31 marzo 2008

"L'ORLANDO DISOCCUPATO" (Appendicite di un racconto)


PREMESSA. Il personaggio di Orlando è nato undici anni fa, con questo racconto, dopo aver seguito un seminario di letteratura, tenuto dallo scrittore Stefano Benni, presso la libreria de "Il Manifesto" a Roma. Adesso è giunto il momento di lasciarlo vivere nella lettura degli altri e non solo nei miei quaderni.


ORLANDO ALLA STAZIONE (primo episodio)

Era un pomeriggio dove il caldo squagliava le parole, la città si muoveva come un miraggio, ed Orlando, disoccupato trentenne, dalle periferie di Guidàl, si recava alla stazione deciso a partire in cerca di lavoro altrove o di qualsiasi altra cosa. Quando nacque Orlando la madre credeva fossero due gemelli, invece uscì fuori lui ed una valigia… il suo destino era segnato come quello di tanti calabresi. Nel meridione la disoccupazione becca parecchie persone (cazzo che scoperta!) ed il boom economico, da queste parti, è stato solo un rutto. Così, il nostro Orlando né innamorato né furioso ma soltanto disoccupato, comunque eroico, salì su un autobus senza aria condizionata e si recò alla stazione. Ma la stazione sembrava così distante tanto da addormentarsi e svegliarsi dieci fermate dopo. Risalì su un altro autobus e questa volta, distratto da una turista che cercava informazioni sulla città, sgarrò soltanto di due fermate. Decise, allora, di andare a piedi, ma per seguire una tipa in minigonna sbagliò direzione. Tornando indietro, convinto di non finire in altri intoppi, fu bloccato dalla polizia, per quasi due ore, data la sua vaga somiglianza con un criminale di basso costo.
Dopo tutti i controlli fu rilasciato ed a pochi passi ecco che comparve la stazione. Imponente, si ergeva al centro di una grande piazza in questa qualche città di nome Guidàl dai toni molto romani, e gli sembrò che i treni dovessero entrare nei palazzi intorno come per accompagnare qualcuno!
Orlando entrò in quel formicaio di destini e destinazioni, di baci e abbracci , di portafogli rubati e valigie andate via con le proprie ruote, dirigendosi alla biglietteria, e si condusse, garbato, nella fila con sospiri quasi amorosi.
Ma al momento di decidere per quale luogo fare il biglietto arrivarono i dubbi più dubbi e l’addetto alla biglietteria cominciò una litania accompagnato dal coro della fila. “Dove vuole andare?” chiese il bigliettaio,
“Non lo so, mi consigli lei, io non ho proprio idea!” rispose Orlando. “No, le giuro! Mi dia un consiglio. Lei in che posto andrebbe?”.
Allora l’addetto, esaltato da quella richiesta, gonfiò il petto e quello sportello divenne un pulpito. Si sentì quasi un predicatore, un profeta di strade da seguire e di posti in cui trovare la pace di un vagheggiamento che assaliva Orlando, in quel momento pecorella senza ovile.
“Ragazzo (con un tono da Woytila), potresti dirigerti verso la bella Firenze, per respirare l’aria colta del suo Rinascimento, oppure Milano, per immergerti nell’urbanesimo più esasperato e sentire il cammino trascorso dell’uomo e la sua direzione futura!”.
Intanto, la fila, premurosa, avanzò ipotesi che potessero aiutarlo. Una signora, in particolare, presa dalla sventura di Orlando, lanciò delle idee, talvolta strane:
“Perché non va a Kathmandù?”, e le altre persone la presero a fischi,
“E quando ci arriva in treno!”.
“Allora in Ungheria?”, sempre la signora.
“Ma no, ci vuole un posto di mare! E’ così pallido, prenderà un po’ di colore.”, levò il suo grido un giovanotto,
“Dovresti andare a Nizza e farti tutta la Costa Azzurra!”.
