20 marzo 2008

AI VISITATORI

PREGHIAMO TUTTI COLORO CHE PARTECIPANO A QUESTO BLOG ATTRAVERSO I COMMENTI DI NON FAR SCIVOLARE I LORO CONTENUTI NELL'OFFESA E NELL'INSULTO, POICHE' CONTESTARE QUALCUNO O QUALCOSA NON DEVE ESSERE UN PURO ESERCIZIO DI QUALUNQUISMO DA PIAZZA, MA SI TRATTA DI OFFRIRE ARGOMENTI OGGETTIVI AL FINE DI CRITICARE LO SCATAFASCIO GENERALE E PROPORRE UNA DIALETTICA CHE NON CI SPROFONDI NEL LINGUAGGIO DA RISSA E NELLA POVERTA' CULTURALE. GRAZIE.


LA REDAZIONE

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Cara Redazione, "scatafascio generale" dunque.
Ma, a quale precisa offesa si fa dunque riferimento?
Dal momento in cui, i commenti cosi come li abbiamo letti (umoristici e satirici ed altri più direttamente seri, dipende), non ci sembrano né offensivi, né qualunquisti (?).
Gli argomenti molto oggettivi non mancano di certo, negli interventi.
TUTTO quello che è stato detto (o poco ci manca) è assolutamente verificabile.
Ad esempio: se diciamo che il partito comunista da noi ha combinato scatafasci a dir basta (etc.), dov'è sarebbe la non obiettività o il qualunquismo?
E via dicendo.

Anonimo ha detto...

Gentile Redazione, vorrei brevemente riflettere sul post originale, qui sopra, indirizzato "AI VISITATORI".
Come sappiamo, non c'è nulla (in periodo di pace) di altrettanto efficace dell'umorismo e di certa satira "per far cadere il despota". Là dove il popolo (come lo si chiama generalizzando), si mette improvvisamente a ridere... a spese dei vari tipi di tirannia... le cose si mettono male per queste: per il loro potere fin là incontestato, eccetera. Stesso discorso per certe "verità incontestabili", dogmi, ideologie, religioni, e via dicendo...
Basta vedere cosa è recentemente successo con certe famose caricature: le reazioni che si sono avute sono state particolarmente violente nel mondo intero. Gli esempi sarebbero tanti; ed in varie epoche. Oggi puo' trattarsi di una religione o "religione", ieri di un'altra; comprese le nostre... Stessa cosa per i governi, di qualsiasi forma essi siano. In un certo qual modo, insomma, la relativa buona salute di una certa libertà possiamo misurarla col "tasso di umorismo" e prese in giro dei "potenti" che i cittadini (etc.) riescono e possono esprimere. Questo per quanto concerne le cose in generale.
In questo blog si era accennato al "Rabagas"... Per dire che da noi, non è che siano stati molti i luoghi (giornali, riviste, o altro) dove potessero concentrarsi satire, barzellette, e quant'altro da ritenersi come antidoto ai comportamento PUBBLICO DEI RESPONSABILI. Ancorché, riconosciamolo: modestamente... noi di Acri siamo fatti cosi "fortunatamente": abbiamo questa propensione ad una certa satira sociale (pensiamo a Padula ed all'Autieri...)
E' il caso, evidentemente ("salta agli occhi") con questo nostro sicuramente simpatico ed utilissimo blog, con "Acri a gonfievele"!
Va da sé che in un contesto come il nostro questa posizione non è di poco merito, anzi. Da noi, mancava un supporto da cui far "spiccare il volo alla libertà di pensiero" (per usare la lirica...).
Certo, questo è un "esercizio" difficile. Da una parte, proprio perché poco abituati, i nostri prodibaldi... politici, quando tale battuta caricaturale va a segno, e si ripete in paese... i nostri politici ci possono restar male. Cosa umanissima...
Sui media, su certi almeno, vediamo bene, pero', che caricature e altro di molto pungente a spese di gente anche molto influente... ce ne sono a bizzeffe (parola araba = molte).
E cosi via.
Sicuramente, bisogna EVITARE GLI ATTACCHI PERSONALI: GLI INSULTI O ALTRO DI GROSSOLANO. Bisogna, insomma "mantenersi al livello del concetto" come si usa dire, della metafora, ed altre belle figure retoriche... compreso l'eufemismo, etc. (non di certo inefficaci!).
Si puo' e si deve criticare e caricaturare... l'operato pubblico; ma non si deve dire il Signor "Tizio Caio" è una... (gli aggettivi e sostantivi non mancano per gli insulti ad personam). In questo modo, si esce sia dall'ambito umoristico che da quello satirico...
Allora? Ebbene, la RESPONSABILITA' di qui eventualmente si permette gli attacchi personali va assunta dallo stesso che li proferisce! Magari, ci vorrebbe una indicazione, un avvertimento adeguato, nell'HOME. D'altronde, la Redazione, come si fa in tutti i blog e siti ufficiali (che hanno dei proprietari), ha l'assoluto DIRITTO di togliere quegli scritti offensivi: da rissa, etc. - Scritti che proprio perché hanno questo carattere, si rivelano, soprattutto, controproducenti.
E fin qui, ci dovremmo essere.
Un'ultima considerazione su certe caricature che possiamo considerare rispettose: almeno nel senso sopra esposto. Se si parla, ad esempio, dei "neuroni degli assessori" (che "ne hanno uno a testa", etc.), non vuol dire, di certo che ne abbiano effettivamente uno!!! Perché? Beh, perché né abbiamo, noi tutti, lo stesso numero, più o meno... Né, tampoco, che un nostro "assessore alla cultura o ai lavori pubblici", sia riconoscibile come prototipo della "specie assessoralis""...
No, piuttosto, se si scherza... su tale o altra categoria politica, vuol dire che "lo scherzo", l'umorismo, sostituisce critiche (pubbliche sempre) che in altre sedi (ad esempio tra gli stessi politici!) sono infinitamente più pesanti (vedere in certi comizi e in tante altre occasioni). Più pesanti ma, tutto sommato, molto meno efficaci di quelle caricature e satire... che riescono a smuovere, col riso... gli animi...
In queste condizioni, W IL BUON UMORE!
Ne abbiamo, noi tutti, compresi i politici... assolutamente bisogno!

