove, Orfeo ed Euridice, Afrodite ed il marito Efesto (e gli amanti... Ares, Adone, Anchise), Laio e Giocasta, Ettore e Andromaca, Elena e Paride, Penelope ed Ulisse, Didone ed Enea, Socrate e Santippa, Cleopatra e Antonio... Cenerentola e don Ramiro, Ninetta e Giannino, del tragico destino di Aida e Radames ("O terra addio; addio valle di pianti."), di Renzo e Lucia, degli sfortunati Eloisa ed Abelardo, di Beatrice e Dante, Laura e Petrarca, Paolo e Francesca, Monna Lisa e Leonardo, Giulietta e Romeo, don Chisciotte e Dulcinea, Tarzan e Giovanna, Paul et Virginie, Tristano e Isotta, Giuseppina e Napoleone, Jenny von Westphalen e Carlo Marx, Anita e Garibaldi, Marie Sklodowska e Pierre Curie, Lou Salomé e Nietzsche (possibile grande amore rimasto allo stato virtuale), Edoardo VIII d'Inghilterra e Wallis Warfield Simpson (il re abdicò, per lei). O di Cinzia e del povero Properzio... Un grande letterato e poeta acrese, originario di Altopiano, ne scrisse una dissertazione che è un piccolo ma autentico capolavoro: "Pauca quae in Sexto Aurelio Propertio Vincentius Padula ab Acrio animadvertebat. Neapoli, ex typis Paschalis Androsio, 1871." Profittevole opera che si utilizzò e si utilizza molto pedagogicamente fin dalla sua pubblicazione, per lo studio dell'amore in latino, nelle scuole comunali.
E, naturalmente, delle storie d'amore più “quotidiano”; quello dei loro vicini, dei concittadini: gli innamoratissimi Pietro e Filomena, Francesco e Serafina, Nicola e Assunta, Concetta e Maurizio, Carmela e Francesco, Gennarino e Elisa, Mariangela ed il maresciallo Salvatori, Enza e Alfonso Graziaddio, Giuseppe e Isabella & Annabella la Professoressa e GGG, Bosco e Roma, Totò e Tottina... (*).
- E tutta questa bella cultura sentimentale e più o meno letteraria, esiste grazie alle meravigliose Amministrazioni che si sono succedute nel municipio; costantemente impegnate nello Sviluppo anche del territorio sentimentale. E quindi, dell’Amore, sia nel Centro che nelle belle Contrade...
In breve, se l’amore ad Acri può continuare a viversi bene, ed anche intensamente sia pure nella nostra abituale bonomia quotidiana, lo si deve all'eccellente valutazione che gli Eletti d’ogni partito hanno sempre saputo fare; al necessario equilibrio che sanno stabilire tra i momenti di studio, quelli altrettanto necessari dei lavoro anche più manuale, e del riposo. All'equilibrio, insomma, tra spiritualità e naturalità... In breve, tra Culture ed Agricolture...
- (*) - Totò è il fenomenale asino di compare Vincenzo e comare Santa. È innamorato dell'affascinante Tottina, la sua nuova vicina di stalla, la charmantissima asina di compar Giacomino...

Anonimo ha detto...

