19 febbraio 2009

SCOMPARE LA TERRA


Caro Direttore,
convinto di fare una minima ma buona azione per la salvaguardia del tradizionale (la parte migliore evidentemente) nella nostra senz’altro simpatica città, le scrivo sui Lavori in corso, a Padia, sicuro che questa breve sarà ben accolta nel suo Mensile. C'è una forte urgenza per questo intervento da farsi, allora le scrivo.
Si tratta di quest'essenziale: si deve lasciare un po' di terra per... terra. Mi spiego: a lato della mia casa, ad esempio, sul lato destro dove si è restaurato il vecchio muro sotto la Piazzetta, c'è sempre stata, da millenni in qua, della buona terra uomita (= nostrana). Bene, si dovrebbe conservare - nel bel mezzo del cemento e delle post immattonate - almeno un buon cerchio di terra. Come minimo, di un metro di raggio. Della terra battuta a livello della nuova, dura postsuperficie.
Ognuno di noi sa che la terra ha una funzione essenziale nel gioco ‘e du cirillu, fra l'altro. Come giocare allu cirillu o alli strasci se non c'è più un palmo di terra? Non è possibile. Inoltre, come continuare a parlare di radici (anche se non siamo dei vegetali, beninteso), se poi non c'è più la terra? Assolutamente assurdo...
Se è vero che il lavoro nobilità ma dipende... sono personalmente convinto che il gioco, e qui il gioco ‘e du cirillu, nobilita molto di più. (Non vorrei sembrare pedante, ma Eraclito... difenderebbe questa opinione, com’è noto. E perfino Democrito, che se la rideva sempre.)
Mi dispiacerebbe molto se per giocare con le mie trottole (toupies: ho convertito decine di francesi a queste trottole), fossi costretto ad andare a Muccunu (a Cadamu non è più possibile) e, così, percorrere immense distanze. Ho una ricca collezione di trottole, da non confondere con frottole, e vorrei poter continuare ad utilizzarle davanti casa. Abbiamo sempre vissuto con la terra sotto i piedi, sotto il... cirillu: a lato delle nostre porte. I nostri amministratori, gran giocatori di cirillu, nonché di strasci, com’è noto, devono salvare queste poetiche...
Gli anziani hanno i tavoli per la scopa, per la mbrisc’cuda, per il tressette. Bene. Noi rivendichiamo (anche se siamo rimasti in tre o quattro) il diritto a tirare cullu dazzu senza rumpari ‘a perna, la punta.
Ringraziandola per l'accoglienza, faccio i migliori saluti a Lei ed a Confronto.

- Luigi Algieri, Parigi 8 febbraio 1995.
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Sono trascorsi quattordici meravigliose annate dalla data qui sopra. Anni fatali... Anni in cui il gioco della trottola, come pure quello degli strasci, hanno subito, come tutto il resto o quasi, grandi Sviluppi municipali. Territorialmente parlando...

2 commenti:

me ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
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