Anonimo ha detto...

Cari amici, a proposito di umorismo ed altre ironie, su altro che non siano i nostri soliti politici. Ricorderete che nell'articolo del 16 marzo scorso: "LOVE MI TENDER" dove ci sono le effusioni oh quanto intime e sentimentalmente vulcaniche della "nostra" bella Professoressa e del suo (?) Gigi (ggg) che ci stanno lasciando senza né come né perché, allo scuro di loro eventuali novità... in questi commenti dunque, ce n'erano all'inizio (il secondo mi sembra) che trattavano della nostra ACRI UTOPICA.
Alla fine, si accennava a vari esempi che avremmo dato, di diverse caratteristiche utopiche proprie alla nostra città: come vi si vive la Politica, l'Arte, la Moda... la Letteratura, l'Amore, etc.
Come promesso, sempre per trascorrere (lo speriamo) pochi minuti nel buon umore (di cui sopra, nel commento precedente), vi propongo (sempre dai soliti scritti del mio amico nnn in fase di quasi continua correzione ed altre ritoccatelle), l'esempio della cucina acrese. Di questa nostra meravigliosa gastronomia senz'altro utopica...

LA CUCINA UTOPICA ACRESE
(...) Per dare una idea, ancora più completa, dell'inventivo spirito gastronomico acrese, e quindi della curiosità intellettuale di questo popolo che conosce così bene la pratica della teoria utopica, possiamo mettere in risalto il ruolo precursore che Acri ha spesso avuto nella plurimillenaria storia dell'alimentazione. Prendendo, come esempio validissimo, oh quanto formidabilmente parlante, LA PASTA.
Si potrà apprezzare, così, il sottile equilibrio che sanno mantenere tra il loro affermato buon gusto, schivo dal superfluo e da ogni altra forma di esasperata esagerazione culinaria decaduta nel lusso e nella pompa, e la loro comprovata, tranquilla fantasia gastronomico-artistica e percio' profondamente spirituale. Vediamo di cosa si tratta.
Si sa che in seguito alla pubblicazione del "Milione" (1), si cominciò a pensare che gli inventori della pasta erano i Cinesi...
Per colpa d'un erudito trevisano, bibliotecario della Repubblica veneta, Giovan Battista Ramusio (1485-1557 - raccoglitore appassionato di preziosi manoscritti di relazioni di Viaggi) che ne pubblicò la prima edizione, stampata col titolo il "Milione".
Questo celebre editore commise, nel libro II, capitolo 16, un monumentale errore d'interpretazione. L'enormità di quella svista (in buona fede : dovuta al fatto che volle apportare qualche ulteriore chiarimento al testo) ebbe delle gravissime conseguenze. Poichè, a partire da là, si cominciò a dire, cosa inimmaginabile, che ad inventare la pasta non furono gli Italiani !
Il Ramusio, preparando la sua edizione (l'originale andò perso : era stato dettato, in francese, al suo compagno di prigionia Rustichello da Pisa, da Marco Polo, incarcerato dai Genovesi in seguito ad un infelice battaglia), là dove il grande viaggiatore veneziano, in visita nel paese di Fanfu si limitava a dire d'aver visto un albero a pane i cui frutti servivano agli autoctoni a fare della farina somigliante a quella dell'orzo: “Ils en faisaient une pâte qu'on mangeait et qui est excellente.” (“Ne facevano una pasta che mangiavamo e ch'era eccellente.”), preparando la sua sfortunata edizione veneziana l’erudito trevisano aggiunse, di testa sua, che con “la pasta” si facevano lasagne ed altri piatti di pasta... E che Marco Polo, dopo averne mangiato più volte, portò questa “pasta” a Venezia.
Là dove Marco Polo usava il termine “pasta” col significato, appropriato all'epoca, di un qualsiasi miscuglio di farina ed acqua, ecco apparire, grazie alla meravigliosa immaginazione gastronomica del bravo ed onesto Ramusio, la sacrilega (per noi Italiani soprattutto) affermazione che i Cinesi conoscessero, ohibò, le lasagne...