Tra i membri della fila iniziò il dibattito e si schierarono le varie parti. Il partito del bigliettaio, sostenitore di Firenze, quello del giovane convinto della sua meta borghese e quello della signora, sostenitrice delle mete d’oriente, si coalizzarono, mentre dall’altra parte si unirono i sostenitori di Venezia, della Calabria, di Catania, di Ginevra e di Parigi. Il dibattito si svolse accanitamente e il partito del bigliettaio si sciolse dall’alleanza con la sua parte, ottenendo, nei primi sondaggi, la maggioranza delle simpatie, aiutato da una pubblicità a tutto spiano dei suoi colleghi in tutta la stazione. La gente accorse al voto nelle cabine telefoniche. Comunque, la signora e il giovanotto si allearono per conto loro, guadagnando voti con trovate pubblicitarie tipo: “Votate la Costa Azzurra e la vedrete anche voi!”, infatti, tra quelli che avrebbero votato per questa meta, ne sarebbero stati estratti a sorte cinque per un soggiorno gratuito a Nizza. Gli altri partiti rimasero saldi alla loro coalizione promovendo un unico itinerario per un giro del Mediterraneo che avrebbe toccato la Calabria, la Sicilia, la Tunisia, l’Egitto, Cipro e la Grecia. La folla iniziò ad acclamare i suoi idoli.
Il bigliettaio, ad un comizio, giunse elevandosi su una piattaforma illuminata a discoteca e predicò vestito con un abito argentato.
Il giovanotto allestì un bordello nei bagni sotterranei della stazione e girò voce che Amsterdam si fosse spostata.
La signora fece un balletto nei parcheggi, esibendosi con un body dorato insieme ad altre trenta ballerine in topless.
La coalizione, invece, inaugurò un ristorante, aperto giorno e notte, gratis per tutti e sul fondo dei piatti fece stampare lo slogan: “Mediterraneo da votare”.
Vennero a crearsi disagi enormi, così una comitiva, amareggiata, di turisti francesi occupò il bar-tabacchi ed a questa protesta aderirono tutti i nottambuli della città, che inizialmente ebbero problemi, durante la notte, per trovare birra e sigarette. La protesta incalzò con volantinaggio anti-voto, la parola astensionismo circolò sciolta nell’underground ferroviario.
Dopo dieci giorni di occupazione ci furono i primi scontri. Un gruppo di motociclisti (assidui frequentatori notturni del bar), mentre teneva un sit-in di protesta di fronte alla sede del partito del bigliettaio (la biglietteria) fu attaccato da un gruppo armato dei ferrovieri. Quattro feriti e due contusi.
La risposta degli altri compagni del bar occupato fu immediata. Il giorno dopo, mentre la signora, acclamata dai suoi sostenitori, scendeva dalla sua auto rosa, qualcuno tentò di strapparle la gonna allo scopo di deriderla, svelando che la donna trascurasse nell’abbigliamento un indumento intimo, ma il tentativo fallì!
Ne conseguì un periodo di alta tensione, con ripetuti scontri, comizi e contro-informazione, arrivarono filosofi, sociologi e psicologi per studiare la situazione. Tutti i partiti finirono per unirsi definitivamente, i contestatori chiamarono rinforzi e riuscirono ad occupare anche il negozio di souvenir. Ma ogni cosa precipitò quando tutte le forze politiche, istituendo un corpo di polizia interna, chiesero l’indipendenza della stazione con lo slogan “Ferrovie Libere” e l’intenzione di formare, in quel rettangolo di cemento e metallo, la “Libera Repubblica Binaria”. A quel punto dovette intervenire la polizia suprema e dopo vere e proprie azioni da fronte di guerra, riuscì a sgomberare la stazione, ripristinando l’ordine superiore. Così riapparve Orlando più frastornato di prima, al quale, chiamato dal capo delle supreme forze dell’ordine, furono consegnati cinquanta biglietti per cinquanta diverse destinazioni. Allora Orlando si avviò ai binari semi-deserti, con l’edicola chiusa e con qualche volantino fantasma di quel periodo di fermento svolazzante senza minaccia e si ritrovò con lo stesso smarrimento e quella stessa indecisione di non sapere dove andare, uguale all’inizio di tutta la storia!



ANGELO SPOSATO

1 commento:

ninnillo ha detto...

Molto bello questo racconto di Angelo Sposato!
Ne aspetto, ne aspettiamo altri...
(Più qualche poesia?!!)