Visualizzazione post con etichetta POSTA PARIGI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta POSTA PARIGI. Mostra tutti i post

1 luglio 2010

CALCIO-RELIGIONE



Il calcio è una quasi perfetta metafora della religione. D’altronde, da noi ha preso diversi aspetti della grande messa domenicale, com'è noto. Osserviamo lo stadio com’è fatto, com'è stato concepito. Il suo perimetro esterno corrisponde alla separazione tra il qui presente, dove si gioca e si vive, e l’aldilà. Come in una chiesa, ci sono i banchi per l’assistenza, che implora, prega, patisce, spera, maledice, inneggia e canta. I guardalinee sono degli angeli custodi (i limiti da non oltrepassare) che avrebbero vinto il concorso indetto dalla FIFA. Gli allenatori, altrettante guide spirituali. La vita e la morte: si perde o si vince, dannazione o salvezza. Penitenze e premi. Salite nei gironi superiori, mentre nella Chiesa le retrocessioni, le cadute nelle serie inferiori sono definitive. Si tratta di una delle poche, importanti differenze. Il bene ed il male: falli come fossero peccati danteschi e nobili gesti di riscatto, bontà, generosità, o di gloria con relative beatificazioni dei grandi idoli come se si trattasse di santi. Estremo rigore... come una delle pene supreme insieme ad altre condanne e scomunicazioni più o meno gravi (alcune, quasi apocalittiche: come la più o meno lunga squalifica-dannazione purga-territoriale del campo e dei tifosi-fedeli). Semplici ammonizioni o cartellini, giallo o rosso. O perdono dell’arbitro che, contrariamente a S. Pietro, essendo più umano, puo' lasciarsi corrompere o più semplicemente impietosire. Fra l'altro, oltre alla diversità delle possibili corruzioni di arbitri e calciatori, pensiamo alle quotazioni di questi nel faustiano mega calcio-mercato dove si vendono anima e corpo ai diavoli, loro maggiori offerenti. La Rete al posto del Cielo come agognata meta finale. Con una rimarchevole novità quest'anno: le vuvuzela al posto delle trombe celesti. Infine, il pallone attraverso il quale tutti comunicano, da imbucare, che ci fa pensare alla sacralità dell'ostia, da imboccare.


NINNILLO ALGIERI

19 febbraio 2009

SCOMPARE LA TERRA


Caro Direttore,
convinto di fare una minima ma buona azione per la salvaguardia del tradizionale (la parte migliore evidentemente) nella nostra senz’altro simpatica città, le scrivo sui Lavori in corso, a Padia, sicuro che questa breve sarà ben accolta nel suo Mensile. C'è una forte urgenza per questo intervento da farsi, allora le scrivo.
Si tratta di quest'essenziale: si deve lasciare un po' di terra per... terra. Mi spiego: a lato della mia casa, ad esempio, sul lato destro dove si è restaurato il vecchio muro sotto la Piazzetta, c'è sempre stata, da millenni in qua, della buona terra uomita (= nostrana). Bene, si dovrebbe conservare - nel bel mezzo del cemento e delle post immattonate - almeno un buon cerchio di terra. Come minimo, di un metro di raggio. Della terra battuta a livello della nuova, dura postsuperficie.
Ognuno di noi sa che la terra ha una funzione essenziale nel gioco ‘e du cirillu, fra l'altro. Come giocare allu cirillu o alli strasci se non c'è più un palmo di terra? Non è possibile. Inoltre, come continuare a parlare di radici (anche se non siamo dei vegetali, beninteso), se poi non c'è più la terra? Assolutamente assurdo...
Se è vero che il lavoro nobilità ma dipende... sono personalmente convinto che il gioco, e qui il gioco ‘e du cirillu, nobilita molto di più. (Non vorrei sembrare pedante, ma Eraclito... difenderebbe questa opinione, com’è noto. E perfino Democrito, che se la rideva sempre.)
Mi dispiacerebbe molto se per giocare con le mie trottole (toupies: ho convertito decine di francesi a queste trottole), fossi costretto ad andare a Muccunu (a Cadamu non è più possibile) e, così, percorrere immense distanze. Ho una ricca collezione di trottole, da non confondere con frottole, e vorrei poter continuare ad utilizzarle davanti casa. Abbiamo sempre vissuto con la terra sotto i piedi, sotto il... cirillu: a lato delle nostre porte. I nostri amministratori, gran giocatori di cirillu, nonché di strasci, com’è noto, devono salvare queste poetiche...
Gli anziani hanno i tavoli per la scopa, per la mbrisc’cuda, per il tressette. Bene. Noi rivendichiamo (anche se siamo rimasti in tre o quattro) il diritto a tirare cullu dazzu senza rumpari ‘a perna, la punta.
Ringraziandola per l'accoglienza, faccio i migliori saluti a Lei ed a Confronto.