In breve, se i Cinesi conoscevano varie qualità e forme di pasta (frumento, riso, soia...) ciò non vuol dire che ne furono gli inventori. Né, tantomeno, che per Marco Polo queste paste cinesi furono una scoperta. Dato che ne aveva già mangiato e tanta, di pasta. In Italia! A Venezia tra l'altro. E perciò, prima d'intraprendere quel suo lungo viaggio. Marco Polo restò meravigliato non tanto dalla pasta che mangiò in Cina ma dal fatto che un albero possa produrre dei frutti che danno della farina.
A dir vero, sono parecchi quei paesi che pretendono di aver scoperta la pasta. Tra cui, com'è noto, oltre la Cina e l'Italia evidentemente, la Corea, il Giappone, eccetera. E perfino la Germania e la Francia*, che in fatto di pasta... ohi ohi povera pasta !
/(*) - La nobiltà francese, con spirito non si può più radicale, snobbò la pasta. Ritenendola popolare, plebea. Preferendogli, come i Belgi, le più aristocratiche patate./
In Italia, i Napoletani ed i Bergamaschi se ne attribuiscono la paternità. Secondo i primi, un nobile, napoletano beninteso, avrebbe esclamato davanti ad un buon piatto di maccheroni, di questa pasta allungata e bucata che amava tanto ma che necessitava una specifica abilità e molto tempo di preparazione : “Sono buoni, ma caroni!” Sorvolando su altre repentine affermazioni ed esclamazioni culinarie, l'una più simpatica e campanilistica dell'altra, si può mettere tutti d'accordo dicendo che :
LA PRIMA VERA PASTA, NELLA STORIA DELL'UMANITÀ, FU COSCIENZAGIOIOSAMENTE PREPARATA
E ASSAGGIATA DA NOI, AD ACRI
(e STOP!)
E questo, fin dalla più lontana antichità... Se degli impasti di farina si facevano pure altrove, i più antichi furono, senza l'ombra d'un dubbio, quelli acresi. Ma ciò che deve considerarsi più importante, in questa lunga storia, sono le sorprendenti forme che gli atipici-utopici abitanti della Montagna seppero dare alla loro pasta. E' ormai appurato, sulla base di reperti archeologici ed altri documenti (V. le pergamene acresi di buone ricette dei Tre quartieri conservate nella Grande Biblioteca dell'Alto) che le prime forme di maccheroni e lasagne sono di origine squisitamente acrese. Così come tante altre “pasteiformità”: le romantiche penne, i barocchi tortiglioni, le leggere e volatili farfalle e farfalline, i piccoli e spiritosi bucatini, e via dicendo. Affettuosamente, e liricamente... (Stessa cosa, per le delicate tagliatelle. E, naturalmente, per i primi della classe: i dappertutto famosissimi, POETICI SPAGHETTI.)
Altro che bravi pastaioli Cinesi e Coreani e Bolognesi e Bergamaschi e Napoletani... Nulla togliendo a qualche fenomenale composizione di questi più o meno bravi gastronomi. Insomma, se si crede che ogni cosa debba avere un inizio, ecco che le buone paste diventano importantissime (anche se non strettamente fondamentali) nella creazione della nostra Utopia della bella Montagna. (Ci sono luoghi senza cereali...).In breve, un popolo che non saprebbe preparare la pasta, che pur possedendo dell'ottimo grano riuscirebbe a tirarne fuori nient'altro che una inenarrabile sostanza più o meno insipida e collante... non può e non potrà mai essere veramente maturo: né per la comprensione, né tanto meno per l'accettazione costituzionale dei Grandi Principi Utopici già applicati nei Tre quartieri.
Capire le implicazioni etiche e morali, storich e filosofiche, e altre socio-politiche... dei buoni e saporiti pomodori naturali o della nostra pasta è, a dir poco, essenziale! (...)

-(nota 1) Il famoso "Livre des merveilles du monde" quindi. Marco Polo vi racconta il suo straordinario viaggio in Cina dove, ospite del grande Kubilay Khan, fu da questi incaricato d'importanti missioni diplomatiche nel Tibet, in Birmania, eccetera. Viaggio che va dal 1271, anno della partenza, al 1295, data del suo rientrò nella sua bellissima Venezia.
(nnn)
P.S. - Buon appetito!