In attesa di Buone novelle da parte dei nostri due Amanti di "Acri a gonfievele"... vi propongo, per passare il tempo, quanto segue che gli sto mettendo un po' a posto: A PROPOSITO DI UTOPIA (a cui accennavo sopra: si tratta degli stessi soliti scritti del mio caro amico nnn e col suo accordo sottocliccato, di un altro estratto, non troppo lungo...):
"(...) Gli Acresi, comprendendo il ruolo rivoluzionario di allegorie e metafore insite nella critica politica di Tommaso Moro (e riconoscendone il solido realismo), coscienti delle pericolose seduzioni che possono provocare in tanti spiriti più o meno sempliciotti certi favoleggianti paradigmi idealistici (avendo ben riflettuto sulla pericolosità di una eventuale applicazione, nella realtà, di grandi alterità ideali), questa “semplice” Idea della Perfezione organizzata nei minimi dettagli, sia pure strettamente utopico-letteraria trattandosi di un non-luogo, la semplice descrizione di quest'isola (Utopia), di questa organizzazione della vita quotidiana totalmente regolata, in una perenne felicità che fa subito pensare ad una specie di permanente servizio militare dei suoi abitanti, gli Utopiani (senza dimenticare che la schiavitù vi resta presente), tali idee causarono una immancabile sensazione di fastidio, una immediata allergia nello spirito ponderato, ragionevole e assai scettico dei saggi di Padia, del Castello e dei Picitti. (Utopia è costituita da cinquantaquattro città. Identiche per i costumi, la lingua, le istituzioni e le leggi ; tutte costruite secondo un medesimo piano voluto da Utopos, il re-filosofo che conquistò l'isola di Abraxa, dando, così, il via al dispotismo illuminato che governò Utopia; piano volto ad ottenere un loro stesso aspetto proveniente da un Unico Modello. Dei “posti” per nulla spontanei quindi.)
In breve, la storia millenaria di Acri, ebbe - come accennato sopra - poco o nulla a che vedere con le più o meno meravigliose concezioni utopiche finora descritte.
Ciò vuol dire, che per essere l'unica Utopia concreta, veramente esistente (unica, dunque, nel senso che finora non si è trovato nessun altro posto che gli somigli in modo essenziale), la nostra città dovette cominciare ad essere utopica fin dal principio della sua lunga esistenza, sin dai tempi primordiali. (Altrimenti, dove mai avrebbero potuto prendere esempi, dato che come unico modello hanno avuto sempre e solamente sè stessi?) Questa bella realtà storica ma non storicista (beninteso) poiché ben documentata, può essere tranquillamente affermata senza correre il rischio di contraddizione, financo per la protopreistoria. Fin dall'inizio dell'era Quaternaria, e cioè, del Pleistocene. Ancorchè si debba onestamente riconoscere che i limiti temporali inferiori del Terziario o Cenozoico - tra la fine del Pliocene e l'inizio del Pleistocene o Quaternario - essendo piuttosto vaghi (le frontiere temporali e geografiche di questo lungo e delicato periodo di transizione, da un'era all'altra spaziano in tempi ancora non precisamente circoscritti), la vita dei primi Homo habilis acritanis è poco conosciuta. La data del loro arrivo nell'Alto è quindi sconosciuta.
Almeno per il momento, molti dettagli della loro vita ci mancano. Ciò nonostante, nulla ci vieta di credere che anche allora, tra le brume della conoscenza proto ontologica, le cose non dovettero andar male. Anzi, più che altro bene se si tiene conto che il vasto territorio primitivo di Acri (comune esteso, attualmente, quanto Malta meno Gozo). ha dato alla luce una straordinaria quantità di reperti archeologici. Tutti di eccellente qualità sia per la fattura che per i materiali utilizzati. Oggetti e strumenti di una finezza e buon gusto già molto artistico. A testimonianza di una fenomenale continuità, ininterrotta: la grande maestria che caratterizzò, via via, d’un era all’altra, i nostri dotatissimi antenati; artigiani e artisti degli odierni abitanti degli antichi quartieri.
Sia l'Homo habilis acritanensis che, molto più in là nel tempo, l'Homo herectus acritanensis (del Paleolitico inferiore; da non confondere col simpatico cugino: l'Herectus di Bisignanus), apparso sulla Montagna tra 1,6 e 1 milioni di anni fa, già si distinguevano, meravigliosamente, dai confratelli stranieri in questa prima felice Belle Èpoque.
Com'è stato provato attualmente (Ved., di Maurizio degli Espositi, il suo erudito, rivoluzionario, recente trattato : Per una nuova Preistoria di Altopiano, sulla base di ulteriori ritrovamenti paleolitici : origini ed originalità degli Altensis. In tre vol. illustrati. Ed. E. de Filippo, Napoli-Altopiano, 1999-2000) sia l'Habilis che l'Herectus (scheletri e oggetti ritrovati) avevano già anticipato sugli uomini dei periodi successivi. Ad esempio, da noi sapevano già accendere il fuoco. E questo, dunque, fin dall'inizio della loro apparizione nel nostro attuale territorio comunale..
