
Caro Direttore,
convinto di fare una minima ma buona azione per la salvaguardia del tradizionale (la parte migliore evidentemente) nella nostra senz’altro simpatica città, le scrivo sui Lavori in corso, a Padia, sicuro che questa breve sarà ben accolta nel suo Mensile. C'è una forte urgenza per questo intervento da farsi, allora le scrivo.
Si tratta di quest'essenziale: si deve lasciare un po' di terra per... terra. Mi spiego: a lato della mia casa, ad esempio, sul lato destro dove si è restaurato il vecchio muro sotto la Piazzetta, c'è sempre stata, da millenni in qua, della buona terra uomita (= nostrana). Bene, si dovrebbe conservare - nel bel mezzo del cemento e delle post immattonate - almeno un buon cerchio di terra. Come minimo, di un metro di raggio. Della terra battuta a livello della nuova, dura postsuperficie.
Ognuno di noi sa che la terra ha una funzione essenziale nel gioco ‘e du cirillu, fra l'altro. Come giocare allu cirillu o alli strasci se non c'è più un palmo di terra? Non è possibile. Inoltre, come continuare a parlare di radici (anche se non siamo dei vegetali, beninteso), se poi non c'è più la terra? Assolutamente assurdo...
Se è vero che il lavoro nobilità ma dipende... sono personalmente convinto che il gioco, e qui il gioco ‘e du cirillu, nobilita molto di più. (Non vorrei sembrare pedante, ma Eraclito... difenderebbe questa opinione, com’è noto. E perfino Democrito, che se la rideva sempre.)
Mi dispiacerebbe molto se per giocare con le mie trottole (toupies: ho convertito decine di francesi a queste trottole), fossi costretto ad andare a Muccunu (a Cadamu non è più possibile) e, così, percorrere immense distanze. Ho una ricca collezione di trottole, da non confondere con frottole, e vorrei poter continuare ad utilizzarle davanti casa. Abbiamo sempre vissuto con la terra sotto i piedi, sotto il... cirillu: a lato delle nostre porte. I nostri amministratori, gran giocatori di cirillu, nonché di strasci, com’è noto, devono salvare queste poetiche...
Gli anziani hanno i tavoli per la scopa, per la mbrisc’cuda, per il tressette. Bene. Noi rivendichiamo (anche se siamo rimasti in tre o quattro) il diritto a tirare cullu dazzu senza rumpari ‘a perna, la punta.
Ringraziandola per l'accoglienza, faccio i migliori saluti a Lei ed a Confronto.
convinto di fare una minima ma buona azione per la salvaguardia del tradizionale (la parte migliore evidentemente) nella nostra senz’altro simpatica città, le scrivo sui Lavori in corso, a Padia, sicuro che questa breve sarà ben accolta nel suo Mensile. C'è una forte urgenza per questo intervento da farsi, allora le scrivo.
Si tratta di quest'essenziale: si deve lasciare un po' di terra per... terra. Mi spiego: a lato della mia casa, ad esempio, sul lato destro dove si è restaurato il vecchio muro sotto la Piazzetta, c'è sempre stata, da millenni in qua, della buona terra uomita (= nostrana). Bene, si dovrebbe conservare - nel bel mezzo del cemento e delle post immattonate - almeno un buon cerchio di terra. Come minimo, di un metro di raggio. Della terra battuta a livello della nuova, dura postsuperficie.
Ognuno di noi sa che la terra ha una funzione essenziale nel gioco ‘e du cirillu, fra l'altro. Come giocare allu cirillu o alli strasci se non c'è più un palmo di terra? Non è possibile. Inoltre, come continuare a parlare di radici (anche se non siamo dei vegetali, beninteso), se poi non c'è più la terra? Assolutamente assurdo...
Se è vero che il lavoro nobilità ma dipende... sono personalmente convinto che il gioco, e qui il gioco ‘e du cirillu, nobilita molto di più. (Non vorrei sembrare pedante, ma Eraclito... difenderebbe questa opinione, com’è noto. E perfino Democrito, che se la rideva sempre.)
Mi dispiacerebbe molto se per giocare con le mie trottole (toupies: ho convertito decine di francesi a queste trottole), fossi costretto ad andare a Muccunu (a Cadamu non è più possibile) e, così, percorrere immense distanze. Ho una ricca collezione di trottole, da non confondere con frottole, e vorrei poter continuare ad utilizzarle davanti casa. Abbiamo sempre vissuto con la terra sotto i piedi, sotto il... cirillu: a lato delle nostre porte. I nostri amministratori, gran giocatori di cirillu, nonché di strasci, com’è noto, devono salvare queste poetiche...
Gli anziani hanno i tavoli per la scopa, per la mbrisc’cuda, per il tressette. Bene. Noi rivendichiamo (anche se siamo rimasti in tre o quattro) il diritto a tirare cullu dazzu senza rumpari ‘a perna, la punta.
Ringraziandola per l'accoglienza, faccio i migliori saluti a Lei ed a Confronto.
- Luigi Algieri, Parigi 8 febbraio 1995.
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Sono trascorsi quattordici meravigliose annate dalla data qui sopra. Anni fatali... Anni in cui il gioco della trottola, come pure quello degli strasci, hanno subito, come tutto il resto o quasi, grandi Sviluppi municipali. Territorialmente parlando...
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Sono trascorsi quattordici meravigliose annate dalla data qui sopra. Anni fatali... Anni in cui il gioco della trottola, come pure quello degli strasci, hanno subito, come tutto il resto o quasi, grandi Sviluppi municipali. Territorialmente parlando...
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