- Luigi Algieri, Parigi 8 febbraio 1995.
---
Sono trascorsi quattordici meravigliose annate dalla data qui sopra. Anni fatali... Anni in cui il gioco della trottola, come pure quello degli strasci, hanno subito, come tutto il resto o quasi, grandi Sviluppi municipali. Territorialmente parlando...

26 gennaio 2009

SULLA BIBLIOTECA COMUNALE DI ACRI




Caro Direttore,
le scrivo alcune riflessioni e considerazioni che ritengo importanti. Riguardano la Biblioteca comunale che da S. Francesco... è stata traslocata in casa di Vincenzo Padula, nel palazzo del nostro simpaticamente irrequieto grande poeta e concittadino. Nella sede, quindi, della Fondazione "Vincenzo Padula".
Entrando nel palazzo, a pian terreno, la Biblioteca si trova dietro la porta sulla destra; mentre dietro la porta, a sinistra, trovasi, adesso, l'Archivio Storico Comunale.
I lettori del suo Mensile che hanno già avuto occasione di recarsi nella Biblioteca sanno perfettamente che vi sono riunite, là dentro, oltre ai libri che secondo noi sono veramente pochi, condizioni assai pessime per il buon funzionamento di una normale Biblioteca comunale.
Vediamo brevemente: il luogo scelto è stretto, striminzito, male illuminato. Per via dell'ovvia funzione che Vincenzo Padula attribuiva ai suoi scantinati? Vi teneva la legna, il vino, e altre cose che richiedevano il fresco. È inutile insistere poichè si tratta di evidentissime evidenze.
Abbiamo invece constatato, con sorpresa, che gli uffici degli impiegati della Fondazione sono molto più ampi, più spaziosi. Confortevoli insomma. La luce naturale, la luce del giorno, illumina come si deve stanze e saloni.
Vogliamo sperare che questa situazione paradossale sia provvisoria. Per delle buone condizioni di piacevole e profittevole lettura è necessario che la Biblioteca sia ben disposta, praticabile ed accogliente. È necessario che i lettori si sentano a loro agio e che i bravi bibliotecari possano lavorare bene, senza la ridicola e assurda preoccupazione di non sapere dove collocare qualche nuovo documento, libro, eccetera.
Il Comune acquistò la biblioteca personale e le carte del Padula. Fece bene. Ora, noi, sappiamo che Vincenzo Padula i suoi libri e le sue carte non li conservava negli scantinati; nè, pensiamo, sotto i ceramidi, le tegole. E non per mancanza - all'epoca - di luce elettrica. O d'insolazione... Padula, quando scriveva o leggeva, usava le candele se la luce naturale, la luce del sole, se ne andava...
In breve, il luogo scelto - sia per la Biblioteca che per l'Archivio - non è idoneo, nè per i lettori, nè per chi vi lavora; lo possiamo definire angusto, triste, opprimente, anche non soffrendo di claustrofobia. Allora, come si spiega che l'hanno sistemata così?
Ci sia concesso quanto segue di personale. Avevamo proposto ch'era nostra buona intenzione contribuire dando alla nostra povera Biblioteca comunale libri ed altri documenti che abbiamo qui in Francia: più d'un migliaio che trattano del Meridione, ed in particolare della Calabria. Non potevamo immaginare che avremmo, così dicendo, messo in imbarazzo i nostri simpaticissimi bibliotecari! Ci dissero, simpaticamente sorpresi (per riassumere): E mo’ pu’ duvu 'i mintimu? (E ora poi dove li mettiamo?)
Pensiamo, sinceramente, che se lo spazio ed il conforto difettano a tal punto, si dovrebbe, seriamente, spostare gli impiegati ed i responsabili della Fondazione (che sembra avere anche dei finanziamenti striminziti) giù dove di è messo l'Archivio e la Biblioteca. Perlomeno se non trovano altri posti, meno invivibili. Possono fare del bene, con qualche sacrificio. Ci sembra. Abbiamo notato, che certi impiegati occupano più spazio della metà dell’intera Biblioteca comunale...
Perbacco, il luogo dove era prima (sempre a S. Francesco, poco più sopra) era infinitamente più accogliente e praticabile. Si tratta, dunque, di sapere se siamo per una buona evoluzione di tante cose pubbliche, o se certe involuzioni fanno ormai parte della cultura...
Ringraziandola per l'accoglienza, vogliamo credere che queste altre preoccupazioni interesseranno, anzi preoccuperanno, i Responsabili comunali*.
Luigi Algieri, Parigi 15 ottobre 1999.