Mentre tutti gli altri - tra cui i famosi Herectus di Ceprano o gli Herectus di Menez-Dregan (“francesi”)- ci misero molto più tempo considerando che dovettero aspettare intorno ai 400 000 anni circa per, infine, riuscirci. Ciò contribuisce a spiegare la loro ritardataria evoluzione verso l'Homo sapiens.
L'Acritanensis, Habilis o Herectus, sviluppò quindi, in un tempo relativamente breve, un formidabile spirito cranico, cosa molto importante pure in quei tempi. Quasi un quarto più cranicamente filosofico di quello dei sui cugini sparpagliati altrove tra una glaciazione e l'altra. Fummo Sapiens, perciò, nel senso più filosoficamente aristotelico del termine, molto prima che i veri e propri Sapiens si fossero finalmente saputi manifestare anche perchè oramai meglio definiti (coscienti quindi).
Precisiamo che certe invenzioni dell'Homo Acritanensis rimasero a lungo sconosciute: sia all'Homo di Neandertal (100 000 anni) che all'Homo sapiens sapiens (30000-35000).
Se poi si considerano i Sapiens sapiens acritanensis si resta ancora più stupefatti. Possedevano approfondite conoscenze che avrebbero fatto invidia agli Egiziani di Cleopatra. E per la loro “forma politica” ed il loro buon vivere così tanto civilizzato, perfino quella dei Greci di di Solone (640-560 a. C.). Persino il grande Socrate ne sarebbe rimasto piacevolmente sorpreso.
Con tali inauditi nonché sbalorditivi precedenti, possiamo ripeterlo tranquillamente, un luogo più utopico della Montagna proprio non esiste. O, se anche dovesse esistere nascostamente, non se n'è ancora sentito parlare.
Si può dedurne che la nostra Acri rappresenta da oltre un milione e mezzo di anni una sorta di grandiosa sfida teorica ai quei ripetuti e profondi tentativi volti a svelare i segreti di questa solidissima ed invidiabile condizione solitariamente utopica.
Un'utopia che possa resistere, durante tempi altrettanto prodigiosamente lunghi, quasi incommensurabili, che abbia dovuto e potuto sopravvivere a chissà quanti e quali pericoli ed altre inenarrabili peripezie, appare, non solamente a prima vista ma anche riflettendoci molto seriamente (con la necessaria attenzione ricca di tutti gli indispensabili strumenti scientifici e concettuali), può apparire, più che una incongruità teorica manifesta come un’assoluta impossibilità pratica. Come un qualcosa di strano. che, malgrado tutta la buona volontà teorica, non può essere concepito come vivibile, poichè sembrerebbe, più che altro, semplicemente irrealizzabile.
Le debolezze umane, la capacità proteiforme che l'umanità ha sempre dimostrato, anche brillantemente, nel far prova di ogni sorta di insensatezza e vari forti squilibri, ci appaiono come altrettanti ostacoli, insormontabili, alla possibile esistenza di un luogo tanto equilibrato. E perciostesso bizzarro. Inclassificabile.
Infatti, come situarlo teoricamente? In quale categoria ideale si potrebbe sistemare dato che si tratta di un luogo utopico unico nel suo genere?
Ci si chiederà, obbligatoriamente, con immediata e simpatica ingenuità o con la più franca curiosità seriamente intellettuale, a cosa sia dovuta questa originalissima unicità. Questa misteriosa, fenomenale, meravigliosa “distinzione” che merita i nostri migliori aggettivi e perfino tanti superlativi.
In un mondo pieno zeppo di fantasmagorie e di luoghi comuni, siano essi concretamente storico-geografici e quindi esistenti, o concettuali (ideologie politiche più o meno realiste e quindi più o meno realizzabili), in un mondo dove, attraverso i secoli e millenni l'uomo ha tentato di tutto nel tentativo di costruire luoghi migliori, l'enigmatica eccezionalità di Acri ci stimola interrogandoci. Le domande più essenziali e legittime da porsi sono innanzitutto le seguenti:
- Cos'è che differenzia Acri, l'unica utopia vivibile, dal resto del Mondo dove le cose vanno troppo sovente assai male?
- Qual'è il fondamento di questa formidabile unicità utopica ?
Prima di rispondere, si deve chiarire qualche frettolosa affermazione precedente. Si constatava, che le nostre montagne costituiscono una sfida teorica. Giacché i tentativi volti a svelare i segreti di questa nostra condizione utopica sono insistenti, quasi continui. Logicamente, ciò può lasciarci credere che storici e filosofi, o chiunque altro abbia seriamente tentato di spiegare il perché di tale situazione, fossero al corrente del carattere autenticamente utopistico-concreto della parte più antica di Acri. Che sapessero di cosa stessero trattando nelle loro riflessioni.
Ora, nulla sarebbe più errato di questa oltremodo facile perché eccessivamente deducibile convinzione.