(*) - Commento del Direttore di Confronto: “Concordiamo su quanto si dice sulla Biblioteca. Precisiamo che i locali nei quali è sistemata la Fondazione "V. Padula", che custodisce, fra l'altro, la biblioteca Padula ed i manoscritti, sono di proprietà della stessa, per donazione. La Biblioteca e l'Archivio storico dovrebbero trovare collocazione in altra sede, magari in una "Casa della Cultura", con spazi e locali più idonei.
Se, come abbiamo suggerito altre volte, si avranno dei fondi librari, ecc., costituiti da privati, nelle condizioni degli attuali locali sarebbe impossibile sistemarli.
I responsabili - che verranno dalle prossime elezioni comunali - saranno sensibili al problema? Staremo a vedere.”
---
P.S. – Sono passati quasi dieci anni da questa altra lettera. E dieci anni, non sono pochi. Cos’è cambiato? Inoltre, ritornando su questa “storia del mondo intellettuale acrese”: ci sembra che in questo lungo periodo non abbiamo letto nessun articolo in proposito. Stiamo dicendo che nessuno dei nostro intellettuali, professori, o altri, ha trovato il tempo, o l’interesse, o le due, per cercare di spingere le cose nel buon senso. Sicuramente, devono essere troppo occupati a far tant’altro... Quando pensiamo che Vincenzo Padula aveva fatto scolpire penna e calamaio... sul suo portone. Devono essersi convinti che “leggere e scrivere” non serve da noi?
Idem per tante altre cose di cui vi risparmio la lista. Inutile insistere oltre sul perché, sui perché piuttosto, di tutte queste sistematiche negligenze nostrane. Politiche ed altre più direttamente culturali. Certo, la Fondazione ha preso anche qualche buona iniziativa per quanto la concerne. Tra cui le Opere del Padula pubblicate...
Ripetiamolo: siamo, a nostro parere, ben lontani da quanto si sarebbe potuto fare a livello amministrativo. Sarebbe, dunque, una buona cosa se di Biblioteca comunale ce ne fosse una “come si deve”. Dotata, oltre che di una sede veramente adeguata, anche di tutti quei più moderni mezzi di comunicazione. Di un buon numero di computers, eccetera.
Va da sé che aver proposto di spostare a pianterreno i valorosi impiegati... era un’altra piccola provocazione, un po’ ironica e scherzosa, destinata a far riflettere. Risultato, un ennesimo Buco nell’acqua. Per non dire nelle Frane. Ci siamo abituati...
Prossimamente, non appena rintracciata, ci piacerebbe far rileggerne, sul blog A gonfievele, una lettera più breve, sul Gioco della trottola, e degli strasci...
Un’ultima: è vero che l’attuale amministrazione comunale ha cominciato i Lavori in Corso per costruircene una? (La G.B.C.A.- La Grande Biblioteca Comunale di Acri). Ne abbiamo sentito parlare proprio in questi ultimi giorni. (Si tratta di uno scherzo? Alcuni sembrano convinti che la trasferiscono in un grande palazzo, lo Sprovieri.)




LUIGI ALGIERI

20 gennaio 2009

E SE FOSSERO MILLE?



Caro Direttore,
ho saputo che ad Acri, da noi, centinaia di concittadini si sono valorosamente candidati nell'elezione del Sindaco. Se e quando mi pubblicherà questa lettera, il nuovo Sindaco sarà, dunque, già seduto. Cioè, già insediato nel municipio.
Riflettendo al fenomenale numero di pretendenti alla carica di Primo cittadino, ci siamo detti, serenamente, che la funzione di sindaco è tenuta in grande stima e considerazione nel nostro caro Comune. Oddio, se i candidati fossero stati mille, come i “Mille” di Garibaldi, ne avremmo dedotto - logicamente - che stiamo, finalmente, assistendo ad una specie di Nuovo Risorgimento.
Anzi, pensiamo che se ogni famiglia candida uno o due o tre suoi membri, allora, veramente, seriamente, sarebbe il massimo della democrazia. Sarebbe, finalmente, il colmo dello spirito democratico per il Duemila. Non ci resta che sperare, ed aspettare le prossime elezioni.
Scrivo, inoltre, per manifestare, per dire il nostro dispiacere democratico di non poter votare in questa primavera. Se avessimo potuto farlo, avremmo votato per qualche eventuale cugino o nipote. O, come minimo, per un amico. È giusto, o facimu sbagliu?
Aggiungiamo: forse non è poi tanto giusto che una brava persona, un buon cittadino elettore, debba - considerando l'attuale legge elettorale - essere obbligato a votare per una sola lista. Per un solo partito (pensiamo ai musicisti - possono suonare molti spartiti, loro). Sarebbe o quanto meraviglioso se ognuno potesse, volendolo beninteso, votare per più candidati e in diverse liste e partiti. Ad esempio, per due, tre, quattro amici, per qualche fratello (famiglie numerose), per i cugini e, “infine”, per i nipoti.
Nell'attesa di una eventuale modifica delle regole elettorali, vorremmo augurare, al futuro Sindaco di Acri la realizzazione di molte buone cose pubbliche, veramente utili per la città e per gli Acresi. Evidentemente, con il minor tasso di danni possibili a quelle cose - poche si dice - che l'hanno - finora - scampata miracolosamente durante le tante realizzazioni pubbliche passate.
Facendo i nostri saluti a lei ed a Confronto, mi permetta - come cittadino - di porgere degli ammirativi saluti alla nostra brava ed utilissima Commissaria. Sperando che se poi tutto ricomincia come d'abitudine... possa ritornare, presto, alla direzione del Comune.

P.S. - Se fossimo presuntuosi avremmo potuto credere che tutti questi sindaci in potenza (non ancora in atto) si apprestano, con elettorale entusiasmo, a voler scopare il Comune? (vedere la nostra lettera, in Confronto, novembre 1999, sugli RSU per mantenersi in forma).
- Luigi Algieri, Parigi I° aprile 2000.
---
Sono trascorsi un po’ meno di nove anni da quei tempi elettorali. Com’è risaputo, la sinistra perse quelle elezioni che credeva di poter vincere, come sempre... Come quelle dell’anno prima (tripudio di bandiere rosse, clacsonate, festa nel municipio, eccetera). Certo, il contesto è cambiato. La gente è “cambiata”. Sulla politica e gli uomini politici in generale e d’ogni bordo, se ne sono aggiunte tante... Sicuramente più esplicite rispetto ad un passato, non troppo lontano, che si presentava, ancora, un po’ meno sparpagliato; apparentemente più solido... Ebbene, nelle attuali condizioni, non di certo brillanti, c’è da richiedersi con grande franchezza:
come potrebbe, e dovrebbe fare, la sinistra acrese - senza contare sulla politica nazionale beninteso - per non riperdere... le prossime comunali?


LUIGI ALGIERI (20/01/09)

14 gennaio 2009

ACRI AI SUOI CAUTI E LU CIUCCIU ‘E JUVEADU.