Il fatto stesso che i Tre quartieri esistano, che possano visitarsi, costituisce o costituì, agli occhi di chi affrontò la delicata è apparentemente complicata questione della loro eccezionale unicità e durata, un formidabile impedimento intellettuale per una effettiva, chiara presa di coscienza riguardo alla piena conoscenza dell'invariabile utopicità (l'essere utopico) di questo luogo e quindi, ad una finalmente benvenuta comprensione, e quindi soluzione, dell'equazione d'Alto grado che esiste, fin dall'origine, tra l’Acri antica e le teorizzazioni utopiche in generale.
Si è talmente abituati a pensare che “le utopie non esistono” in nessun luogo ed in alcun modo che le spiegazioni sulla radicale “eccezionalità acrese” si sono metodicamente ricercate a partire dall'esistenza concreta, e perciò misurabile, indagabile, di questa favolosa nostra città. Come se si trattasse di uno studio sociologico o etnologico, eccetera. In breve, e più chiaramente: “La Montagna sarebbe fin troppo concreta per essere un vero e proprio ideale utopisticamente reale”. L’accento fu messo, dunque, sull'eccezionalità e non, quindi, sulla sua vera e propria utopicità!
Si è sempre riflettuto più o meno in questi termini: “Acri... che fantastico, che eccezionale paese! Che strano che possa esistere un luogo così favoloso! Come si spiega l'esistenza di un posto talmente straordinario? Come faranno i suoi abitanti per renderlo tanto accogliente e tranquillo? Come possono mantenersi sempre liberi attraverso le terribili peripezie della Storia?” E via dicendo...
Tanti onesti e più o meno profondi pensatori: sociologi, etnologi ed antropologi, psicologi, archeologi e storici più o meno logici, teologi, filosofi e poeti... a tutto poterono o possono pensare, salvo che all'Essenziale. Al fatto che si tratti, veramente, di una gran bella Utopia. A forza di averla sotto gli occhi, tanto luminosa... l'hanno intravista a ciglia socchiuse!
A forza di pessimismo sulle capacità umane a dotarsi di una buona, gradevole, giusta società, sono passati a lato della realtà.
A lato di questa nostra umanissima utopia dove il benessere di ognuno fa parte della semplice buona educazione. Della morale, delle buone virtù praticate quotidianamente e vissute con naturalezza. Senza insormontabili patimenti socio-economici né sforzi culturali particolarmente difficili da sormontare. Riequilibrandoli semplicemente, via via, così come si deve quando si persone di vero buon senso.
Si tratta, dunque, di un posto dove si vive bene fin da sempre. Si può, per conseguenza, parlare di una certa felicità intemporale che gli è culturalmente connaturale. Come se Acri non fosse sottomesso all'Aleatorio del tempi...
Ed ecco spiegato il nostro detto più famoso: Tutto ciò che è veramente grande e bello lo è, massimamente, fin dall'inizio!
Qual'è dunque il fondamento di questa nostra utopia? Innanzitutto, va tenuta in grande considerazione la buona verità che deve caratterizzare gli abitanti di un'utopia qualsiasi: la gente utopica (tipo quella di Moro o le tantissime altre: Oz descritta da Lyman Frank Baum, “La Città del Sole” di Campanella, Meccania, etc.), speciale sotto molti punti di vista, per diversi motivi non può comportarsi allo stesso modo di chi non ne fa parte. Cioè, come un qualsiasi autopico. Ne consegue che pure gli Acresi devono possedere certe caratteristiche che li contraddistinguono da tutti gli altri.
Non che ciò avvenga sempre e per ogni cosa. Poiché ogni popolo riesce, più o meno, e in un modo o nell'altro, ad utilizzare assai bene l'Intelligenza. E quindi ad agire, in certi casi almeno, così come lo farebbero gli autoctoni dei Tre quartieri. Va però sottolineato il fatto che se gli Altesi sanno fare con comprovata ragionevolezza ciò che si deve fare, gli altri... gli altri riescono a sbagliarsi, spesso, con confermatissima caparbia cocciutaggine.
In questa nostra "Guida teorico-pratica", qualche esempio ci aiuterà a mettere in evidenza qualcuna tra più importanti specificità del modo di fare e di pensare degli Acresi.
Esempi che possono prendersi un po' a caso dato che è proprio questa la migliore maniera di procedere. Sondando qua e là così come capita le cose e fatti della spiritualità e della conseguente vivibilità pratica dei Tre quartieri più antichi, culla della nostra millenaria civilizzazione. Come se, gironzolando tra le viuzze, i portici e le piazzette di Padia, dei Picitti e del Castello (o del Casalicchio ancorché questo coi rioni intorno sia relativamente recente), si capitasse di fronte a comari e compari intendi a chiacchierare del più e del meno della Vita.
Ora, siccome l'assoluta verità di molte cose è composta, appunto, da una relativa dose d’imprevisto, e per quanto concerne le utopie che si possono teoricamente visitare da un'anacronismo essenziale (la non temporalità utopico), possiamo senz’altro utilizzare degli esempi presi senza tener conto dell'ordine abituale, quello abitualmente più storico-cronologico...
Vediamone qualcuno a proposito della Religione, della Morale, della Politica, dell’Arte, della Moda... della Letteratura, dell’Amore, etc. (...)" -
- (nnn)