Caro Direttore, caro Confronto,
nella mia ultima lettera sull'allevamento dei piccioni viaggiatori capaci di autotrasportarsi, accennavo (e promettevo di scriverne) ad un altro allevamento che potrebbesi sviluppare ad Altopiano con il patrocinio e l'interesse dell'Amministrazione comunale (far diminuire la disoccupazione): l'allevamento degli asini.
Purtroppo, mi mancano ancora certi elementi. Ad esempio - ed ammettendo risolta la questione dei finanziamenti (solitamente statali, regionali, più i contributi CEE) - mi urto al problema, fondamentale, delle competenze. Mi rendo conto (spero di non dire un'asinata) che nell'Amministrazione municipale, per quanto ne posso sapere, non c'è nessun esperto in equinologia, in asini. Come passar oltre a questa generale incompetenza? Non è facile. In questa impresa è assolutamente indispensabile la presenza di persone che conoscano a fondo la morfologia ed i diversi aspetti della vita degli asini (la riproduzione,cioè gli amori, il tempo libero, le malattie, ecc.).
Certo, possiamo fare appello a qualche nostro concittadino anziano. Potrebbero dedicarsi alla formazione dei giovani tra l'altro. Questi giovani - l'ho constatato - conoscono gli asini, è vero, ma solamente attraverso la televisione. Perfino i veterinari ne incontrano raramente oramai. I nostri anziani potrebbero far l'affare.
Per il resto, non dovremmo incontrare troppe difficoltà. Le razze: la migliore è quella di Percocu. Spiegomi: ‘U ciucciu ‘e Percocu era una bestia fenomenale, umanissima, molto intelligente; un ciuccio, cioè un asino, robusto e molto molto resistente...
Continuerò ad affinare questa idea sperando che i politici comunali mettano la loro attenzione ed uno dei loro Servizi Tecnici sull'eventuale sviluppo di questa meravigliosa produzione. I parametri da considerare: la taglia dell'allevamento, la preparazione del personale, la ricerca dei mercati, soprattutto all'estero (Bisignano, Rossano, Cosenza...), le ricadute in termini di occupazione, di impieghi (dobbiamo insistere? da attribuire secondo inequivocabili competenze). Si devono saper sfruttare le risorse del territorio che, comè risaputo, è molto adatto per i somari.
Queste suggestioni dimostrano l'importanza che prenderebbe l'asino nella nostra economia. Senza negare o sottovalutare il fascino che ne trarrebbe la nostra città. L'antico raglio risuonerebbe nuovamente nei nostri quartieri e campagne. E nelle campagne elettorali se i partiti metteranno gli asini, cioè i ciucci nei rispettivi programmi. Simpaticamente, in più, l'Amministrazione - sempre attenta alle buone idee - ci organizzerebbe un possibile Turismo a dorso d'asino; dei circuiti del tipo (per la pubblicità): Insieme per Acri e lla Sida Sida. Chi non sta pensando a Stevenson ed al suo Travels with a donkey in the Cevennes (1879)? Oppure, più vicino a noi, agli Studi sugli asini di Vincenzo Padula? L’Asino, lo vediamo, merita tutta la nostra stima.
Domandiamoci cosa diventerà la calabritudine (par noi, l'acritudine) senza gli immemori ragli dei ciucci. Perbacco doppio, si scrive tanto di identità, ma nei fatti è completamente trascurata. Che sia giusto una questione di moda? Quale Sud...itudine senza gli asini? Cosa possiamo dedurne?
Inoltre, come non pensare, immediatamente a Juveadu, che: Se pigliade lu giaccu e pue se 'mpune/ e de lu ciucciu se minta 'ncavallu;/ chiù de nu migliu e mienzu se strampuna/ de chira banna, passatu lu Vallu:/ saglia supra na cerza e sicce assetta/ e 'ngignade a minare cu l'accetta. In cosentino questo dialetto: dal Jugale di Antonio Chiappetta, terza edizione, 1976, p. 116.
Juveadu stava tagliando un ramo (‘nu pranzu) a colpi d'accetta. Lo tagliava standosene seduto a cavalcioni dalla parte sbagliata: Juveadu, infatti, cade insieme al ramo. Alla pagina 141 c'è uno spassoso disegno che illustra la scena: Juveadu con l'accetta, il ramo già intaccato, l'uomo che lo avverte: scinni ca cadi, si cecatu? - ed il suo ciucciariellu che lo contempla, ragliando... E quindi, ciò significa che ci sono dei ragli intelligenti.
Caro Direttore, in questa lettera trova due fotografie che avevo fatto al paese, in agosto. La grande foto (il poster) mostra la parte superiore del portone con la scritta MUNICIPIO, la lampada, e lo straordinario intreccio di fili elettrici e di telefono che penzolano in tutti i sensi. Approfitto di questa corrispondenza a Confronto per segnalare all'Ufficio Tecnico del Comune che gli impiegati municipali, e la gente che viene là per qualche certificato, rischiano delle scosse micidiali. Ci si può impigliare in questi fili. Bisognerebbe provvedere. Notiamo, ancora, che tutta la facciata del Municipio è zeppa di questi intrecci: vedere la lapide commemorativa ai Caduti in guerra, sul lato destro del portone: i fili coprono i nomi. Insomma, vorremmo proteggere l'incolumità dei nostri meritevoli ed attenti responsabili comunali. Mancano i finanziamenti o gli elettricisti ? Ahi ahi!
A proposito dei Caduti: nell'altra foto del monumento ALTOPIANO AI SUOI CADUTI (di fronte al portone del Municipio) possiamo leggere che a quel piedistallo (del monumento) cadde la lettera D.
C'è scritto, quindi, ALTOPIANO AI SUOI CA-UTI.
È successo che me ne accorsi. Incuriosito l'ho cercata. In breve, la trovai nell'erba, tra gli alberi; al limite col sottostante, Nuovo Purgatorio (là, hanno completamente stravolto e rovinato il paese). Evidentemente, l'ho facilmente incastrata fra i CA-UTI. Chissà se tiene.
Mi domando com'è potuta finire là sotto (la D); si sarebbe potuta perdere. Ognuno di noi ricorderà che per più di dieci anni (o quindici?) a questo monumento mancò la U (manca ancora oggi: la U attuale non è in metallo ma dipinta).
ACRI AI SUOI CA-UTI ha un lato più pacifista? Meno sconcio che ACRI AI SUOI CAD-TI? Cosa dobbiamo pensarne? Forse, i responsabili delle Pubbliche Scritture Comunali sono più sensibili alla CAUTELA politica che all'ortografia? Certamente, se questa D non fosse entrata nei buchi del marmo l'avrei rimessa agli Uffici Competenti. Non è stato necessario. Ma, chissà se tiene. Perché non controllare? (Tutto questo... detto senza nessun spirito guerriero, ed altre esaltazioni belliche, beninteso; ma giusto come uno tra i molti esempi di cura delle varie opere pubbliche.)
Sperando di avere apportato un sia pur minimo contributo al buon progresso delle nostre cose cittadine dato che ne hanno tanto bisogno, non mi resta - da questi duemila chilometri di distanza ma non di cuore - che ringraziarla per lo spazio in “Confronto”. Stia sicuro che il nostro paese ha bisogno del suo Mensile; di questo luogo, unico, di libertà d'espressione, e d'efficacia*. L'Essenziale è, spesso, nell'Evidenza.
- Luigi Algieri, Parigi 4 ottobre 1995.

P.S. – Questa è, dunque, la Lettera sugli Asini che si aspettava sul Blog A gonfievele dei Pirati. Venne pubblicata nel lontano maggio 1996. Con una simpatica introduzione del suo Direttore: “Il nostro, dopo il progetto sui piccioni viaggiatori, apparso qualche numero fa, ci aveva inviata un'altra lettera da tempo, come appare dalla data, ma, per le note ragioni di spazio, siamo riusciti a pubblicarla soltanto ora*. Ci spiace non poter riprodurre le foto alle quali si fa riferimento, per non averle mai ricevute. Ci scusiamo per il ritardo col nostro corrispondente da Parigi. - Affini pure i suoi interessanti progetti. Siamo ansiosi di prenderne atto.”
- Le fotografie le avevamo messe nella stessa busta insieme al testo. Sicuramente si sono dovute perdere durante il viaggio. Le Poste italiane! La lettera, con le stesse immagini più qualche altra, era già apparsa nel primo numero di un mio periodico (Quindimedicinale) che parecchi acresi (compreso il Sindaco) ricevevano regolarmente o quasi. Gratis. Senza abbonamento né, spesso, richiesta. Le foto in questione rappresentavano la facciata del Municipio dunque. Tutta ‘mbrasticheata di cemento e con tanti pericolosi fili elettrici, e telefonici pendenti sopra le teste..., insieme a quella celebre grande scritta arrugginita che troneggiava, in modo pure pericolante, sul portone, per indicare al popolo che quello era, effettivamente, il loro MUNICIPIO. Poco tempo dopo questo articolo, guarda caso, iniziarono i lavori di rinnovamento. La scritta fu tolta, eccetera eccetera.
(*) Anche se in ritardo. Effettivamente, il Direttore dice giusto. Ci vollero 7 mesi per la pubblicazione. Senz’altro necessari poiché dovuti alle croniche, note mancanze di spazio, storico-politico-comunale, di cui soffrivano questi pochi fogli critici.
- Intanto, sono trascorsi quasi quattordici anni da quell’epoca. Quante cose d’ogni sorta sono successe da allora. Sia dappertutto, altrove, che perfino nel Comune di Altopiano...


- Luigi Algieri, 14 gennaio 2009.