Anonimo ha detto...

Caro nnn, scusa se sopra c'è qualche sbaglio. Trafficuniannu il testo, con questi "sposta o copia ed incolla", ho saltato qualche paroletta pur avendo fatto del mio meglio grazie ai nuovi occhiali...
Va be', l'essenziale si capisce.
E gli amici A gonfievele sono corsari comprensivi! Ti prometto che lo rileggero' ancora...

Anonimo ha detto...

Mio adorato GGG (in attesa di conoscerti, ti posso chiamare Gigi? Non per toglierti una "g", ma perché questo ti rende più concreto, ti dà un corpo...), o mio Gigi adorato... mi sposto in questo articolo ringraziando la nostra Redazione e tutti gli altri anonimi per gli auguri ed i complimenti! Sono a Roma, lontana da te amore, e non sto facendo altro che pensarti! Ti ho nella pelle...
Dovevo, dovrei sbrigare alcune faccende in questi giorni ma mi domando se ci riusciro'. Mi manchi!
Mi domando ogni poco dove sei, cosa stai facendo... se mi pensi, se mi vuoi ancora...
Muoio dalla voglia di fare l'amore con te. Mi sento talmente calda, per te... Non mi era mai successo prima. Forse è una follia. No, non puo' esserlo. Ti amo e basta. Mio Gigi, ti voglio...
Vorrei dirti tante cose ma come fare in questo spazio pubblico... Mi capisci. E poi, anche se ci hanno messo a disposizione questo nuovo posto, non vorrei toglierne agli altri proprio in questo momento. Ho letto quanto ha scritto sopra J.xck. Muoio dalla voglia di leggere l'esempio sull'Amore che ci promette il suo amico nnn. Non mi ero mai accorta che la nostra città fosse talmente sentimentale... talmente adatta ai grandi amori... E tu? Sai, adesso voglio camminare con te, stretta stretta a te nelle nostre viuzze (sono originaria dei Picitti, e tu?). Sto pensando a come sarà bello quando ci baceremo sotto i nostri "suppuortichi" o sulla Torre...
Caro... scrivimi subito, non appena mi avrai letta! Tua professoressa che si sta sciogliendo scrivendoti... Quando ti rispondero' ti diro' il mio nome. Tu, amore mio, se "Gigi" non ti sta bene, dimmi il tuo...

Anonimo ha detto...