9 gennaio 2009

ULIVETI & VIGNE & FRUTTETI


Caro Direttore,
la ringrazio per l'invito a spedirle altri progetti (nella breve presentazione alla mia lettera sui CAUTI e sugli ASINI, apparsa nel numero di maggio). Bene, veramente questo invito mi ha fatto piacere. Adesso, mi è venuta voglia di scrivere a Confronto il riassunto di alcune considerazioni che possono, forse forse, interessare i lettori: specialmente quei concittadini che fanno politica. Dalla mattina alla sera...
Ecco: in Italia ha vinto l'Ulivo; e ad Acri, pure. Orbene... nell'attesa, aspettando l'esito ed i risultati della prodezze del Prodi (così potremo giudicare), e dei prodi acresi (speriamo non siano nè CA-UTI nè CADUTI), possiamo sin da ora affermare questa evidente verità vera: è la prima vera volta che i vegetali vincono le elezioni! Ulivi... Querce... Eccetera. Altro che “Verdi”! Siamo immersi in piena campagna! Sarà una agricultura... Totale? Stavo per scrivere Acricultura, ma mi sono ravveduto. Aspettiamo. Osserviamo...
Ma, voilà il Progetto: mi domando per conseguenza, con la più intima serietà di cui sono capace, se non sarebbe indispensabile una Opposizione unita sotto il segno e nel partito della Vite. Siamo nel mediterraneo, no? L'Ulivo, la Vite, O sole mio...
Restiamo ad Acri: il nostro territorio è pieno di ulivi; e di vigne: dato che sono molti i politici e le persone Specialisti della Vigna. Siamo un popolo di viticultori non dimentichiamolo. La stessa Unità d'Italia mi appare inconcepibile senza l'olio ed il vino. Peccato che non posso, qui, sviluppare questa bella teoria fondamentale. Pure la Questione Meridionale, La Questione del Settimo Giorno oramai (Mezzogiorno è passato e c'è tanta gente che non se ne è accorta!), trova buoni riflessi nel vino; ed il nostro è per altro eccellente quando lo è, come si dice saggiamente. Ma, mi si permetta di aggiungere che da ragazzino La Questione del 1/2 giorno mi faceva credere che alle ore 12:00, precise, a mienzujuornu insomma, da qualche parte vi dovevano essere persone che facianu quistioni, chi si dieticavanu! Una simpatica vecchietta di Padia (comare Maria, grande amica di comare Antonietta) sentendo questa frase ripetersi continuamente nei fragorosi discorsi elettorali, con o senza altoparlanti, finì col domandare a compare Sarbaturu (questo nostro anziano pareva molto esperto in politica): Compà, ma chi madanova cumbinanu a ‘su benadittu mienzujuornu? Si minanu, o ‘un mangianu?
Tra l'Ulivo e la Vite, un Centro si impone molto naturalmente. Vegetale anch'esso. Tralasciamo le solite elucubrazioni, cotte e ricotte, sul central-ISMO più a sinistra o verso la destra: son decenni che si prendono i piedi e l'anima in queste quasi diametriche che possiamo definire arteriosclerotiche. O gnacizzeati. E con quali risultati poi?
Questo Centro potrebbe essere, e perché no, il Frutteto; le componenti (i partiti) si chiamerebbero allora: Melo, Pero, Banano, Nespolo, Eccetera. Il Manifesto del Nespolo? POPOLO! COL NESPOLO SON NESPOLE!
Finalmente (uff che ventata di aria fresca) il ritorno alla terra (ad esempio, A chilla ‘e di Costi), alle famose radiche, in breve alla campagna, sarebbe completo. Certo. Ma, definitivo? (D'adivi si steanu perdiennu, sodia diri cumpà Sarbaturu. E non era per nulla allegro dicendolo.)
Ed i Legumi? Dove li mettiamo i Legumi? Domanderà il solito ingenuo. O qualcuno che ama le buone questioni per il mezzogiorno. Cosa ci facciamo con i legumi? I Citruli, le Rape, e via dicendo. Staranno con la Sinistra o con la Destra? Nella Vigna, nell'Uliveto, o nel Frutteto? Fondamentale questione: duvu si ‘mpizzanu?
La logica serve: e quindi non possiamo assolutamente immaginare che questi preziosi ortaggi formino un partito per conto loro! Sarebbe: Partito del Citrulo; o ancora: Partito delle Rape. Non possiamo crederci! E la reputazione degli eletti poi?
Finora, nei giornali della Penisola non mi pare di aver letto niente di esplicito su come si situeranno i Legumi. Mancanza letale. O, perlomeno, grave, forse decisiva, dei giornalisti. Eppur vero che questi non possono - viste le tante solite urgenze italiane - pensare a tutto. Magari, a discapito delle gesta del Bossi: Partito del Granturco, in Lombardia... Della Polenta. O dei Forza Itali. Ma qui, entriamo nell'erba, terra-terra: come la legge della caduta dei corpi pieni di aria impone al gioco del pallone.
N.B. A proposito di calcio. Sono... comunque, per l’Acri. Ma, perché mai, adesso “Nuova Acri”? La vecchia l'hanno mandata allo sfascio? Allu fierru viecchiu?
Caro Direttore, auguro buone vacanze a lei ed a Confronto. Intanto, qui luglio è piovoso.
À bientôt. Paris 10 luglio 1996*. Luigi Algieri.