Gigi mio... ho guardato dieci volte nel nostro caro blog ma non mi hai ancora risposto! Non so cosa pensare. Sono inquieta. Dovevo andare ad una festa con mio fratello (sai, il mio gemello) ma ho preferito restare accanto all'ordinatore che resta ostinatamente muto... Dove sei amore mio? Cosa hai fatto oggi? Mi dico che mi hai pensata come l'ho fatto io, ogni minuto, ogni attimo. Mio Gigi come vorrei averti vicino a me! Sono sul letto, sulla tavola di fronte, lo schermo tace. Al pensiero che tu mi abbia potuta dimenticare mi viene da piangere. Ma ripensando alle parole che mi hai detto mi rassicuro, allora sono sicura che non mi hai ancora letta, che non hai potuto. Se non mi scrivi stasera o stanotte lo farai domani, ne sono sicura. Ho voglia di lasciare Roma e correre da te. Domanderei ad Angelo di darmi il tuo indirizzo, di dirmi chi sei.. (Ma non lo farebbe ne sono sicura! Nel suo ruolo, non puo'...) Allora aspetto qui, in questa grande città tanto bella ma cosi triste senza di te, senza le tue parole. Amore mio, tu ci credi nella telepatia? Io no. O almeno non ci credevo fino ad oggi. Adesso non so più. Mi sembra che mi parli anche quando non ci sei. Ma come esserne sicura? Non vedo l'ora di ritornare a Cosenza per i corsi. Ho lasciati i miei studenti del liceo tutta contenta... e poi, da quando ci siamo innamorati pubblicamente tutto è cambiato... Durante il viaggio in treno più mi allontanavo e più soffrivo.
Mio Gigi, scusami se mi lamento cosi... Sono sicura che mi vuoi come dicevi, felice... sotto la doccia... Mi parlavi delle saponette... mi è talmente piaciuta questa tua idea! Sai... voglio insaponarti pure io e anche nella vasca da bagno, sono sicura che ti piacerà... Adesso mi sembra di sentire la tua voce (somiglia a quella di Clooney o di Pitt?), la tua voce che mi dice le cose che vorrei sentirmi dire mentre mi accarezzi tutta...
Amore mio, chissà cosa penseranno i nostri amici del blog di questa mia altra confessione talmente intima.. Ma, se si mettono al nostro posto mi dico che ci capiscono, che questo è l'unico modo per parlarci finché non ci incontreremo. Dovrei essere ad Acri fra tre giorni... Ancora tre lunghi giorni lontana da te...
Ti dicevo che non posso più dormire. Mi agito in continuazione. Solo tu, mio adorato sconosciuto, potresti calmarmi. Ho tanta voglia di fare l'amore con te...
Ti bacio forte forte amore mio.
Già tua per sempre...

Anonimo ha detto...

Amore mio! sono io, il tuo Gigi... Ma come hai fatto a indovinare il mo nome? Non ti ho dimenticata, e come potrei? No, il computer era andato in tilt!!! (Sarà stato a causa dell'intensità del nostro desiderio? Scherzo ma...)
Grazie alla Redazione abbiamo un angolo tutto per noi, almeno fino a quando ci vedremo... Ho riletto le nostre parole nei commenti a UNA DEDICA PARTICOLARE dell'11 scorso... All'inizio tanta incomprensione e adesso...
Pure io non ce la faccio più... Adesso ti "lascio" perché devo uscire per una cosa importante... A tra poco. Ti amo...
Gigino tuo

Anonimo ha detto...

ahi ahi gli Amanti tacciono...
Ci stiamo preoccupando!
State facendo politica... o cosa?

Anonimo ha detto...

Sean Connery: "Le donne lo amano, lui ama il golf". (K.B.)

Anonimo ha detto...

"E poi Freud - altro grande pessimista! Gesù, sono stato in analisi per anni. Non è successo niente. Il mio analista, per la frustrazione, cambiò attività. Aprì un self-service vegetariano."
(Mickey Sachs/Woody Allen in "Hannah e le sue sorelle")

Anonimo ha detto...

Woody Allen: "Il mio primo film era così brutto che in sette stati americani aveva sostituito la pena di morte."

Anonimo ha detto...

Cari Professoressa e Gigginu non è tanto giusto che dopo averci fatto palpitare (ed anche eccitare con le vostre buone saponette ed altri umanissimi riscaldamenti) ci lasciate senza notizie!
Si puo' sapere cosa vi è successo?
Fatevi vivi, e che diamine!!!
Un vostro amico del blog, che vi saluta e che non ne puo' più dall'attesa...