(*) P.S. Sono passati quasi tredici anni. Tredici splendide annate di continuo progresso sociale ed individuale... In ogni campo, nazionale e comunale. Politica, Agricoltura, Finanza, Cultura...
- Giusto un esempio tra i più culturali: assolutamente illuminante. Via via... è diventato sempre più chiaro, evidente, che qualcuno che sia completamente allo scuro per quanto concerne, che so... il Teatro, la Letteratura, la Musica, il Cinema, la Storia, la Geografia... ebbene, ha i requisiti giusti, e quindi le più grandi possibilità teoriche per poter accedere alle prestigiose carriere, pratiche, di Eletto, di Assessore, di Sindaco...
- Per quanto concerne la nostra squadra di calci comunali: da ragazzo ne avevo viste, tantissimi anni fa quindi, due bellissime partite. Acri le perse, in casa! E quindi, logicamente... i tifosi più accesi... assediarono gli l’arbitri, barricati negli spogliatoi... Eppure, non mi era sembrato che avessero arbitrato male. Anzi. Allora, mi dissi, tra me ed i miei quattordici anni, senza esitare: Accidenti, deve essere colpa mia se abbiamo perso! E così fu che non ci misi più un piede, nel campo. Sportivo...


- Luigi Algieri, 9 gennaio 2009.

19 dicembre 2008

IL FUTURO È NEI PICCIONI


Caro Direttore,
mi è venuta una buona idea che potrebbe avverarsi molto utile per l'economia del nostro Comune. Se l'Amministrazione comunale cercherà di approfondirla e magari di metterla in pratica, questa penzeata dovrebbe poter contribuire, evidentemente, a risolvere, almeno in parte, il sempiterno problema, guaio piuttosto, della disoccupazione. Vediamo di cosa si tratta qui di seguito.
È risaputo che Acri Produce... Poco. Non è questo il luogo per scrivere una statistica più una lista delle... produzioni comunali. Perfino le soppressate, salsicce, prosciutti, cheapeccuolli, eccetera, si sono rivelati un fallimento (uno di più). Eppure erano storicamente rinomati: potremmo citare diversi storici. E enciclopedie. Ad esempio, e velocemente, alla voce Acri, nel Grand Larousse Encyclopédique 1960, troviamo ancora: “Ville d'Italie, en Calabre (prov. de Cosenza), dans la Sila; 22.200 hab. Elevage de porcs.” - Nell'Enciclopedia Italiana 1929, leggiamo: “... Produce ed esporta vino, olio e bestiame, tra cui notevoli specialmente i maiali, che alimentano l'industria delle salumerie localmente rinomati”. A parte le esagerazioni, possiamo credere, almeno, che il maiale ha avuto un ruolo importante nell'alimentazione e nell'economia acrese.
Pertanto, si era molto investito (finanziamenti, ecc.) e discusso; investito, e soprattutto discusso, sulla necessità di questa industria porcina. Perbacco, è andata veramente male, è il meno che se ne possa dire.
Pensandoci mentre guardavo i piccioni (un giorno, su una piazza parigina), ho avuto, dunque, quest'idea (ho forse trovato una parte della soluzione). L'Amministrazione dovrebbe puntare sull'allevamento dei colombi; e sulla loro massiccia esportazione. Volendo, possono crearsi tanti, molti posti di lavoro. Effettivi, questi.
Bisognerà scegliere i piccioni viaggiatori, logicamente. Se sanno, e vogliono, dovrebbero addomesticarli in tal modo che questi colombi potrebbero esportarsi... Da soli: “Dal produttore al consumatore, il piccione fa a meno del motore”.Lo slogan per la vendita sarà questo.
Come vantaggio: odorano diversamente che i nostri storici e simpatici maiali. Hanno un odorino... come dire? più volatile?
In un'altra occasione dettaglierò un altro allevamento da farsi (devo dare una rifinitura a questo possibile progetto). L’allevamento degli asini. I quali asini (ciucci da noi) ritroverebbero le loro terre abituali. Per il momento sono quasi scomparsi.
Ringraziandola per l'accoglienza, faccio i più cordiali saluti a lei ed a “Confronto”.

- Ninnillo, Parigi febbraio 1996.
---
P.S. – Sono passati quasi tredici anni. Certo. Ma, questo articoletto lo trovo più che mai attuale. Infatti, una delle principali preoccupazioni della nostra attuale amministrazione, come delle precedenti, non sono gli allevamenti? Che si tratti di Salumifici, o altro.
(Ninnillo, 18 dicembre 2008)